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Arriva a Napoli una nave carica di mezzi flop e di nuove promesse

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Succede a Napoli

universiadi 2019

Si sta concludendo la tormentata vicenda delle Universiadi in Campania con l'approvazione di un programma di investimenti ridimensionato rispetto a quello originario, con un commissario competente esterno agli equilibri del potere locale, con la partecipazione di Cantone, il presidente dell'Anticorruzione, per la convalida delle procedure d'appalto dei lavori.

Le Universiadi sono state un mezzo flop delle ambizioni originarie nutrite dal presidente della giunta regionale De Luca il quale aveva creato nell'aprile del 2016 un'Agenzia regionale ad hoc con l'ambizione di farne il centro di comando esclusivo dell'operazione, vi aveva collocato alla presidenza l'ex rettore dell'Università di Salerno e poi aveva considerato positivamente l'arrivo come direttore dell'Agenzia di un altro personaggio salernitano, quasi a voler ribadire, con queste decisioni e tante altre consimili, che Salerno è il luogo dove si allevano in Campania personaggi competenti e infaticabili mentre altri centri campani (Napoli, Caserta, Avellino, Benevento) si collocherebbero in seconda o terza posizione come vivai di classe dirigente.

De Luca dando vita all'Agenzia regionale non aveva fatto i conti con i poteri e le responsabilità di altri Enti come il Coni, i quali hanno preteso e imposto la loro presenza non marginale nelle decisioni sulle Universiadi, e ha dovuto ridimensionare le sue originarie aspettative di controllo politico e gestionale dell'operazione. Il programma delle attività necessarie ad ospitare in Campania queste olimpiadi degli atleti universitari (tali sono le Universiadi) è stato alla fine faticosamente messo a punto da un commissario scelto dal governo centrale. Ora il programma parte anche ridimensionato rispetto alle intenzioni iniziali. Ad esempio è ancora incerto l'esito della proposta di ospitare gli atleti su navi ancorate nel porto di Napoli, una previsione per molti aspetti irrealizzabile e se fosse completamente realizzata provocherebbe problemi all'Autorità portuale nei mesi del 2019 d'intenso flusso turistico, di gente, spesso stranieri,  che arrivano e partono da Napoli per motivi indipendenti dalle Universiadi, ad esempio per turismo.

Le perle del governo regionale non finiscono con le Universiadi. C'è un altro episodio che illustra le intenzioni di buon governo (si fa per dire) del presidente De Luca: la questione del pubblico impiego.

Sono mesi che De Luca chiede ai dirigenti del Partito democratico e ai ministri del PD di sostenerlo nella proposta di assumere in una prospettiva di tempo non lungo migliaia, anzi duecento mila nuovi dipendenti nei Comuni e negli altri enti pubblici del Mezzogiorno. La proposta, avanzata l'anno scorso durante un meeting svoltosi a Napoli, ha trovato reazioni caute, in alcuni casi apertamente negative da parte di ministri del governo Gentiloni (ad esempio da Calenda e De Vincenti) e anche da parte di Renzi che sull'argomento è stato tiepido.

Ora De Luca è tornato alla carica in una trasmissione televisiva locale sollevando ancora una volta il caso: gli organici delle amministrazioni pubbliche infatti sono sempre più sfoltiti da pensionamenti e gli impiegati che rimangono in attività, invecchiando sono costretti a rinunciare a incarichi faticosi ottenendo di essere adibiti a lavori leggeri.

Come avviare quindi al lavoro almeno poche decine di migliaia di nuovi dipendenti pubblici nel enti locali? Come ottenere questo risultato quando è noto che i concorsi per svolgersi e concludersi richiedono un tempo che a volte supera uno, due e più anni dalla pubblicazione dei bandi?

De Luca propone di ricorrere a contratti di formazione finanziati con i fondi europei attribuiti alla Campania abbinando, se abbiamo bene inteso, la formazione dei giovani da assumere nelle amministrazioni pubbliche con alcune prime esperienze di lavoro negli enti locali.

La proposta è interessante ma per essere praticabile e credibile agli occhi di un'opinione pubblica sempre più orientata verso l'antipolitica avrebbe bisogno di essere attuata con garanzie e controlli agili quanto volete ma efficaci.

Insomma i politici che governano gli enti locali della Campania potrebbero procedere a riempire i vuoti degli organici con i contratti di formazione-lavoro a condizione di seguire procedure inattaccabili da sospetti di assunzioni clientelari, di portaborse, di amici degli amici, se non dei loro familiari. Se non dimostrano di essere guariti dalle malattie del clientelisno e del familismo che hanno inquinato abbondantemente per anni i nostri enti locali, i nostri sindaci, assessori, consiglieri e presidenti sarebbero travolti dall'indignazione, spesso giustificata, ovvero dal pettegolezzo e dal risentimento dei cittadini, non sempre ben motivati ma facilmente eccitabili alle notizie di presunti abusi.