Campania Segreta: Sinuessa

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Importante città romana del periodo imperiale, il suo porto si inabissò misteriosamente, ed oggigiorno è interamente sommersa dalle acque del Tirreno. Poche vestigia, nelle vicinanze della riva, sono sopravvissute, e stimolano la curiosità di archeologi e ricercatori.

A dire il vero, la fondazione di Sinuessa è ancora più antica, risale al 296 a.C., quando i Romani sottomisero gli Aurunci, il popolo di origine Osca che abitava questa parte della penisola italica. Ma fu nel periodo imperiale che, trovandosi sulla via Appia, che collegava Roma a Capua, divenne un ricco e fiorente centro di commercio. Nelle sue vicinanze si produceva, ed ancora oggi si produce, il rinomato vino Falerno, tanto decantato da Cicerone e Seneca. Ebbe un ulteriore sviluppo nel I sec. d.C., quando con la via Domitiana fu collegata a Pozzuoli; le sue terme, chiamate “ Acquae Sinuessanae “, erano le più lussuose e frequentate della zona. Numerosi “ patrizi “ costruirono le loro ville qui, e la città godeva di una vita movimentata. Lo dimostra anche la grandezza del vicino teatro di Sessa Aurunca, frequentato dagli abitanti di Sinuessa. Il mistero che gli studiosi ancora non hanno risolto, è se la città fu distrutta dalle invasioni barbariche avvenute in seguito alla caduta dell’Impero Romano, come tante altre nelle vicinanze, o ancora prima da calamità naturali, come Pompei. Qui non si tratta di eruzioni, ma di terremoti, data la presenza in zona di fenomeni vulcanici di tutti i tipi, gli stessi, poi, che le regalano le tanto apprezzate acque termali. La presenza non lontana del vulcano Roccamonfina da un lato, ed i Campi Flegrei dall’altro, non escludono neanche fenomeni di bradisismo.

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Fatto sta, che il porto si inabissò ed è tuttora sommerso. Un tratto di lastricato romano, una strada chiaramente, è ancora visibile, poi interrotto dalla spiaggia e dalla vegetazione che la precede, e continua sottacqua. Le perlustrazioni, quelle ufficiali almeno, risalgono al secolo scorso, hanno riportato in superficie numerosi reperti, tra cui il più famoso è la “ Venere di Sinuessa “, che fu ritrovata sottoterra e oggi è conservata al Museo Archeologico di Napoli, e fu delineato quello che doveva essere il porto. Ritrovati sei enormi massi che dovevano servire all’ancoraggio delle navi, ed altri oggetti, come una grande testa dell’Imperatore Claudio, tutti di epoca romana. Questo sta ad indicare che dopo la scomparsa di questo porto, sul litorale domizio, non attraccarono più navi. Chi conosce la zona, sa che tra Pozzuoli e Gaeta, la costa è praticamente piatta e sabbiosa, l’unico porto era Sinuessa.
Ci sono diverse teorie su come sia sparita la città, ma fondamentalmente, tutte propendono per fenomeni di bradisismo, anche se si parlò di violenti terremoti con conseguenti tsunami, ricordando altre situazioni simili, alcune recentissime, della zona, il bradisismo è additato come principale responsabile della scomparsa di Sinuessa. Alcuni sostengono che non fu un fatto immediato, ma che successe lentamente, negli anni, altri che fu invece, una catastrofe improvvisa, e che la popolazione scappò, abbandonando la città, dalla mattina alla sera.

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Io propendo per la seconda teoria, perché finora di teorie si tratta, perché rammento la storia di Monte Nuovo, di storica memoria: una piccola collinetta nelle adiacenze del lago di Lucrino, la sera non c’era, la mattina seguente si. E non solo, il tempio di Serapide, e molto più evidentemente lo stesso porto di Pozzuoli, si sono alzati ed abbassati. Lo ricordo io personalmente, senza bisogno di scritti storici e leggende di sorta, e chi ha la mia età,ricorderà quando per salire sul traghetto per Ischia o Procida, bisognava scendere una rampa metallica, perché il porto, non il mare, aveva nettamente modificato la sua altitudine.
Altre rovine visibili sono tutte nei pressi di Mondragone, come la Torre, o il Castello che dir si voglia, che sorge su di un altura che domina l’Hotel Terme di Sinuessa, ma di costruzione Normanna, su fondamenta Romane. Qui, a Mondragone, c’è la Mediateca, che contiene molte informazioni interessanti sull’argomento, ed il Museo Civico, dove sono conservati tutti i reperti ritrovati nell’Agro del Falerno. La cosa più interessante è la Villa di punta San Limato, che costituisce un lussuoso esempio dell’architettura di Sinuessa. Nel “ frigidarium “ c’è uno splendido mosaico raffigurante delfini, pesci, un drago ed altri animali marini, simile a quelli ritrovati nelle Terme di Baia, che sono visibili a tutti. Perché purtroppo, la Villa non è visitabile, ma chi scrive, informato che presto riprenderanno gli scavi, si augura che in un vicino futuro, non solo sarà possibile visitarla, ma si organizzeranno gite subacquee, e barconi con il fondo trasparente per i non sub, come a Punta Epitaffio.

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