Finalmente abbiamo un Governo: atteso e imprevisto

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Il Palazzo

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Un Governo atteso e imprevisto: i due termini contradditori che, credo, descrivano bene lo stato d’animo di molti italiani. Atteso. Dal primo giugno, dopo 89 giorni di preoccupata incertezza e in balia dei mercati finanziari, abbiamo un Governo. È stato una gestazione lunga, travagliata, piena di colpi di scena.
 Due elementi hanno consentito di raggiungere il risultato: la tenacia e la pazienza del Presidente della Repubblica e il timore, dei leader di Lega e M5S, delle conseguenze di un fallimento. Così il movimento, fra gli ultimi entrati in Parlamento, si allea con il partito più vecchio per realizzare il governo del cambiamento.

Imprevisto. Abbiamo un Governo legittimo ma non votato. Infatti si basa su un’alleanza che entrambi i contraenti, prima del voto, rigettavano con sdegno. Hanno stilato un contratto/programma, no sintesi ma collage di voci alfabeticamente ordinate, che difficilmente avrebbe trovato il consenso, prima del voto, dei rispettivi elettorati.

Si può osservare che il risultato è anche dovuto alla legge elettorale e che le alleanze post voto ci sono sempre state. Vero, ma le alleanze erano, se non previste, prevedibili. Nel dopoguerra non mi sembra ci siano state alleanze fra le parti che l’escludevano categoricamente o, addirittura, proponevano coalizioni diverse. In poco tempo sono cambiate tante cose.

Il M5S si è trasformato da movimento a partito disinvolto che alterna una giacobina intransigenza all’arte del compromesso; la mediazione ha sostituito i vaffa. Il giustamente deprecato trasformismo è stato rispolverato nella sua forma moderna, veloce. Si direbbe: trasformismo 2.0. In poche ore si è passati da “mai non politici” e “mai non eletti” ad un Governo con un Presidente tecnico non eletto con alcuni ministri anch’essi tecnici non eletti.

La Lega che fino a ieri poteva essere, simbolicamente, rappresentata da due espressioni di Bossi: “signora quella bandiere la metta nel cesso!” e “mai con i fascisti”.

Oggi, da padana (con punte di xenofobia nei confronti dei meridionali) è divenuta nazionale (votata da molti meridionali senza memoria) e da antifascista è divenuta, oggi, disponibile ad accettare i voti fascisti di CasaPound.

Ora sono al governo con un programma palesemente irrealizzabile e contradditorio e con una squadra di Governo che, oltre alla significativa presenza degli ex-detestati tecnici non eletti, non sembra molto omogenea.

Ad esempio, la politica estera sarà sovranista o europeista? Sul punto il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi (tecnico non eletto) la pensa come Salvini? Curiosamente, nelle ore in cui nasceva il nuovo Governo, sono scattati i dazi su acciaio e alluminio decisi unilateralmente dal sovranista Trump; essi danneggiano molte imprese italiane; chissà quale risposta potrà proporre il sovranista Salvini.

I dubbi sono tanti, come pure le ambiguità, e farne l’elenco risulta impossibile. Solo un altro caso.

Lorenzo Fontana (Lega), Ministro per la Famiglia e le Disabilità, sul piano dei diritti civili, non sembra in sintonia con il M5S. Negli ultimi anni qualche passo avanti nel campo dei diritti è stato fatto: “Unioni civili”, “Biotestamento”, “Dopo di noi”, … . L’impostazione era ascoltare e cogliere, con evidenti limiti e ritardi, le istanze che emergevano dalla società. Le dichiarazioni del neo ministro, anche recenti, fanno intendere che il neo ministro non ha intenzione di cogliere alcuna istanza. Lui sembra avere un’idea sola e precisa di come la società debba essere: la sua. Anche l’esplicito richiamo alla disabilità lascia perplessi. Sembra un tentativo di strumentalizzare la condizione dei disabili, peraltro ghettizzandoli; oppure, ma una cosa non esclude l’altra, l’invocazione di una inesistente primato nell’affrontare il serio problema. Qualsiasi altra denominazione (“Politiche sociali”?) sarebbe stata più rispettosa di altre forme di disagio come, ad esempio, l’alcolismo. Avrebbe dimostrato un’apertura che sembra non esserci, forse dobbiamo temere un passo indietro nel campo dei diritti civili. È evidente che, anche a legislazione invariata, la gestione del ministero può facilitare o ostacolare l’effettivo esercizio di diritti faticosamente acquisiti.

Conclusione. Credo che, nonostante le perplessità, al Governo si debbano fare, nell’interesse di tutti, gli auguri di buon lavoro; la speranza è che prevalga il principio di realtà. E affinché ciò accada è anche necessario, me lo auguro, che l’opposizione faccia bene il suo lavoro e i cittadini, molti dei quali paiono insensibili a quello che ho definito “trasformismo 2.0”, siano giudici severi, ugualmente della loro parte e degli altri, e facciano sentire la loro voce con tutti i mezzi democratici disponibili.

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