fbpx

Separazione dei coniugi: in caso di delibazione della nullità concordataria, non è più dovuto l’obbligo di mantenimento

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

AMIRANDA8

Con l’ordinanza n. 11553/2018 la Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo dell’assegno di mantenimento, stabilito in sede di separazione dei coniugi, viene meno nel caso di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario. E ciò vale anche se la sentenza di separazione è passata in giudicato.

Nel caso in esame, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’ormai ex marito che aveva chiesto la revoca dell’assegno di mantenimento (250 euro mensili) dopo che la Corte di appello aveva reso efficace la sentenza ecclesiastica. In particolare, la Cassazione ha affermato che esiste una differente sostanziale tra assegno di mantenimento (che presume la vigenza del matrimonio) ed assegno di divorzio (basato, invece, sul dovere di solidarietà tra ex coniugi ormai persone singole).

Per i Supremi Giudici, stanti gli effetti sostanziali del giudicato, va ribadita l’intangibilità dell’assegno di divorzio, già affermata dalla Corte di appello di Napoli con la decisione secondo cui “l’attribuzione di efficacia civile alla sentenza ecclesiastica di invalidità del vincolo coniugale, intervenuta dopo la pronuncia di separazione, non incide sulle situazioni economiche accessorie al provvedimento di separazione sulle quali si sia già formato il giudicato”.

Questa affermazione, tuttavia, risulta non condivisibile nel momento in cui l’equiparazione, così realizzata, non tiene conto della sostanziale diversità del contributo in favore del coniuge separato dall’assegno divorzile, sia perché fondati su presupposti del tutto distinti, sia in quanto disciplinati in materia autonoma ed in termini niente affatto coincidenti.

E infatti, la separazione personale dei coniugi non elide - ma, anzi, presuppone – la permanenza del vincolo coniugale, sicché il dovere di assistenza materiale, nel quale si concretizza l’assegno di mantenimento, conserva la sua efficacia e la sua pienezza. Col divorzio invece il rapporto personale si estingue e l’assegno, condizionato al riconoscimento della mancanza di mezzi adeguati da parte del coniuge, trova il suo fondamento nel dovere di “solidarietà economica” richiesto ad entrambi gli ex coniugi quali “persone singole”, ed a tutela del più debole (da qui sia la natura assistenziale che la doverosità della prestazione).

Dunque, pur se il vincolo matrimoniale viene meno soltanto con il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio e con lo stato di “separati”, è innegabile – prosegue la Corte – che tale vincolo venga meno anche allorquando sia resa efficace nello Stato italiano, attraverso il relativo procedimento di delibazione, la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario. Infatti “a fronte del travolgimento del presupposto (permanenza del vincolo coniugale) dell’assegno di mantenimento, non possono resistere le statuizioni economiche contenute nella sentenza di loro separazione, benché divenuta cosa giudicata”. Del resto sarebbe “irragionevole che possano sopravvivere pronunce accessorie al venir meno della pronuncia principale (…) Non si tratta, dunque, di stabilire se la sopravvenienza della delibazione della pronuncia ecclesiastica di nullità matrimoniale costituisca o meno giustificato motivo per la modifica del provvedimento relativo all’assegno di mantenimento riconosciuto in sede di separazione personale, quanto, piuttosto, di prendere atto del fatto che, una volta dichiarata l’invalidità originaria del vincolo matrimoniale, vengono meno il presupposto per il riconoscimento di quell’assegno e le statuizioni accessorie ad esso connesse e ad esso inevitabilmente dipendenti”.