Addio ad ItaliaSicura/Scuole

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

scuola sicura

Si chiude l'esperienza di ItaliaSicura, la struttura che la scorsa legislatura targata Pd, aveva istituito per combattere il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture critiche. Con la chiusura di ItaliaSicura finisce anche il lavoro di riqualificazione dell'edilizia scolastica che ItaliaSicura/Scuole stava portando avanti.
Ad annunciarlo è stato proprio l'ufficio stampa della struttura che in un comunicato ha dichiarato: «Il lavoro di ItaliaSicura/Scuole finisce qui: il Governo in carica non ha rinnovato il mandato della Struttura di missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Sono stati stanziati 10 miliardi per l’edilizia scolastica di cui oltre 5 già spesi da Comuni, Province e Città Metropolitane per interventi di messa in sicurezza e realizzazione delle scuole. Si tratta di una cifra ingente, maggiore di quella stanziata negli ultimi 20 anni dai precedenti Governi. Sono stati edificati oltre 300 nuovi edifici scolastici in tutta Italia e le task force edilizia scolastica hanno monitorato sul campo oltre 2.100 interventi in 15 regioni».

Le competenze di ItaliaSicura sono ritornate ai ministeri di riferimento, quello dell’Istruzione per ItaliaSicura Scuole e quello dell’Ambiente per ItaliaSicura.
La scelta dell'esecutivo Conte/ Di Maio/Salvini è quello di centralizzare l'operato delle strutture in capo ai Ministeri, senza considerare che la struttura poteva svolgere un’opera di controllo migliore sul territorio e difatti nella nota diramata da ItaliaSicura/Scuole si ricorda il fatto che «l’azione quotidiana di supporto e guida per le amministrazioni locali ha sempre trovato nell'ufficio un punto di riferimento».

Difatti Matteo Renzi ha dichiarato al riguardo che: «Il Governo Conte-Salvini ha deciso, con un blitz notturno, di cancellare queste strutture. È una scelta del tutto legittima, anche se personalmente mi sembra un errore: azzerare le competenze per riportarle ai ministeri mi sembra un azzardo. Mi auguro che anche senza strutture dedicate il nuovo Governo possa fare meglio di quanto abbiamo fatto noi, perché noi facciamo il tifo per l’Italia. Il mio primo atto come Presidente del Consiglio, quattro anni fa fu quello di istituire due strutture dedicate, una all'edilizia scolastica e una contro il dissesto idrogeologico. Fu una scelta importante, fatta insieme all'allora sottosegretario Delrio, per affrontare due emergenze. E recuperando anche i mutui della BEI in quattro anni sull’edilizia scolastica abbiamo investito quasi dieci miliardi di euro, mentre sul dissesto idrogeologico abbiamo fatto partire lavori per quasi due miliardi di euro. Queste due Unità di missione hanno segnato una svolta: finalmente edilizia scolastica e prevenzione idrogeologica erano divenute priorità per lo Stato italiano. Avevano una loro autonomia, una loro specifica attenzione». Renzi conclude dicendo che «Prevenire disastri non fa notizia, ma è quello che segna la differenza tra chi governa e chi vive di slogan».

Per il nuovo esecutivo le priorità sono la lotta all'immigrazione e alla magistratura: per il leader del Governo, Matteo Salvini, almeno stando a quello che i giornali lasciano trapelare, l'Italia è oggetto di una invasione. Bisogna farsi sentire in Europa. Bisogna alzare la voce: è l'unico modo per essere credibili. Per la nuova legislatura la prerogativa è affrontare "problemi marginali". La sicurezza la si garantisce abolendo il garantismo e introducendo il giustizialismo. La sicurezza la si garantisce mettendo i diversi in gabbia, per poi rispedire gli "animali neri" al loro habitat naturale.

Ad ogni modo la legislatura è frutto della democrazia e se questo è il volere del popolo ben venga l'involuzione. Il PD ha commesso molti errori e persevera inesorabilmente verso il suo disfacimento: pensando alle elezioni europee, alle poltrone e ai vertici del partito. Il distacco dell'elettorato è motivato. I vertici del partito devono capire che forse bisognerebbe fare un passo indietro e rottamarsi in quanto il disaffezionamento dall'elettore non va qualificato come "ignoranza o carenza di strumenti per comprendere": la delusione verso il Pd viene da una lontananza dei rappresentanti di partito dal popolo e dai suoi problemi. Il Pd viene considerato establishment: il Partito Democratico ha avuto la colpa di non strumentare il suo non elettore, in una giungla politica di strumentalizzazione.

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