Quattro chiacchiere con Salvatore Prinzi: come si è formato “Potere al Popolo!”, perché è nato e quali sono i suoi obbiettivi

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Vac 'e Press

salvatore prinzi soddisfatto potere al popolo

Negli ultimi mesi si è affacciato sullo scenario politico italiano un nuovo movimento: “Potere al Popolo!”. Il sogno comune di migliorare la realtà in cui viviamo, il desiderio di ritrovare fiducia in un Paese sfasciato dalle incomprensioni politiche, ha permesso che i ragazzi dell’Ex Opg – Je so’ Pazzo di Materdei avessero la possibilità di creare qualcosa di nuovo. Vediamo, insieme a Salvatore Prinzi, come e quali i progetti per il futuro, sia sul territorio napoletano che non.

Come nasce l’idea di “Potere al Popolo!”? In soli cinque mesi molte sono state le adesioni al vostro movimento con una partecipazione attiva, soprattutto sul territorio napoletano. Come pensate di muovervi sul territorio regionale e nazionale?
L’idea nasce dal bisogno di voler far sentire una voce diversa. Ci siamo trovati, novembre scorso, a contemplare il panorama politico ed abbiamo notato l’assenza di partiti che potessero incarnare realmente le esigenze delle classi popolari di questo Paese. Avevamo voglia di diversità, di alternativa, di rottura. Pensiamo che ci sia bisogno di ricostruire dei percorsi dal basso di partecipazione politica, di reale alternativa alle politiche economiche di sfruttamento sul posto di lavoro, di redistribuzione della ricchezza, di ribaltamento dei rapporti di forza tra chi oggi viene sfruttato e chi, invece, anche con la crisi ha fatto tanti profitti. Bisogna cercare di disegnare una società più giusta. Noi siamo partiti da questa constatazione e abbiamo creato un movimento popolare che si è sviluppato in maniera rapidissima con le assemblee partecipate dal basso e le relative candidature, che ha ottenuto un risultato che a noi sembra ottimo. La nostra è l’Italia di chi si ribella e alza la testa. La nostra idea è quella di muoverci su diversi livelli, il primo è il mutualismo. Pensiamo che la sinistra possa ricominciare soltanto se è effettivamente utile alle classi popolari. Mutualismo e solidarietà per noi vuol dire fare delle cose concrete che risolvano i bisogni delle persone per fare in modo che si possano iniziare a risolvere questi bisogni anche senza andare nel governo od essere nelle istituzioni. Poi chiaramente c’è il sostegno alle lotte che possono avere un connotato ambientale di difesa del territorio piuttosto che di difesa immediata del posto del lavoro. Ecco noi siamo già in tante di quelle lotte, le vogliamo coordinare e dar loro una visibilità nazionale perché se ne parla poco. Spesso si dipinge il mondo del lavoro come un mondo di frustrazione quando in realtà è anche un mondo di resistenza e di valori umani che vanno valorizzati e mostrati. “Potere al Popolo!” indica esattamente questo modo di riappropriarsi e di poter decidere. Adesso non decidiamo niente, invece democrazia vuol dire alla lettera “potere al popolo” e noi vogliamo riprenderci questa possibilità.

L’erigervi come “paladini” del popolo e in particolare delle minoranze e delle diversità in un Paese come l’Italia, ricco di pregiudizi, comporterà un lavoro duro e non privo di ostacoli. In che modo si possono ridurre e abbattere queste barriere?
Sappiamo che sarà un lavoro molto duro. Bisogna partire dalle macerie e ricostruire tutto. È come se ci fosse stata una guerra, la crisi è stata la guerra che ha posto tutti contro tutti, di cui la pace non è stata ancora stipulata. Il nostro lavoro consiste nel costruire delle strade, delle percorribilità, mentre tutt’intorno la guerra continua. Il movimento di “Potere al Popolo!” è costituito da giovani, da precari, disoccupati, lavoratori con contratti a termine: per questo continuiamo a lottare nel privato e allo stesso tempo cerchiamo di costruire. Riuscire a parlare alle persone di problemi comuni, reali, riesce ad abbattere tutte le barriere e spesso anche quella diffidenza che aveva allontanato le persone dalla dimensione politica. Si sperimenta una dimensione affettiva, cognitiva. Tanti sono gli esempi, come la raccolta di abiti per i senzatetto, oppure gli interventi sui fenomeni migratori, di esperienze vissute all’Ex Opg che hanno eliso tutti i pregiudizi e la diffidenza, cambiando anche il modo di pensare, sbagliato, inculcato tante volte dalla televisione. Già lì si iniziava a parlare, immaginando una società diversa in cui le persone potessero comunicare in maniera orizzontale ed essere effettivamente uguali. Noi crediamo che questa sia la strada da perseguire, anche se i risultati si vedranno a lungo termine per via della difficile condizione materiale e spirituale del nostro Paese.

Attualmente la maggior parte degli aderenti al vostro movimento comprende tanti ragazzi preparati che hanno riscontrato difficoltà nell’inserimento nel mercato del lavoro, e non solo. Il sogno comune è quello di cambiare l’attuale realtà, di migliorarla, così come si impegnano i ragazzi dell’Ex Opg – Je so’ Pazzo di Materdei. Potrebbe spiegare a chi non conosce in cosa consiste?
Per noi è centrale nell’agire politico riuscire a ricreare comunità. Quello che oggi fa questo modo di produzione economico è esattamente quello di dividerci, di metterci in competizione, di scomporci, di scinderci anche al nostro interno e di farci provare panico, ansia da prestazione, una continua tensione verso dei modelli verso i quali dovremmo essere adeguati anche se sentiamo di non poterlo essere. Noi invece pensiamo che quando si inizia a lavorare assieme e a relazionarsi in una maniera differente si ricrea un sentimento di comunità ed è importante, perché sono queste comunità che iniziando a parlare e decidendo producono effettivamente democrazia, il resto non è democrazia, ma plebiscitarismo. L’Ex – Opg nasce proprio da questo tipo di volontà di ricostruire comunità e si distingue da subito dai classici centri sociali, prettamente giovanile e connotato da un antagonismo perché comunque c’è. Noi stessi siamo antagonisti a tante logiche terribili che animano questa società come il profitto, la camorra, la mafia, la speculazione, la droga, l’invito ad abbandonarti e a rassegnarti. Noi siamo antagonisti a tutto questo, ma siamo anche costruttori di una casa del popolo dove chiunque può venire, proporre attività, partecipare e mettere in campo progetti. Noi abbiamo iniziato il 2 marzo 2015. La nostra è stata una storia molto travagliata perché le istituzioni, in particolar modo le forze repressive, hanno cercato di sgomberarci, ma noi abbiamo resistito e abbiamo subito avviato attività con il quartiere. Abbiamo riaperto questo enorme ospedale psichiatrico giudiziario che era stato abbandonato nel 2008 e che versava in condizioni pietose perché era stato completamente saccheggiato e distrutto. Abbiamo cercato di riqualificarlo per metterlo a disposizione della cittadinanza. Ci sono delle assemblee di gestione aperte a proporre attività o a partecipare a queste attività che sono innumerevoli: abbiamo un campo di intervento sullo sport popolare per cui abbiam creato una palestra dove ci sono tantissimi corsi di tipo diverso, ovviamente tutti gratuiti, una parete di arrampicata indoor (l’unica a Napoli) poi c’è il teatro con corsi di teatro e un cartellone teatrale di tutto rispetto, c’è il doposcuola che lavora molto per i bambini del quartiere e che non possono permettersi spesso un aiuto supplementare dopo la scuola e che la scuola non riesce perfettamente a includere. C’è la rete di solidarietà popolare che rappresenta il campo di lotta alla povertà per cui facciamo raccolta di abiti per i senzatetto, distribuzione dei pasti; abbiamo un ambulatorio che funziona benissimo che ha creato una rete di oltre una ventina fra medici, infermieri e specialisti che riesce a curare le persone che altrimenti non potrebbero accedere alle cure e che è anche collegato a una farmacia popolare. Infine ci sono due campi di intervento a noi molto cari. Il primo è quello sui migranti: abbiamo una scuola di italiano per riuscire a favorire l’integrazione, ma poi soprattutto lo sportello legale per i migranti che sono veramente vittime di abusi di tutti i tipi.

Molti di questi centri accoglienza sono in mano alla camorra che si arricchisce sia sulla pelle dei migranti, sia sui soldi pubblici che vengono stanziati. L’ultimo intervento è quello della camera popolare del lavoro, ovvero sportello legale gratuito, e assemblea dei lavoratori che si organizzano per difendere i loro diritti con e oltre il sindacato, laddove il sindacato non esiste e su questo abbiamo lanciato un importante campagna contro il lavoro nero. Un bel meccanismo di solidarietà.

Il collettivo prevede un apporto totalmente gratuito da parte dei ragazzi o sono previsti dei rimborsi, ad esempio per chi si occupa delle pratiche burocratiche?
SI, SI tutte le attività che noi facciamo sono gratuite per chi viene, sono ovviamente gratuite anche per chi le eroga innanzitutto perché altrimenti non riusciremmo a mantenerci se dovessimo pagare tutti gli istruttori, volontari che fanno attività, sarebbe impensabile. Non è per donare in qualche modo gratuitamente, non semplicemente per fare la carità o per fare l’elemosina del proprio tempo e sentirsi meglio, lavandosi in questa maniera un po' la coscienza. Siamo convinti dell’ideale politico che sta alla base del progetto, cioè siamo convinti che in una società o ci si aiuta a vicenda e si sta bene tutti oppure non si potrà mai essere felici da soli. Ci sarà sempre, purtroppo, del danno anche al singolo individuo se la società non è collettivamente e armoniosamente sviluppata. Si, sono tutti volontari a titolo gratuito.

Nel programma di “Potere al Popolo!” presentato per le elezioni dello scorso 4 marzo sono stati toccati alcuni punti di attuale rilevanza, in primis la resa pubblica dell’istruzione, compreso le Università. A tal riguardo cosa ne pensa in merito al malumore che ha scaturito l’aumento delle tasse universitarie?
Rispetto alle tasse universitarie stiamo seguendo la questione con il collettivo autorganizzato universitario che è uno dei diversi collettivi che anima il progetto dell’Ex – Opg occupato Je so’ Pazzo e ovviamente anche di potere al popolo. Questo collettivo universitario è organizzato da una trentina di ragazzi provenienti da diverse facoltà per cui siamo molto attivi in questa lotta e appoggiamo il malumore che giustamente gli studenti hanno provato difronte a questo minaccioso aumento e siamo cercando di intervenire. La nostra idea dell’istruzione è chiaramente quella di una istruzione pubblica di massa, ma anche di qualità e, soprattutto, a livello della scuola innanzitutto con il rifiuto della buona scuola di Renzi che di fatto ha creato una scuola sempre più asservita a dei parametri puramente nozionistici, come quello dei testi invalsi. Non ti insegnano più a pensare, ragionare, ma devi semplicemente poter compiere da esecutore. Ci sembra assurdo che, con la ricchezza culturale che abbiamo al sud, con le intelligenze che abbiamo e la gioventù, dobbiamo rinunciare a tutto questo, anche alla possibilità di formarci, perché non esiste una politica universitaria in grado di valorizzare queste intelligenza attraverso borse di studio per esempio, attraverso la possibilità di accedere a dei laboratori. Non è vero che i soldi per fare queste cose non ci sono perché nel nord Italia spesso ci sono o in altri paesi d’Europa anche meno ricchi dell’Italia, che è un paese ricco, non si riescono a fare. Vuol dir che ci sono sprechi, vuol dire che c’è una cattiva gestione delle risorse, vuol dire che il sistema non viene finanziato tanto quanto basta per investire in altro. Noi ricordiamo spesso che appunto si spendono miliardi, quasi il 2% di Pil per spese militari. Ecco, noi vogliamo che le priorità politiche di finanziamento del nostro governo cambino. “Potere al Popolo!” si batta perché ci siano meno armi e più ricerca, meno regali alle imprese e più soldi nelle tasche dei lavoratori che potrebbero così mandare i loro figli a studiare e toglierli dalla strada e garantirgli un orizzonte migliore. Siamo nel 2018, il tempo delle caverne e dei bastoni dovrebbe esser finito da un po’.

Per quanto riguarda l’ambito lavorativo, invece, e la proposta di abrogazione della legge Fornero insieme al Jobs Act, per cui privatizzazione e perdita dei diritti per i lavoratori sono diventati all’ordine del giorno, nulla da ridire. Lo scontento popolare è diffuso. Cosa ne pensa in merito alla triste vicenda dell’Auchan di via Argine? Ai dipendenti è stato comunicato, senza preavviso, che a breve il 50% di questi sarà disoccupato.
Stiamo seguendo la vicenda con la camera popolare del lavoro. Siamo andati lì a portare solidarietà ai 156 dipendenti che rischiano il licenziamento. In realtà con l’indotto sono addirittura di più, sono circa 200. Ci hanno colpito molto le loro parole perché sono cose che abbiamo visto spesso durante gli anni. La sorpresa di non aspettarsi di dover da un momento all’altro ricevere questo licenziamento, questo fa capire a che punto è arrivata in questo paese l’arroganza padronale e ti fa anche capire perché noi a novembre, anche se non avevamo mezzi e risorse abbiamo, deciso di lanciare comunque questo progetto di “Potere al Popolo!” perché è incredibile come un’azienda ti possa mandare il giorno di pasqua gli auguri per sms e il giorno dopo comunicarti il licenziamento nemmeno in una maniera formale, ma in una maniera poco chiara, senza farti capire in mano a chi andrai, se la cessione di un ramo di azienda farà sì che andrai in mano a qualcuno che garantirà i tuoi diritti o lasciarti in una condizione continua di precarietà e di incertezza. Sulla precarietà e incertezza non si fondano né vite stabili né società stabili, si produce invece schizofrenia, dissociazione, rabbia. Si produce malessere. Ecco noi pensiamo che questa lotta vada portata avanti fino in fondo, che ci voglia un interessamento delle istituzioni che non sia solo di facciata. Abbiamo visto che il comune e la regione hanno dato solidarietà, ma ci vuole un impegno più forte. Nel programma, nell’idea di “Potere al Popolo!” c’è anche l’idea che, se tu vieni su un territorio, fai profitto, prendi i soldi anche dallo Stato, anche soltanto nella forma di sgravi, poi devi avere una responsabilità verso quel territorio. Se tu non ce l’hai, la tua proprietà deve andare nelle mani della collettività, perché se tu non sei in grado di fare impresa o la vuoi fare da qualche altra parte vai da qualche altra parte ma lasciaci i ben che tu hai prodotto con la nostra fatica e sfruttamento qui.

Alla luce di quanto detto, quali sono i programmi che avete per il futuro? Quali gli obiettivi che vorreste raggiungere?
Il nostro obiettivo in questo momento è semplice: vogliamo far diventare “Potere al Popolo!” uno strumento nelle mani degli sfruttati, delle classi popolari di questo Paese, di quelli che ne hanno bisogno perché tutte queste persone sono la maggioranza che oggi non partecipa o partecipa soltanto nella forma della protesta. Noi invece vogliamo costruire un progetto di vita, lo vogliamo fare attraverso il mutualismo, l’apertura delle case del popolo, ne apriremo una per ogni provincia nel giro di quest’anno. Lo possiamo fare attraverso il sostegno alle lotte, alle classi di resistenza, strappando vittorie sui posti di lavoro che permettano di mantenere ancora buone le nostre condizioni di lavoro, stimolando progetti di edilizia popolare, esercitando il controllo popolare sulle amministrazioni pubbliche. Questo è quello che vogliamo fare nell’immediato, evitare che gli speculatori pesino nelle scelte delle amministrazioni pubbliche e noi siamo sicuri che estendendo questo lavoro sul territorio nazionale, estendendolo comune per comune in maniera capillare e dando a tutto questo lavoro molecolare una ricaduta nazionale, una voce, una bandiera, tutta questa attività possa anche nel giro di breve tempo iniziare a trasformare questo Paese. Probabilmente questo poi produrrà anche una precipitazione di carattere elettorale, cioè riusciremo a passare da questo 1,2 che abbiamo ottenuto nel primo tentativo a dei risultati più forti che faranno arrivare questa nostra voce più lontano. Noi indietro non possiamo tornare a fare politica in maniera separata dal collettivo, non possiamo tornare perché da soli ognuno di noi è troppo debole, invece tutti insieme possiamo essere tutto!

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