Perchè al Sud gli studenti si diplomano meglio che altrove?

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Napoli IN & OUT

maturità wow

Sembra che anche quest'anno gli esami di Stato si concluderanno con risultati eccellenti per gli studenti che hanno frequentato le scuole del Mezzogiorno. Avremo percentuali alte di diplomati col massimo dei voti e con la lode, più alte nel territorio meridionale (specie in Puglia e in Campania) rispetto alle altre regioni italiane.

Come si spiegano questi risultati? Non si è sempre detto che le scuole del Mezzogiorno soffrono per molti inconvenienti (strutture inadeguate, talvolta pericolanti; laboratori e attrezzature poveri e insufficienti; difficoltà per gli studenti costretti a lunghi spostamenti tra casa e scuola), inconvenienti che non subiscono gli studenti del Centro-Nord dove le dotazioni scolastiche sono soddisfacenti e le scuole funzionano meglio?

I migliori risultati ottenuti dai diplomandi del Sud si spiegano adducendo motivi i più diversi,  spesso contrastanti. Una tesi che è circolata fino ad ieri, attribuisce i voti finali lusinghieri ottenuti dai giovani meridionali agli esami finali, ai comportamenti poco severi, anzi permissivi del corpo docente locale. I professori meridionali, si dice, sono di manica larga sia nei voti di ammissione all'esame finale sia come componenti delle commissioni esaminatrici.

Il comportamento del corpo docente, dicono i critici, è motivato dal tentativo di assegnare ai giovani diplomati del Sud un piccolo vantaggio competitivo nella ricerca di una futura occupazione: sono ragazzi mediamente svantaggiati, specie quando provengono da famiglie povere, non hanno relazioni sociali alte, non sono tutelati con forti raccomandazioni, avessero dunque almeno un diploma eccellente ottenuto col massimo dei voti e pure la lode come passaporto per accedere ad un lavoro soddisfacente.

Questi argomenti sono però alquanto fragili. Non funzionano nel caso della ricerca da parte del giovane diplomato di un impiego in un ufficio privato, dove non si bada tanto al voto del diploma quanto alle capacità professionali e personali del giovane (che sa fare? ha un buon carattere? è laborioso?). Invece nel caso di accesso ad un impiego pubblico il voto finale conta ancora qualcosa specie se c'è un concorso aperto a tanti pretendenti con specifici requisiti.

C'è invece un'altra spiegazione dei risultati ottimi ottenuti dai giovani meridionali al termine degli studi di scuola superiore e di Università. E' la spiegazione diciamo antropologico-sociale, che attribuisce i risultati scolastici soddisfacenti alla volontà di riscatto, allo spirito di sacrificio, alla spinta dei giovani meridionali desiderosi di impegnarsi in un'attività professionale che li porti più in alto dei genitori nella scala sociale.

Preferisco questa tesi a quella della scuola che si carica di una missione sociale supplementare e dei professori locali di manica larga. La preferisco anche per motivi personali, autobiografici. Da ragazzo figlio di un modesto artigiano ho avuto la fortuna del tutto casuale di frequentare ginnaio e liceo classico e di conseguire un diploma finale a pieni voti, tra i migliori agli esami. Ho superato l'handicap della mia origine sociale (con libri e dizionari presi a prestito, con l'amicizia di due coetanei di famiglia borghese benestante ma con genitori meritocratici, che badavano al merito dei figli e degli altri studenti) e ho avuto la fortuna di insegnanti colti e aperti, disposti a preparare gratuitamente gli studenti, specie i più deboli socialmente, all'esame di Stato anche fuori delle ore di scuola.

Ho ancora impresso nella memoria il nostro professore di latino e greco, persona esigente e sbrigativa, unico commissario interno all'esame finale, il quale lesse con noi i risultati della nostra Commissione e si commosse dicendoci di non aver mai avuto una classe di ragazzi tanto appassionati alla civiltà classica.

Ho avuto il rimorso di averlo deluso quando gli annunciai che mi iscrivevo all'Università nella Facoltà di Economia e Commercio e il bravo professore di latino e greco inorridito mi rispose: ma studierai la contabilità delle imprese e la partita doppia! Dove andrà a finire la tua cultura classica?

A uno dei miei primi esami universitari, ricordo che fu l'esame di ragioneria, il docente uomo acuto e brillante, a conclusione, dopo avermi assegnato un buon voto, mi chiese incuriosito se avessi studiato al liceo classico (a quei tempi noi studenti di Economia provenivamo in maggioranza dagli Istituti tecnico-professionali). Risposi affermativamente e pensai di aver saldato il debito di gratitudine contratto col mio professore di latino e greco.

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