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Intervista ad Augusto De Luca, come nasce la passione della fotografia e l’influenza che ha avuto Napoli sull’artista

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Port'Alba

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Augusto De Luca, artista di fama internazionale, è il massimo esponente della fotografia napoletana. Ha segnato la storia della città partenopea ritraendola sotto una luce diversa e ne ha influenzato le correnti artiste. La sua fotografia, con stile geometrico, metafisico, intriso di una luce profonda ha influenzato Napoli ed ha preso spunto da essa, ma ha segnato anche la storia su tutto il piano nazionale. Vediamo in che modo.

A metà degli anni ‘70 ha abbandonato la carriera forense per intraprendere questo nuovo percorso, cioè quello della fotografia. Come è nata questa passione?
In realtà non ho abbandonato, di fatti mi sono laureato in giurisprudenza, ma ho iniziato a fare il fotografo già mentre studiavo all’università. Io ho sempre avuto l’esigenza di esprimermi. Proprio a negli anni ’70 le massime espressioni erano rappresentate da musica e fotografia, io ho fatto entrambe. Ho suonato tantissimo, perfino con Alan Sorrenti, Ernesto Vitolo e non solo. Poi la fotografia ha preso il sopravvento. La fotografia di quegli anni era ancora in bianco e nero, tipica del reportage, artisti che proponevano immagini della realtà di Napoli, come i vicoli bassi e gli scugnizzi. Io, invece, iniziai a fotografare direttamente con uno stile molto americano attraverso una fotografia che mi veniva da dentro, a colori, con una matrice astratta. Il carattere metafisico delle mie immagini colpì molto l’ambiente, non solo napoletano, ma anche nazionale perché in Italia erano pochi i coloristi, c’era giusto Franco Fontana e qualche altro esponente. La mia prima esposizione fu allo spazio libero Parco Margherita e piacque molto al direttore della Kodak. Rimase così impressionato che mi aiutò moltissimo, fece uscire un articolo su Il Mattino, fece un portfolio su La Fotografia e mi portò a Milano. Proprio lì mi fece conoscere il direttore della galleria Il Diaframma, la più antica galleria di fotografia d’Europa dove feci la prima mostra importante. Poi andai ad Arles, in Francia, e da lì cominciai a conoscere numerosi galleristi, conobbi il direttore della Biblioteca Nazionale di Parigi, della collezione dedicata alla Polaroid. Così iniziai a lavorare alla grande.

Quindi, si può dire che lei ha influenzato la fotografia napoletana?
Penso di si, perché all’epoca c’era solo il reportage ed è un dato di fatto. Ho iniziato a fotografare la città, però in una maniera totalmente diversa e inusuale anche perché venivo dal colore quindi utilizzavo un taglio geometrico molto particolare. Ho iniziato con un bianco e nero senza tempo, ho preso a fotografare la città con delle immagini che poi sono apparse sulle schede telefoniche della Telecom. Il ritratto è venuto dopo.

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La città di Napoli ha contribuito a caratterizzare la sua opera? In che modo?
A Napoli c’è tutto, nel senso che basta cercare e si trova tutto. È una città talmente piena di situazione, di creatività e di arte, è una città dove c’è sempre stato fermento. In quel periodo poi a Napoli c’era un particolare fermento artistico, c’erano galleristi come Lucio Amelio, che hanno gestito l’arte in maniera totalmente internazionale. Non ci dimentichiamo che in quel periodo sono arrivati personaggi come Andy Warhol, quindi negli anni ‘80 c’era un fermento fotografico molto sentito insieme all’arte tradizionale. In quel periodo nasceva la fotografia di ricerca, molti si cimentavano con vari esperimenti con le polaroid, anche io le manipolavo. Quindi un periodo irripetibile purtroppo.

Ha avuto modo di collaborare con tantissime personalità illustri sia sul piano artistico che del mondo dello spettacolo. C’è qualcuno che l’ha segnata positivamente?
Io sono stato influenzato tantissimo da tutto l’ambiente napoletano e poi anche dall’ambiente internazionale, ad esempio in Francia soprattutto perché proprio lì arrivavano le primizie fotografiche. I fotografi di tutto il mondo portavano ad Arles le novità, anche dal punto di vista della ricerca, delle carte nuove da utilizzare, dei materiali. Si traeva molto spunto da questo tipo di risorse. In particolare chi mi ha aiutato di più è stato proprio Lucio Amelio, ma col mio modo di lavorare ho avuto la possibilità di frequentare altri galleristi importanti, come Lia Arumma e Peppe Morra. Partecipare ad eventi organizzati da questi galleristi era un obbligo e un piacere. Tutti andavano, artisti, critici, giornalisti andavamo. Si poteva apprendere da artisti internazionali e acculturarsi frequentando quest’ambiente dove inevitabilmente si cresce. Insieme a me sono cresciuti personaggi nello spazio libero di Parco Margherita, artisti come Tony Servillo, eravamo tutti nella stessa barca in quel periodo. Fu Lucio Amelio ad organizzare la “rassegna nuova creatività nel mezzogiorno”, c’eravamo tutti. Mario Martone faceva ricerche per le performance teatrali. C’era molto movimento e desiderio di fare tra di noi un gruppo notevole che si muoveva in vari ambiti, scultura, teatro, musica, poesia. Eravamo influenzati dalle culture estere anche tipo America e Germania. Eravamo un gruppo di artisti che partiva da Napoli e andava fuori Napoli.

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Di sicuro ha influenzato molto il modo di intendere la fotografia negli ultimi tempi. Cosa posso imparare da lei gli aspiranti fotografi del nostro tempo?
Questa è una cosa che dovrebbero dire loro in realtà! Io credo che ci siano 3 fasi una prima dell’infatuazione, dove l’autore ama la sua macchina fotografica e ha persino paura di toccarla, ma questa è una fase da superare immediatamente perché finche si tiene la macchina come reperto non riuscirà a creare nulla. Poi ci sta la seconda fase imitativa in cui uno consapevolmente e inconsapevolmente comincia a copiare per lo meno i maestri della fotografia. Infine c’è la fase creativa. Diceva Picasso: “bisogna saper copiare, è un fatto anche inconscio, il fotografo e l’artista deve vedere molto che è il suo bagaglio culturale e poi da questo esce fuori il suo stile e modo di esprimersi”. Posso dare il consiglio di vedere molto e vedere i grandi, i maestri, io stesso li guardo ancora.

Attualmente è possibile ammirare i suoi lavori in qualche esposizione a Napoli?
In realtà si è appena conclusa un’esposizione all’Ilas di Napoli al dipartimento di fotografia.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Per il futuro sto organizzando un workshop in Puglia, a Bari. Sto realizzando ritratti di personaggi che amo e che non ho mai ritratto. Ne ho fotografati tantissimi, da Carla Fracci a Nando Carosone, James Senese e altri, però ce ne sono alcuni che non ho mai fotografato. li sto rincorrendo perché vorrei realizzare un libro di ritratti, non solo di personaggi napoletani. Vorrei realizzare due sezioni, una dedicata ad artisti internazionali ed una prettamente ad artisti miei conterranei