Gianluca Daniele: "E' arrivato il momento di accelerare i tempi di bonifica e iniziare con la realizzazione dei progetti"

Scritto da Andrea Esposito Il . Inserito in Succede a Napoli

daniele gianluca

Torna su QdN il filone di inchieste che tendono a capire che cosa si può fare per sbloccare il futuro di Bagnoli. Ospite di questa settimana è Gianluca Daniele.

Dal 1993 ad oggi le bonifiche e i vari piani di rilancio non sono mai stati attuati, secondo lei a cosa si deve questa difficoltà?
“In una vicenda così lunga e complessa è difficile attribuire colpe specifiche. Quel che è certo è che le classi dirigenti napoletane e nazionali tutte, non solo quelle politiche ma anche le rappresentanze sociali, le imprese, lo stesso sistema dei media, non sono state in grado di portare avanti e accompagnare in maniera unitaria un progetto di rilancio dell’area che avrebbe potuto diventare un fiore all’occhiello dell’Italia, come lo è stata per la Germania la trasformazione dell’inquinatissima Ruhr in un centro di cultura e creatività. Il ruolo della Lega Nord nei governi Berlusconi ha condizionato molto il disinteresse verso questo progetto da parte delle amministrazioni centrali, ma anche sotto i governi di centrosinistra non si è registrato, se non in pochi casi, un grande attivismo per la soluzione del problema. In particolare, ho ritenuto davvero sbagliate le contrapposizioni che, in alcuni momenti, si sono venute a creare tra istituzioni locali e nazionali, che hanno messo interessi di parte avanti a quelli dei cittadini e della città”.

Cosa ha portato, secondo lei, a questa situazione di dialogo sancita dal patto del 2017 tra Governo-Regione-Comune?
“Probabilmente, la consapevolezza che le divisioni non portavano da nessuna parte. Per la riconversione di un’area così grande e importante, nessuno può ritenersi autosufficiente: serve il supporto progettuale e finanziario del governo nazionale, serve una copertura dei progetti anche con fondi europei, serve l’apporto determinante, in tal senso, della Regione Campania, così come non può essere ritenuta secondaria la voce del Comune, che non può vedersi scavalcato dalle scelte, perché una comunità deve poter anche contare in decisioni così importanti per il futuro del suo territorio e del suo tessuto socio-economico. Essersi seduti ad un tavolo ed aver fatto quadrare questi legittimi interessi è stato il primo, significativo, passo per la soluzione del problema. Un’intesa che ha portato alla recentissima chiusura della procedura d’infrazione su Bagnoli dell’Ue nei confronti dell’Italia: un incoraggiamento non da poco. Un incoraggiamento che va, però, colto al volo perché sono ancora troppi i ritardi: è arrivato il momento di accelerare, sia sulla bonifica che sulla realizzazione dei progetti”.

Dopo l’intesa della scorsa estate, Bagnoli può tornare ad essere un polo lavorativo?
“Io penso che debba tornare ad essere un polo lavorativo. Ovviamente, non possiamo pensare, oggi, di insediare, dopo la bonifica, industrie pesanti nell’area. Serve un mix di impresa turistico-ricettiva e congressuale, anche legata all’intrattenimento e alla cultura, con attività di tipo innovativo: penso ad un’industria leggera legata alle biotecnologie, alla ricerca, ai nuovi materiali. Insomma, una progettualità che guardi al futuro e dia all’area una nuova identità e non ad un contenitore di cose vecchie, messe alla rinfusa. Serve una strategia industriale che va concordata nel confronto tra istituzioni e parti sociali”.

La riqualificazione di questa area immensa può avere anche una valenza sociale?
“Certo. La chiusura degli insediamenti industriali, in primis dell’Italsider, ha portato ad una perdita progressiva d’identità del quartiere, che è diventato sempre più un dormitorio, un posto di passaggio, con una funzione economica sempre meno rilevante. Una perdita d’identità che si è poi tradotta anche in degrado sociale. Una ripresa economica, basata su scelte ragionate, non potrà che ridare un ruolo ai cittadini di quell’area, rafforzando il senso di comunità”.

Quartieri come Bagnoli e Fuorigrotta dopo anni di “depressione lavorativa” possono tornare a sperare in un lavoro?
“Ripeto: giusta la strada intrapresa della collaborazione istituzionale. Solo con il dialogo, anche coinvolgendo la cittadinanza nelle scelte, è possibile trovare soluzioni che reggano nel tempo portando ad un rilancio economico dell’area, con conseguente crescita dell’occupazione”.

Come si esce da questa situazione?
“Passando dalle conferenze stampa, ai fatti. L’intesa istituzionale sembra reggere, le principali cose da fare si sanno da tempo: è ora di mettersi al lavoro e realizzare, innanzitutto la bonifica, ma non solo. I napoletani attendono la nuova Bagnoli da decenni, sarebbe un crimine un’ulteriore perdita di tempo”

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