Glenn Ligon a Napoli: tutto poteva, nella poesia, avere una soluzione

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Mostre

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La personale di Glenn Ligon, dal titolo “Tutto poteva, nella poesia, avere una soluzione” sarà visitabile presso la Thomas Dane Gallery fino al prossimo 28 Luglio. Il titolo della mostra nasce dall’utilizzo di un verso della poesia di Pier Paolo Pasolini richiamando l’immagine dell’Italia “nuda e formicolante” del Dopoguerra.

La mostra ha l’obiettivo di presentare al pubblico le nuove creazioni di Ligon riguardanti la produzione di serigrafie di medie e grandi dimensioni raffiguranti delle lettere astratte. Ad esse ha associato il neon che, volutamente, richiamano il tessuto napoletano ed infine ha portato con se due lavori della sua celebre serie Stranger, rispettivamente carboncino e olio su tela, la cui trama scritta è tratta dal saggio di James Baldwin “Stranger in the Village” del 1953.

La peculiarità dei suoi ultimi lavori su tela e delle sue serigrafie consiste nel fatto di non mostrare un pensiero complesso o un testo ma le semplici lettere nella loro rappresentazione primitiva. In tal senso Ligon ha utilizzato delle immagini delle sue incisioni e dei suoi disegni per generare delle lettere serigafate, incidendole sulla tela tramite dell’inchiosto nero.

Le opere dell’artista superano la dimensione linguistica od interpretativa ma puntano a raggiungere un significato sempre più astratto. Questa volontà artistica è paragonabile a quella dell’artista Henri Michaux che ricercava attraverso i suoi disegno una depurazione delle parole attraverso la creazione di nuove forme di comunicazione.

Si può compiere un ulteriore parallelismo con Paul Klee ed il rigore logico ricercato nella composizioni letteraria dell’opera “Beginning of a Poem”. In questo caso egli interpreta la genesi della scrittura come un’allegoria del movimento e l’opera d’arte come il primo luogo della Genesi da intendersi come prodotto.

Sulla base di quanto detto è più chiaro interpretare i due lavori della serie Stranger, posti in aperta comunicazione e collegamento con la produzione delle nuove serigrafie. Il testo nasce dall’ispirazione di un’esperienza della propria vita trascorsa in maniera isolata in un lontano e piccolo centro abitato per la stesura del suo libro: lo stupore della popolazione locale nel vedere uno straniero, francoamericano, ha determinato una chiusura e una diffidenza nei confronti dell’artista al punto tale da portarlo a questa riflessione. Per tali motivi Ligon in queste opere trascrive il testo del saggio che stava scrivendo in viaggio attraverso forme astratte e altrettanto dense.

Le altre opere affrontano sempre la tematica del linguaggio e dell’astrazione richiamando termini del linguaggio colloquiale napoletano come la frase “Siete Ospiti”, a grandi lettere blu su uno striscione che un tifoso mostrò durante una partita contro il Bologna, nota per gli insulti subiti dai partenopei.

Infine il neon “Notes for a Poem on Third World” traccia i contorni delle mani dell’artista e prende ispirazioni proprio dallo stesso film di Pasolini ispirato ai luoghi di segregazione dei paesi più difficili del mondo e che per i suddetti motivi non fu mai girato.

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