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Per amore del mio popolo non tacerò

Scritto da Nicola Corrado Il . Inserito in Il Palazzo

Gentile Sindaco,
 Officina Democratica in questi anni di esperienza amministrativa ha cercato di fare vivere una posizione politica sempre ancorata al ragionamento, ha utilizzato i toni del confronto ed ha prodotto contenuti di programma, accompagnando sempre le proposte alle critiche ed alle perplessità espresse sulla Sua azione di governo.
In questi ultimi giorni, prima e dopo l’ennesimo Consiglio Comunale andato deserto, gli eserciti dell’una e dell’altra parte politica sono stati radunati per lo scontro finale, noi li abbiamo disertati entrambi perché questa guerra non la vogliamo combattere, semplicemente perché è una guerra di potere, lontana dagli interessi della città, dalle ansie dei giovani, dalla disperazione di migliaia di famiglie che con dignità affrontano una crisi economica drammatica, lontana dalle lacrime segrete di chi non riesce più neanche ad immaginare il futuro.
Veda, Signor Sindaco, il punto è questo: Lei non è più nelle condizioni di governare la città, Lei oggi può ricostruire una maggioranza numerica, non certo politica, mettendo sul tavolo assessorati, presidenze, consigli di amministrazione, consulenze e la sua personale dignità, e lungo questo sentiero Lei alla fine perderà come uomo e come politico.
Perderà, cosi come ha perso il centrosinistra nella precedente esperienza amministrativa.
Ma il problema vero è che a perdere sarà la nostra città.
Ancora in queste ore si continuano ad illudere i lavoratori delle Terme caricando di significati salvifici il voto sul bilancio preventivo del Comune; la società è fallita e l’unica soluzione praticabile ci impone, come ci ha ricordato anche la Corte dei Conti,  non di creare una società gemella, per usare le parole che ha utilizzato per bocciare il mio ragionamento, bensì di mettere sul mercato  il complesso termale alla ricerca di investitori in grado, sulla base di un proprio piano industriale, di rilanciare le ragioni del termalismo e dell’occupazione.
Sulla Fincantieri è in atto un disegno sbagliato di progressivo ridimensionamento del sito produttivo fino alla chiusura, per lasciare spazio ad altre attività di natura turistica, legate al settore croceristico e dell’accomodation alberghiera.
Questa è la battaglia di futuro che vogliamo combattere con intelligenza: non dobbiamo ridimensionare il cantiere, ma rilanciarlo davvero attraverso la rotazione dello stesso verso la Maricorderia con la contestuale realizzazione del bacino di costruzione, a cui non possiamo rinunciare se vogliamo essere credibili e seri.
 Mentre  facciamo questo, possiamo accendere l’altro necessario motore di sviluppo all’interno del porto commerciale, capace di creare migliaia di posti di lavoro nel settore turistico, alberghiero, della ristorazione, del commercio, dei servizi., così disegnando una traiettoria di futuro per il centro antico e per l’intera città.
Ebbene se assumiamo i due temi insieme, avremo dalla nostra parte ed in prima fila i lavoratori della Fincantieri, in caso contrario condanneremo l’intera area all’immobilismo ed alla sconfitta, con esiti disastrosi per la città.
Infine l’area nord di Castellammare, da 20 anni prigioniera di un presente eterno, che tiene in ostaggio enormi aree industriali dismesse, attività commerciali e terziare ed un porto incompiuto e vissuto come corpo estraneo alla città.
Su questo terreno si misurano due debolezze: quella della politica, portatrice di un “pensiero debole”, incapace di superare i vincoli urbanistici, antistorici ed antieconomici, che bloccano qualsiasi idea di sviluppo, e quella degli imprenditori, che per troppo tempo sono stati subalterni ai poteri forti della politica.
Il tempo per la politica  è scaduto, è venuto il tempo di ascoltare le forze economiche che senza timidezze devono conquistare non la politica ma i cittadini sui propri progetti, parlando degli investimenti che intendono realizzare, dei posti di lavoro che intendono creare, sfidando pubblicamente, alla luce del sole ed in maniera trasparente, la politica in un confronto costruttivo e virtuoso.
Signor Sindaco Lei è una persona onesta, e forse non merita di andare a casa, anche perché è stato eletto democraticamente e negli ultimi mesi ha prodotto, insieme a tanti errori, azioni importanti nell’interesse della città;  ma in tutta onestà, Lei è in grado, nella situazione politica che si è venuta a creare, non senza sue responsabilità,   di affrontare un’agenda di governo tanto bella quanto impegnativa come quella che ho provato a tracciare?
In tutta onestà io penso di no, ed è per questo che Le  rivolgo, come uomo e come politico, un appello accorato e motivato: si dimetta e, se vuole, si ricandidi alle prossime elezioni, questa volta però, senza l’appoggio di 12 liste.