De Laurentiis e le proposte di riforma del calcio post-VAR

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Il Pallonetto

de laurentiis

Premessa

Confesso di avere una grande ammirazione per il Presidente Aurelio De Laurentis. Credo sia il migliore Presidente della storia del Napoli e, se il suo Napoli non ha vinto ancora lo scudetto, ha tenuto botta per tanti anni di fila in serie A, tenendo sempre i conti in ordine. Credo che in tre degli ultimi anni il Napoli meritasse lo scudetto (ultimo anno di Walter Mazzarri e gli ultimi due anni con Maurizio Sarri) e se non l’ha vinto è solo perché in Italia, come ormai hanno capito tutti, può vincere una sola squadra, quella che ruba tutti gli scudetti sistematicamente “con le buone o con le cattive”, come ebbe a dire una volta Francesco Totti.

Da economista, credo che De Laurentiis meriti il dottorato honoris causa in gestione d’impresa sportiva poiché egli ha dimostrato che si può vincere tenendo i conti in ordine e dando spazio a giocatori giovani e validi. Ha introdotto o ha reinterpretato diversi strumenti di gestione, come la clausola rescissoria e i diritti d’immagine.

Ha poi una capacità di analisi del fatto sportivo, congiuntamente all’aspetto economico che trovo sempre illuminanti. È sempre sul pezzo, riuscendo spesso a cogliere il punto chiave delle questioni, al di là degli umori della gente. Faccio qualche esempio, ma ce ne sono tanti. Mentre, alla fine dello scorso campionato, la folla osannava Pepe Reina per la sua (quasi) unica parata contro la Roma, definita la migliore del campionato, e il suo indubbio carisma da spogliatoio, De Laurentiis notava pubblicamente che Pepe faceva poche parate e molti dei goal subiti dal Napoli erano sua responsabilità. Anche nell’ultima partita con il Torino di qualche giorno fa, onestamente, Pepe è responsabile sicuramente del secondo goal se non anche del primo. Le sue statistiche parlano chiaro: ne para poche di palle che entrano nello specchio della porta.

Oggi, poi, mentre tutti esaltano Sarri, che resta uno dei migliori allenatori al mondo, De Laurentiis ha il coraggio di evidenziare anche i suoi limiti nella gestione della rosa, limiti che credo abbiano pesato e non poco sul risultato finale, al di là degli imbrogli arbitrali rubentini. Molti giocatori sono arrivati alle partite cruciali del campionato con poche energie soprattutto nervose più che fisiche e ciò era prevedibile considerato il numero di partite giocate. È vero, ci sono stati infortuni chiave (Ghoulam e Milik), ma tanti giocatori validi che erano a disposizione sono rimasti in panchina e inutilizzati, anche quando li aveva fatti acquistare lui: Diawara, Rog, Ounas, Maggio, Leandrinho e così via discorrendo. Altri giocatori non sono neppure stati messi alla prova o ceduti con troppa facilità: Duvan Zapata, Giaccherini, Maksimovic, per citarne solo alcuni. Mario Rui sembrava inutile, ma, quando Ghoulam si è infortunato, ha dimostrato il suo valore. Anche Douglas Costa nelle prime partite giocate nella Juventus stentava, poi gli si è data fiducia e ha fatto bene. Insomma, è vero che il Napoli non ha in panchina i giocatori che ha la Juventus, ma alcuni di quelli che ci sono potevano risultare utili alla causa. Non è lesa maestà da parte di De Laurentiis evidenziare questi problemi che lui ha evidenziato anche in passato e nulla toglie alla stima per Sarri. Ma Sarri può ancora migliorarsi e un suo miglioramento può passare da una gestione più intelligente e scientifica della rosa.

La questione degli arbitri

Ma il punto chiave dell’ultima intervista di De Laurentiis non sono i limiti di Sarri, bensì la questione arbitrale. Non voglio ripercorrere fatti noti a tutti. Mi ha colpito molto una frase di Sarri che ha spiegato così il crollo della sua squadra nella partita di Firenze:

“Noi abbiamo dato tutto per regalare un sogno alla nostra tifoseria, ho la coscienza a posto per tutto quello che ho fatto nell’intero anno. Gli errori arbitrali? Nel calcio quando si perde si deve solo stare zitti, anche se devo dire che a Firenze siamo scesi con la morte nel cuore e il rosso a Koulibaly ha reso la montagna ancora più dura da scalare. Io preferisco sempre giocare bene che altro ma alla fine c’è l’amarezza per non aver ottenuto l’obiettivo prefissato”

E in un’altra intervista ha ripetuto il concetto in modo ancora più efficace:

"Contro la Fiorentina abbiamo giocato con la morte nel cuore. Lo scudetto l’abbiamo perso in albergo a Firenze. Il contraccolpo c'è stato".

"Se alla 35ima giornata fai giocare le squadre allo stesso orario magari cambia qualcosa. Tra l’88’ di Inter-Juve e l’inizio della nostra partita contro la Fiorentina siamo passati dal possibile sorpasso al campionato finito".

E ritorna quindi a palla la questione degli arbitri che l’introduzione del VAR è sembrata in grado di risolvere fino ad un certo punto, ma che poi è stata nuovamente rivoltata a favore della Juventus in modo sistematico.

Perché il VAR non ha funzionato

Il VAR ha subito una svolta ad un certo punto del campionato, quando Rizzoli ha cambiato le regole, restituendo discrezionalità agli arbitri. La tecnologia del “goal line technology” non è criticata da nessuno poiché elimina del tutto la discrezionalità arbitrale. L’ideale dell’arbitro è l’imparzialità che purtroppo non è umana. L’ideale sarebbe avere una arbitro robot senza sentimenti né interessi economici. Se questo è ancora impossibile, ma lo sarà ancora per poco, si deve tendere verso quell’ideale, definendo regole che limitino al massimo le passioni e gli interessi degli uomini.

All’inizio, la Juventus, infatti, non voleva il VAR. Centinaia di dichiarazioni pubbliche da parte di dirigenti, calciatori e/o commentatori juventini confermano l’avversione iniziale al VAR. Il VAR ha funzionato abbastanza bene a lungo, diciamo fino all’inizio del girone di ritorno, quando la Rubentus si è resa conto che il Napoli rischiava davvero di vincere il campionato e quindi dall’avversione al VAR, il clan rubentino è passato alla strategia dello stravolgimento ad una sola direzione del VAR.

Il primo passo è stato quello di screditare il VAR e riaccreditare la discrezionalità degli arbitri. Si portò una grande enfasi sul rigore dubbio a favore del Napoli contro il Bologna per un fallo su Callejon in cui si evidenziava che la spinta al calciatore da dietro era evidente al VAR, ma solo l’arbitro in persona poteva notare che era una spinta lieve. L’altro episodio chiave è stato il mancato rigore fischiato per un presunto fallo di mano nella propria area di Mertens nella partita contro il Crotone. Questi due episodi, come si capiva già dai dibattiti televisivi collegati e soprattutto dai commenti rubentini, sono serviti per delegittimare il VAR e poi autorizzare una sua reinterpretazione pro-Juventus.

Dopo poco, gli arbitri iniziano ad oscurare il VAR e a fischiare a senso unico fregandosene del VAR. La Juve man mano cambia opinione sul VAR e comincia a considerarlo uno strumento per legittimare le scelte arbitrali tutte, come al solito, in una sola direzione, quella di favore della Rubentus. La consacrazione dell’uso distorto del VAR arriva con il sorpasso al Napoli, guarda caso a seguito di un errore grossolano del VAR che non interviene su un fallo clamoroso di Benatia su Lucas Leiva in Lazio Juventus, finita poi con una vittoria della Juventus all’ultimo minuto con goal di Dybala.

Da lì in poi il VAR andrà bene solo per i juventini, che lo piegheranno sistematicamente alle proprie esigenze. Il caso più clamoroso è quello avvenuto in Inter - Juventus dell’espulsione decretata dal VAR di Vecino per un fallo su Mandzukic punito, in prima battuta, con una semplice ammonizione da Orsato.

Si arriva al punto che la Juventus richiede il VAR in Champions, dopo l’uscita ai quarti per un rigore nettissimo al 93’ a favore del Real Madrid per un fallo di Benatia su Lucas Vazquez (Benatia ha una predilezione per i Lucas). Speravano che con un Orsato di turno il rigore potesse essere eliminato dal VAR, chissà perché.

Le proposte di De Laurentis

Ma io sono simpatetico con De Laurentis. Inutile solo lamentarsi se non si propongono soluzioni alternative. Credo che la parte più utile ed interessante dell’intervista di De Laurentiis a Il Mattino di Napoli del 5 maggio 2018 sia da ricercare nelle sue proposte di riforma del sistema VAR, che va sicuramente mantenuto, ma anche migliorato:

«Il campionato è stato falsato, ma non solo ora. Sono anni che viene falsato. A pensar male si fa presto, quindi non vogliamo farlo. Però il VAR va modificato togliendo la responsabilità dalle mani degli arbitri, perché gli arbitri devono essere neutri altrimenti non possono far bene il loro lavoro».

«Al VAR metterei tecnici esterni che segnalano agli arbitri eventuali correzioni. Con il suo utilizzo quest’anno la distanza tra noi e la Juve è diminuita, fosse stata usata bene sempre saremmo addirittura avanti, avremmo i punti per vincere lo Scudetto»

E ancora:

“Non credo che la gara di sabato abbia falsato il campionato a nostro sfavore, ma in precedenza il VAR era stato molte volte ignorato o utilizzato male quando eravamo al primo posto e avremmo potuto prendere un vantaggio superiore. Il VAR va utilizzato in modo diverso, in cabina di regia dove c'è il giudizio non dovrebbero andare altri arbitri, ma dei tecnici da formare. Servono figure ineccepibili. Gli arbitri andrebbero assunti come professionisti dalla Lega, al terzo errore poi sospenderli. Invece pretendono pure il voto in Federcalcio per schierare da una parte o l'altra. Nicchi è un politico, Collina un nostro nemico. Ci sono problemi molto seri in Europa. In Serie A? Sudditanza verso la juve c'è sempre stata, è la famiglia più potente. Con Calciopoli bisognava andare giù più pesanti, non s'è risolto niente!”

Qualche giorno fa un giornale, non ricordo quale, ha proposto una forma di protesta interessante: una sorta di sciopero del calcio contro la Rubentus. Si faccia un campionato nel campionato. Contro la Rubentus giochino le squadre primavera. Invece, le altre partite siano giocate dalle prime squadre. Il vero scudetto è per chi arriva secondo, visto che devono per forza vincerlo loro con gli imbrogli, glielo si dia vinto in partenza.

Le proposte di riforma

La protesta, però, non basta. Occorre definire gli obiettivi di riforma che si vogliono raggiungere con tale protesta. In quel che segue provo a dare qualche suggerimento che va nella direzione indicata dalle dichiarazioni di De Laurentiis che, devo dire onestamente, sono state pubblicate dopo il mio post su facebook del 1° maggio scorso:

1) l'AIA (Associazione Italiana Arbitri) sia finanziata con il ricavato delle vendite dei diritti televisivi, piuttosto che dalla Juventus, dalla FIAT o da qualche partecipata della FIAT, ciò che è la stessa cosa.

2) un arbitro che commette evidenti scorrettezze a favore di una squadra (ma si può scrivere anche a favore della Juventus, poiché è sempre quella la squadra a favore della quale fischiano gli arbitri), sia punito adeguatamente da un organismo terzo. Possibili punizioni possono essere la retrocessione in serie B o in altre serie minori. Gli arbitri che risultino puniti più volte per aver favorito una squadra sia radiato dalla professione! Ovviamente, vanno puniti gli errori ripetuti ed evidenti e questo deve essere valutato da una commissione terza della Lega calcio.

3) gli arbitri dichiarino fin dall'inizio della professione, la loro fede calcistica e gli sia impedito di arbitrare le squadre alle quali si sentono legati per ragioni di tifo oppure squadre che sono in competizione diretta o indiretta con la squadra da loro preferita! Un arbitro che venga scoperto a tifare per una squadra che non è quella dichiarata sia radiato dalla professione.

4) i conti degli arbitri devono essere pubblici e anche i loro guadagni annuali.

5) Il VAR sia ri-progettato in modo da eliminare sempre di più la discrezionalità degli arbitri, definendo in modo univoco ed automatico le diverse situazioni che possono verificarsi. Ci sono altre regole che si possono scrivere perché la corruzione non è ineliminabile. La corruzione, come tutti i mali del mondo, ha un inizio ed una fine. In ogni stato di diritto, eliminare la corruzione deve essere un obiettivo fondante. I vantaggi che ne deriverebbero sono di gran lunga superiori ai costi. La corruzione è a favore di pochi e danneggia i più! Si pensi al danno di immagine che il calcio italiano ha ricevuto dagli errori così marchiani commessi dall’arbitro Daniele Orsato in una partita che aveva un miliardo e trecento milioni di spettatori in tutto il mondo, in tutti i continenti! È una vergogna per l'Italia, una vergogna che ha colpito l'immagine del paese in tutto il mondo. Poi si parla di combattere la mafia, ma se la mafia entra anche nel calcio che senso ha combattere il crimine organizzato?

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