Ministro Calenda e caso Embraco: tra fluidità del mercato e diritti fondamentali

Scritto da Vittoria Ziviello Il . Inserito in Il Palazzo

il ministro calenda firma ufficiale la fusione delle camere di commercio

E' ormai da diverse settimane che si sente parlare della vicenda Embraco, l'azienda brasiliana del gruppo Whirlpool, che ha deciso di licenziare 500 dipendenti nel suo stabilimento a Riva di Chieri (provincia di Torino), e di trasferire la produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia.

Il fenomeno della delocalizzazione sta inesorabilmente diventando un atteggiamento sempre più diffuso nelle grandi multinazionali, che decidono di trasferire rami d'azienda in aree dell'Unione Europea dove il costo di produzione è più basso. Ed è proprio questo quanto successo allo stabilimento di Torino, per il quale il 25 Marzo scadranno le procedure di mobilità, e vedrà 500 dei suoi dipendenti perdere il lavoro.

Il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda ha giudicato «totalmente irresponsabile l'atteggiamento della multinazionale, che si è dimostrata chiusa a qualsiasi tipo di trattativa circa la formazione di contratti gestionali- che permetterebbero ai sindacati di ridurre l'orario di lavoro, o quantomeno di disciplinare la corresponsione delle integrazioni salariali per i lavoratori, in luogo del licenziamento- offrendo, al contrario, di riassumere tutti i lavoratori con contratti a tempo parziale fino al mese di novembre. Si tratta di una proposta inaccettabile per il Governo, in quanto la riassunzione determinerebbe un azzeramento di contributi e anzianità di servizio.

Il 1^ Marzo , il Ministro Calenda e il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni hanno presieduto il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), e -malgrado l'atteggiamento titubante della commissaria europea della concorrenza Margrethe Vestager rispetto alla possibilità di concedere all'Italia un "fondo contro le delocalizzazioni"- si è stabilito di assegnare 4,6 miliardi di euro al Fondo per lo sviluppo e la coesione, proprio con l'intento di costruire uno strumento "ad hoc" per contrastare i casi come quello della Embraco.

Anche il Presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, si è riproposto di non deresponsabilizzare la dimensione europea rispetto al "caso" Embraco, ribadendo che tra gli obiettivi primari dell'Unione c'è anche quello di eliminare il cd."dumping sociale", il quale rischia di costituire un importante ostacolo all'armonizzazione della rete industriale europea.

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