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Regalare cesto di Natale a Giudice può configurare corruzione in atti giudiziari

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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Alcuni regali di Natale, si sa, possono costare più caro di altri. Tuttavia, a rendere meno ovvio tale enunciato è la sentenza n. 17987 emanata la scorsa settimana dalla Corte di Cassazione, con protagonisti un avvocato ed un Giudice di Pace a Modugno.

Anche il classico cesto natalizio può costituire “inquinamento metodologico” della sentenza emanata dal giudice di prime cure: questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, che ha respinto il ricorso del legale contro la condanna, irrogata nel 2017, dalla Corte di Appello di Lecce per aver fatto confezionare in pescheria – “senza limiti di spesa” – il cadeaux a base di aragoste, caviale, salmone e champagne.

E infatti, dopo aver ricevuto il regalo natalizio il Giudice di Pace di Modugno aveva alterato il sistema di aggiudicazione delle cause, trattenendo per sé sei ricorsi e smistandone altri sei al collega “compiacente” giudice di pace di Corato, “in violazione della precostituzione del giudice naturale”. Non è tutto: il giudice in questione aveva emanato “tempestivamente”, da un lato, i provvedimenti di sospensione della revoca della patente di guida, in modo da far rientrare gli imputati in possesso del titolo abilitativo “pur nel periodo di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza”, e aveva dilatato in maniera ingiustificata, dall’altro, il corso della procedura mediante pretestuosi rinvii “in modo da vanificare la misura disposta dal prefetto e far coincidere la durata del processo di merito con quella della revoca della patente”.

Con riguardo alla “inidoneità” del regalo ad integrare una “retribuzione di natura corruttiva” (poiché riconducibile alle “regalie d’uso di modico valore”) la Cassazione ha affermato che “tali doglianze si rivelano radicalmente in contrasto con quanto congruamente accertato dai giudici di merito relativamente al significativo valore di tale bene alla stregua della indicazione rivolta dall’avvocato titolare della pescheria di comporre il cesto senza limiti di spesa (“tu non ti creare problemi di niente”) ed al commento del Gdp che, sorpreso dall’entità del dono, aveva amichevolmente rimbrottato l’imputato per aver ‘esagerato’, tanto da averlo messo in imbarazzo”.