Napollywood: la città privilegiato set cinematografico

Scritto da Vitaliano Corbi Il . Inserito in Cinema & TV

napoli velata

Napoli è la città narrata per eccellenza. Raccontata spesso in maniera fantasiosa, mostrata dai media attraverso specifici filtri, mirati a rafforzare topoi risaputissimi: primi fra tutti quelli dell’arretratezza, della sporcizia, della criminalità.

Non risulta assurdo se alla notizia degli otto David di Donatello, consegnati il 21 marzo di quest’anno alle produzioni napoletane, e alla vista di giornali che si riempiono di aggettivi positivi o di elogi dedicati a un luogo storicamente martoriato, si sprigioni, un po’ ovunque, un urlo di autentica gioia.

Ma il successo indiscusso ai David di Napoli, non è l’unico sintomo di una riformulazione della propria immagine e di un scalata che possa permettere la fuga dalla rete, all’apparenza inestricabile, di luoghi comuni che la avvolge.

A costruire una nuova identità della città ci pensa anche il regista Francesco Prisco, con “Bob and Marys”, film uscito nelle sale il cinque aprile, che tratta argomenti delicati e ostici, come anche la camorra, con il convinto obiettivo di allontanarsi nettamente dal “gomorrismo” dilagante che non sembra arrestarsi in alcun modo; tant’è vero che dal 9 aprile il centro storico, Rione Sanità, Ponticelli e Scampia, sono stati invasi dai ciak della quarta stagione di “Gomorra-La serie”.

Il capoluogo campano guarda quindi al futuro, nella speranza di porsi come possibile e credibile capitale dell’industria culturale, e lo fa anche con il via alle riprese della serie tv “L’amica Geniale” diretta da Saverio Costanzo, tratta dal bestseller della scrittrice Elena Ferrante. Caserta viene così trasformata in studios cinematografici, proprio come la Galleria Principe di Napoli e la facoltà di architettura.

Nell’entusiasmo generale, c’è spazio anche per la polemica di Renato Carpentieri, che si è aggiudicato la statuetta come migliore attore ai David di Donatello: “Alla politica il cinema piace solo quando vince”.

Una dichiarazione che ha le sue ragioni, soprattutto se si analizza quel compito esasperato attribuito all’arte negli anni Novanta, a Napoli, di esaltare la politica e il potere delle burocrazie che la promuovevano, attraverso le iniziative di “Napoli Museo Aperto”, le installazioni d’arte a Piazza del Plebiscito, la metropolitana dell’arte, che ad ogni modo proiettarono poi nel Duemila l’incredibile creatività culturale della città.

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