Le Universiadi in Campania e il debito cosiddetto ingiusto del Comune di Napol

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Vac 'e Press

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Più i giorni passano, più ci avviciniamo pericolosamente all'estate del 2019, quando dovrebbero partire i giochi internazionali degli studenti universitari da tenersi in Campania, le cosiddette Universiadi. Si è trattato di una vicenda tormentata, gestita dalla Regione con incredibile leggerezza.
L'agenzia regionale che avrebbe dovuto organizzare i giochi agendo inizialmente in piena autonomia, ha dovuto cedere il passo alle legittime prerogative di altri Enti, a partire dal Comitato olimpico nazionale italiano, il Coni, e infine per mettere su una struttura legittima, plurirappresentativa, si è dovuto ricorrere ad un Commissario straordinario.

L'ultimo problema organizzativo da risolvere, è la localizzazione del villaggio che ospiterà gran parte degli atleti partecipanti alle gare delle Olimpiadi. Si è scelta la Mostra d'Oltremare dove saranno costruite quasi 2.500 casette. Lasciando da parte le polemiche che questa localizzazione si porta dietro (le costruzioni sono coerenti con la vocazione della Mostra, con la sua destinazione di Ente destinato fin dagli anni '40 del secolo scorso ad ospitare le produzioni italiane nelle nostre ex colonie africane e in seguito le nostre imprese esportatrici nel mondo? Gli spazi verdi ricostruiti e attrezzati anche di recente saranno salvaguardati dall'impatto ambientale di alcune migliaia di atleti e accompagnatori da ospitare alla Mostra?), i maggiori interrogativi riguardano l'uso futuro delle strutture d'accoglienza degli atleti, delle casette, una volta concluse le Universiadi.

A Napoli vige da tempo la regola che tutto ciò che si costruisce come provvisorio, è destinato a diventare definitivo quasi per una caratteristrica genetica delle nostre amministrazioni pubbliche. Un'altra regola permanente della nostra storia collettiva è l'assalto degli irregolari capaci di subentrare ai cittadini che sono i destinatari in piena regola di immobili loro assegnati una volta approvate le graduatorie degli enti pubblici.

Le ultime vicende che testimoniano la permanenza di questi vizi collettivi (ciò che è provvisorio sopravvive per decenni diventando definitivo e il possesso regolare di un bene cede il passo all'occupazione irregolare di quel bene), sono stati gli strascichi del dopo terremoto del 1980. Ricordiamo che la localizzazione di container per ospitare i cittadini sfrattati dalle case colpite dal terremoto avvenne inizialmente proprio alla Mostra d'Oltremare. L'occupazione dei container generò un losco traffico di quegli alloggi provvisori che, una volta abbandonati dai terremotati per un'altra, soddisfacente destinazione abitativa, furono abusivamente sequestrati da malavitosi e fatti oggetto di commercio per altri senza tetto. Siamo sicuri che in una città come Napoli, dove imperversa la malavita, le casette una volta usate per alloggiare gli atleti delle Universiadi non finiscano nelle mani di delinquenti e alimentino un mercato di immobili abusivi? Quali strutture dell'amministrazione pubblica erediteranno questi immobili una volta finiti i giochi, a chi faranno capo, quali servizi di sicurezza nella gestione del patrimonio abitativo metteranno in piedi?

Un'altra vicenda sconcertante che aleggia in città in queste settimane, è l'amministrazione del debito del Comune di Napoli, quella parte di debito (alcune decine di milioni di euro) che il sindaco de Magistris definisce ingiusto avendolo ereditato dalla gestione dei fondi del terremoto del 1980. L'amministrazione comunale non dispone di risorse per saldare questo debito e il sindaco finora si è affidato alla promessa, non sappiamo quanto documentata, che il primo ministro uscente Gentiloni gli avrebbe manifestato di trovare al debito residuo una soluzione. Il guaio è che Gentiloni con ogni probabilità nei prossimi giorni sarà sostituito alla guida del governo e il cerino del debito rimarrà acceso nelle mani del sindaco.

Una speranza rimane comunque a de Magistris: problemi di debito ne hanno anche i Comuni di Roma e di Torino, amministrati dai 5 Stelle, e i grillini, a suo dire, gli avrebbero manifestato l'intenzione di approvare in Parlamento una leggina ad hoc che accolli alla finanza pubblica le pendenze debitorie anche di Napoli.

La speranza di de Magistris è fragile. Chi può assicurargli che i 5 Stelle manterranno l'impegno anche per il debito di Napoli? E cosa accadrà in Parlamento se dovesse presentarsi una proposta di legge che allevia i debiti delle tre grandi città italiane? Non ci sono anche altri Comuni italiani di grande e piccola dimensione che si trovano nella stessa situazione, che sono cioè strangolati dai debiti? Come si farà a selezionare questi Comuni per dire ad alcuni sì e ad altri no in un provvedimento di risanamento dei debiti?

L'Italia, chiunque sarà chiamato ad amministrare la cosa pubblica nei prossimi mesi, si troverà in una condizione rischiosa, di un delicato equilibrio finanziario da ricercare dovendo soddisfare impegni assunti in sede europea e dovendo rassicurare i mercati sulla solidità del nostro bilancio.

Mi viene in mente che trovandosi in una situazione equivalente il sindaco di Roma Ernesto Nathan, che resse il Campidoglio tra il 1907 e il 1913, leggendo la proposta di bilancio del Comune che i suoi collaboratori avevano preparato, cancellò la riga che prevedeva lo stanziamento abituale di spesa per cibare i gatti randagi i quali davano la caccia ai topi tra le rovine dei monumenti. Nathan per giustificare la cancellazione della spesa pronunciò la battuta da allora divenuta proverbiale: non c'è trippa per gatti. Insomma i felini randagi, da quell'anno in poi non potendo fidare sulla trippa che i netturbini romani distribuivano loro tra i monumenti, dovettero cibarsi da soli magari divorando i topi.

Non riesco a completare il ragionamento parlando del sindaco di Napoli che ai nostri giorni dovrebbe cancellare qualche spesa del Comune per ripagare il debito municipale. Dopo i tagli apportati ai trasporti pubblici locali, all'assistenza sociale, alla cura dell'igiene pubblica, quale altra trippa e a chi destinata dovrebbe cancellare il sindaco di Napoli?

Mariano D'Antonio, economista

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