La Cassazione: barbiere titolare risponde per il fatto illecito compiuto dall’apprendista

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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Con la sentenza di lunedì scorso (n. 14216) la Suprema Corte ha stabilito che colui che insegni un arte o un mestiere è responsabile per il fatto illecito compiuto dal proprio apprendista, fatta salva l’ipotesi in cui il primo provi l’impossibilità di evitarlo.

Il caso in esame riguarda un barbiere partenopeo ed il suo allievo. Quest’ultimo, alla giovane età di 15 anni, ha ucciso per futili motivi – e, nella fattispecie, a causa di un furto di sigarette – un altro apprendista del negozio, in assenza del proprietario. In giudizio i genitori del ragazzo hanno fatto domanda di manleva nei confronti del titolare della barberia, che avrebbe dovuto ritenersi responsabile per “culpa in vigilando” presunta ex art. 2048 c.c.

Il motivo di ricorso è stato accolto dalla Cassazione, la quale ha affermato che il giudice di primo grado aveva accertato che al momento dell’omicidio il titolare non era presente nella barberia in cui questo veniva consumato. Pertanto, la corte di merito non avrebbe dovuto scagionarlo per la motivazione di essere arrivato “solo dieci minuti dopo i fatti”, in quanto tra gli obblighi fondamentali dell’imprenditore o artigiano che assume un apprendista vi è quello della “presenza”.

In conclusione, la Suprema Corte ha affermato che “per liberarsi della presunzione di cui all’art. 2048 c.c. il precettore o maestro d’arte deve provare che né lui, né alcun altro precettore diligente ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c., nella medesima situazione, avrebbe potuto evitare il danno”. Del resto la Cassazione prosegue “il precettore medio non avrebbe mai lasciato solo un apprendista minorenne”.

Il Tribunale dunque non ha applicato la presunzione di cui all’art. 2048 c.c. in un caso in cui non solo la prova liberatoria era mancata, ma anzi è stato accertato in concreto che il precettore tenne una condotta non conforme al canone della diligenza.

Pertanto, la decisione è stata cassata ed è stato affermato il principio di diritto secondo cui “il precettore od il maestro d’arte, per liberarsi della presunzione di colpa posta a suo carico dall’art. 2048 ha l’onere di provare che né lui né alcun altro precettore diligente ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c. avrebbe potuto, nelle medesime circostanze, evitare il danno”.

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