Giovani ed impresa: le nuove sfide dei giovani imprenditori napoletani. L’intervista a Ruben Santopietro

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Succede a Napoli

visit naples

In un momento difficile per l’economia italiana, in balia del pessimismo e delle enormi difficoltà di innescare una spirale positiva nella crescita economica, la voglia di dire basta e ricominciare altrove è il sentimento dominante nei giovani, soprattutto al sud.
L’impresa nel mezzogiorno d’Italia, andrebbe resa strutturale al territorio. Un imprenditore che decide di fare impresa al sud , opera tra mille difficoltà, in un sistema che restringe lo spazio di autonomia economica che, per sua natura, dovrebbe essere libera e scevra da condizionamenti esterni che non siano strettamente correlati alla propria attività di impresa, questo vuol dire limitare l’economia, limitare l’impresa e assoggettare un territorio. In tutto questo quadro sarebbe necessario attuare programmi di investimento per il Mezzogiorno, mirati e costruiti su misura per il territorio cui sono destinati.

Un primo intervento per avviare la crescita economica e occupazionale del Mezzogiorno è rappresentato dal programma “RESTO AL SUD” fortemente voluto dal governo Gentiloni. Si tratta di un incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali da parte dei giovani tra i 18 e i 35 anni residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. I giovani non devono avere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, non devono essere titolari di altre imprese attive, non devono aver beneficiato di altre agevolazioni negli ultimi tre anni. Tuttavia, anche in un paese come il nostro, oggettivamente più difficile di altri, con l’impegno e la passione possono nascere e svilupparsi realtà imprenditoriali molto interessanti.

A partire dal numero di questa settimana “QdN”intervisterà una serie di giovani imprenditori napoletani che hanno scelto di svolgere la propria attività economica a Napoli, per capire quali sono le difficoltà che incontrano quotidianamente. Questa settimana abbiamo incontrato Ruben Santopietro Specializzato in dinamiche di influenza online, attualmente ricopre il ruolo di Co-Fondatore/Ad di Marketing Italia, startup che opera nel settore turistico attraverso i progetti di rebranding territoriale: Visit Italy, Visit Naples ed i "Visit" delle principali città italiane. Con il suo team ha realizzato una community online di oltre 1/2 milione di persone nel mondo, 183 milioni di views in due anni per i contenuti video, dieci università in Europa che hanno scelto di inserire la loro “case history” nei loro programma di studi .

Che cosa è visit Naples?
Visit Naples è il progetto pilota di Marketing Italia Srl, quello sul quale abbiamo strutturato il sistema, prima di esportarlo in altre 10 città italiane. I visit si occupano del potenziamento dell’immagine turistica e territoriale delle città in ambito internazionale, della valorizzazione del brand, della promozione e del posizionamento delle città tra le mete turistiche più importanti al mondo.

Come è nata questa idea?
E’ nata dall’incontro con il mio socio ed amico Paolo Landi, un grande professionista a livello nazionale in comunicazione offline. Il nostro obiettivo è quello di ispirare ed informare i visitatori su tutto ciò che le città italiane hanno da offrire, far si che il numero di visitatori sia sempre maggiore, valorizzare le eccellenze del territorio e supportare le attività commerciali locali.

Perché hai deciso di creare la tua impresa a Napoli?
Grazie della domanda Elisabetta, la risposta è contenuta proprio al suo interno. In un momento storico in cui l’automazione sta sostituendo l’intervento umano in tutti i settori, solo la creatività può permette all’uomo di restare competitivo sul mercato e Napoli è una tra le città più creative al mondo.

Quali sono le difficoltà che incontra un giovane imprenditore che decide di investire a Napoli?
Le difficoltà che incontra un giovane imprenditore a Napoli, sono più o meno quelle che incontrerebbe in qualunque città italiana. Il sistema italiano non incentiva in alcun modo l’imprenditoria, anzi in molti casi la ostacola. E’ un pensiero comune che la soluzione sia mettere in campo fondi, bandi, finanziamenti, quando basterebbe snellire il sistema e permettere ad un giovane di fondare un azienda anche senza capitale, come avviene in molte nazioni europee.

Secondo te, quali sono i provvedimenti che il governo dovrebbe adottare per facilitare lo sviluppo di nuove imprese al sud Italia?
Sto seguendo queste elezioni politiche con attenzione e la parola più utilizzata è nuovi posti di lavoro, uno slogan che ha 50 anni di storia, in un’epoca in cui il mercato del lavoro è stato completamente stravolto dalla tecnologia. Oggi è diventato impossibile pensare alla creazione di nuovi posti di lavoro da parte della classe politica, se non si pensa prima a come snellire la burocrazia italiana, a come diminuire la pressione fiscale per chi fa impresa ed a come a riformare il programma scolastico inserendo alla base materie come comunicazione, marketing, economia e gestione delle imprese. Ci troviamo nella terza rivoluzione industriale e probabilmente tra 10 anni saremo tutti imprenditori, anche chi non ci avrebbe mai pensato, anche chi da solo.

Quali sono le differenze rispetto agli altri Paesi? E quali i modelli di imprenditoria più virtuosi da importare in Italia?
Per aprire un azienda in Inghilterra occorrono 3 ore e 59£, non occorre registrarsi come imprenditore autonomo, non occorre rivolgersi ad un notaio, non bisogna pagare alcuna tassa per i primi 21 mesi dall’avvio, non occorre fare dichiarazione dei redditi trimestrali, la sede fisica per il primo anno non è necessaria, ricevi un dominio gratuito co.uk, un buono regalo da google adwords di 40£, un buono dalla banca di 50£ in modo da recuperare immediatamente i soldi investiti per la fondazione e potrei continuare con tutto quello che invece occorre qui, ma mi limito ad un confronto finale: in Inghilterra chi fa impresa è tassato al 20% dopo i primi 2 anni, in Italia al 64,8% da subito. Qui giochiamo con le stesse regole dei mercati mondiali, ma in modalità hard.

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