Tra E. De Filippo, Sorrentino e le fiabe dei Grimm: intervista a rOMA

Scritto da Raffaele Annunziata Il . Inserito in Musica

Foto rOMA live

"Il Mondo è in coma" dice dice Vincenzo Romano, in arte rOMA, che dopo l'album d'esordio intitolato “Solo posti in piedi in paradiso”, edito da Seahorse Recording,  pubblica il singolo “Coma” su etichetta Fuffa Recordz. In occasione di questa nuova uscita discografica gli abbiamo chiesto alcune cose.

Da quando conosco questo progetto mi sono sempre chiesto che storia avesse dietro il nome rOMA, per come è scritto e all'inveitabile rimando alla capitale. Per favore spiegami l'arcano.

Ebbene si, non esiste nessun arcano o dietrologia. rOMA è semplicemente tre quarti del mio cognome e siccome così diventa Roma Capitale ho messo la r minuscola e poi oh funziona! La forza di alcune cose è forse nella curiosità che portano con se e un po’ il nome lo fa.

"Solo posti in piedi in Paradiso" è uscito un annetto fa: "Coma" rappresenta un singolo che annuncia un nuovo lavoro oppure un'estensione del tuo disco d'esordio?

"Coma" è nato in un momento in cui non ero produttivo, in modo abbastanza istintivo e inaspettato segno inevitabile che comunque non siamo amorfi o impenetrabili. Quello che accade ti investe e poi senti il bisogno di raccontarlo. "Coma" sta in qualche modo sulla linea del disco "Solo posti in piedi in Paradiso", ha la stessa urgenza comunicativa e ruvidità di soud ma è anche il punto di chiusura con quella fase. Ora ne inizia una nuova, sto cercando un filo conduttore per il prossimo lavoro quindi ci sentiremo presto.

"Coma" è un po' un ritratto di una società in declino e senza speranza, disillusa e sporca: "E non ci importa niente, scegliamo sempre quello che non serve". Scegliere le cose futili è un po' come buttare via il tempo oppure è un modo di evadere, in un certo senso?

Noi siamo strani. A volte abbiamo quello che serve a portata di mano ma rimandiamo, bisogna prima farsi male, provare a cadere. In un certo senso è si, simile all’evasione dalle responsabilità, dai pensieri e tutto questo ci lascia in una condizione di incompiutezza permanente. Forse scegliamo quello che non serve per poter dire di aver vissuto davvero, non essersi perso niente e poi tentiamo una manovra di rientro, ammaccati, ma l’importante è sapere di poter rientrare.

"Ci salveranno i baci lenti, le persone silenziose, gli attimi di non ritorno e le canzoni indipendenti". Nonostante tutto una speranza la scovi. La sola musica indipendente può salvarci? Come vedi gli exploit di molti artisti indipendenti giunti ormai alle soglie del mainstream? Loro non possono più salvarci?

Io non giudico. Osservo, faccio delle considerazioni. Il mainstream è come il cosmo o la fede: è qualcosa che non si capisce. Chi fa musica “indipendente” sa di stare sulla terra mentre il resto della partita si gioca sulla luna. Quello che va ripreso, credo, è l’attesa e la calma unite a una dose di canzoni che una volta sapevano far sbandare e diventare inni.

Copertina COMA

Quali sono state le influenze extramusicali più importanti per la tua musica (dai libri ai film all'arte in generale)?

I musical di Carlo Tedeschi, Tarantino. Poi credo la campagna, alcune dosi di mare, E. De Filippo, Sorrentino e le fiabe dei Grimm.

Per chiudere, se dovessi collaborare con un trapper italiano chi sceglieresti e perchè?

Li perdono, perché non sanno quello che fanno! A parte gli scherzi il mio limite è di non capire. Loro sono troppo avanti, ammetto di avere grossi limiti (auto-tune a parte).

 

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