Il ”populismo” primigenio di Renzi

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in Il Palazzo

renzi triste 840266

La linea “penitenziale” che percorre la dirigenza PD alla ricerca delle ragioni della sconfitta insiste molto sul fatto che avremmo perso il rapporto col ‘territorio’ e trascurato l’importanza dei circoli. Si dà il caso che le elezioni le abbia vinte un movimento (partito) che non ha strutture sul territorio.
Qualcuno di voi conosce un ‘circolo’ 5stelle ? Con candidati perfetti sconosciuti e senza legami col mitico territorio di cui gli elettori conoscevano solo il nome e non l’aspetto fisico né gli eventuali meriti. Hanno eletto perfino una tipa che cura il cancro e l’AIDS con la meditazione (!?). Perciò questo è un elemento importante della crisi ma non è quello decisivo. Quando le correnti profonde del sentire collettivo, delle convinzioni di massa cambiano così vistosamente di direzione, vuol dire che le coordinate del sistema sono cambiate. Le èlites dirigenziali perdono prestigio, anzi diventano l’obiettivo di un ripudio totale. Non è questione di tecnica organizzativa dunque.

É vero che Grillo coi suoi “Vaffa Days” ha dato voce a questa rivolta ma anche Renzi ha fatto la sua parte quando ha teorizzato il rapporto diretto fra il leader e le masse, la “disintermediazione” che i suoi corifei , i suoi ‘comunicatori’ difendevano come il massimo della democrazia reale. Di qui l’attacco ai corpi intermedi che costituivano l’ossatura organizzata del consenso intorno al PD: la CGIL, l’ANPI, l’ARCI. Gli schiaffi ai sindacati mai consultati mentre c’era un canale permanente di consultazione con Confindustria e organizzazioni simili, gabellando ciò per modernità. Emblematico fu il caso della conferenza sul Mezzogiorno organizzata alla Mostra d’Oltremare dalla Regione Campania . In essa parlarono solo e soltanto Confidustria e Confitarma, a parte gli interventi di tecnici di settore. Errore gravissimo. Il partito della Nazione fu il tentativo di dare una formulazione politica a tali impostazioni.Una formulazione equivoca che avrebbe dovuto dare forma politica alla rappresentanza della ‘gente’. Renzi, in quelle occasioni, diede le prime dimostrazioni di essere un ‘leader’ velleitario e senza capacità elaborative, con un “carisma” adatto a persone di bocca buona. Le sue impostazioni non potevano che portare alla sconfitta visto che si muovevano nel ‘frame’ culturale del grillismo. Se parli la lingua dell’avversario hai perso.

La risposta sbagliata ad un problema reale: adattare linea e struttura del PD e della sinistra alla modernità ed alle mutazioni frutto della globalizzazione, alle questioni del ‘nuovo’ lavoro in cui la fine del lavoro a tempo indeterminato, del posto fisso già individuata da Trentin come conseguenza della fine del “taylorismo” (Il coraggio dell’utopia ,pag 16.Rizzoli1994) è il punto centrale di un lavoro nuovo e diverso in cui la questione urgente sono le garanzie di continuità da garantire ai giovani nel passaggio da un lavoro all’altro tagliando alla radice il cancro della precarietà. I successi iniziali di Renzi furono la “rottamazione” brutale della vecchia dirigenza e la costruzione, attraverso le ‘Leopolde’, dal finanziamento misterioso di una linea politica francamente discutibile. I suoi ‘attachès’ andarono lì a sostenere che il sindacato in quanto tale non aveva più significato perché era un ‘residuo’ dell’800(Lotti) e consentendo ad un agente di borsa londinese di sostenere l’illiceità del diritto di sciopero.

La sua classe dirigente, emersa da quelle assemblee, gridò: “Fuori, fuori!” quando i rappresentanti del vecchio gruppo(sbagliando) si presentarono alla discussione. Da quelle assemblee uscì la linea del partito “liquido” basato sulla rete , sui “circoli informatici” e sulla inutilità dei circoli territoriali. Grillismo puro. Il successo delle Europee drogò l’èlite renziana e lo stesso Renzi perché scatenò una reazione di adorante misticismo verso il ‘Capo’. Chiunque si permettesse di avanzare critiche o perplessità veniva attaccato con ferocia. Citando Bertrand Russel: “Se cercate di persuadere le ‘persone simpatiche’ che un politico del loro partito è un comune mortale esse si ribelleranno con indignazione”.

La mancanza di senso critico e la forte autoreferenzialità fecero commettere a Renzi un errore capitale: la “personalizzazione “ del referendum costituzionale, o con me o contro di me. Qualcuno gli fece notare l’errore ma egli, confortato dall’adorante entusiasmo degli ‘yes men’ del Giglio magico proseguì imperterrito ricavando dalla sconfitta la pretesa, non suffragata da elementi di fatto, che comunque il 40% era suo, impostando su tale convinzione la sua campagna. La ripulsa popolare contro tale protervia ha danneggiato il governo Gentiloni, uno dei governi migliori degli ultimi anni che ha realizzato cose egregie che gli elettori non hanno apprezzato nel giusto modo.

Una grave responsabilità incombe anche sulla minoranza perché mai nessuno si è alzato in direzione per chiedere a Renzi conto e ragione di una strana, inusuale pratica in cui la linea politica del partito ed il suo gruppo dirigente venivano costruiti “ extra ecclesiam”, fuori dagli organismi statutari. Nessuno ha contestato a Renzi l’incongruità , per un segretario di partito, di avere una sua rete ed una sua struttura fuori degli organismi statutari. Errore tuttora persistente perché nessuno si è alzato e chiedere la formalizzazione delle dimissioni di Renzi e la conferma di Martina come segretario pro-tempore e la convocazione immediata di un’assemblea nazionale aperta che confermi Martina e apra un confronto su una linea politica che superi la tendenza centrista di Renzi, né si è alzata una voce che rimandi al mittente la proposta , quasi una beffa, di una Serracchiani alla segreteria del PD. Un’altra sconfitta che ha perso tutti i comuni della sua regione. Non si vede perché premiarla. Non si nascondano dietro la foglia di fico della candidata donna, non basta essere donna per essere un dirigente politico efficiente.

Il PD ritrovi la sua impostazione originaria di sinistra democratica i cui punti fermi sono la lotta per l’eguaglianza, la rimozione degli ostacoli all’affermazione dell’ individuo, il sostegno alle famiglie numerose monoreddito, la lotta alla dispersione scolastica, l’attenzione alle questioni del Mezzogiorno e fondamentale, la lotta alla precarietà, per dare ai giovani un prospettiva di vita. In questo quadro il rapporto col sindacato è essenziale. Saprà la direzione del PD reagire ai ricatti renziani ed imporre una linea nuova? Qui si varrà la tua nobilitate…per dirla con Dante.

Banner AIRC

Iscriviti alla nostra NewsLetter e risparmia subito 5€ sul prossimo acquisto