Per la macroregione del Mediterraneo occidentale: intervista a Paolo Pantani

Scritto da Giuseppe Cozzolino Il . Inserito in Vac 'e Press

sud italia

Venerdì 7 di Settembre 2018 presso la sala Calypso del Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli si è tenuta la presentazione del libro "Per la Macroregione del Mediterraneo occidentale" curato dal professor Renato D'Amico, Ordinario di Scienza Politica dell'Università degli Studi di Catania e dal Professor Andrea Piraino Ordinario di Diritto Costituzionale all'Univeristà degli Studi di Palermo, ma più che di una semplice presentazione di un libro si è trattato di un importante convegno sul tema del macroregionalismo, una giornata di lavori ricca di nomi di eccellenza nei propri settori. Il testo stesso è il risultato di altro importante convegno sul tema, svoltosi a Palermo l'anno scorso. Il volume vuole lanciare l’idea della costituzione della Macroregione del Mediterraneo occidentale, collocandosi, dunque, nel quadro di quella «Strategia macro-regionale» che, nell’ambito del più generale obiettivo della cooperazione territoriale, rappresenta un laboratorio sperimentale dell’integrazione europea.


Approfittiamo oggi della gentilezza del dottor Paolo Pantani Presidente Emerito Acli Beni Culturali - Coordinatore del Forum di Ottobre “Macroregione del Mediterraneo Occidentale”, per porgli qualche domanda sull'argomento.


●Per cominciare una domanda tanto generica quanto complicata, quali le ragioni della strategia Macroregione?
Le macroregioni si ispirano all'obiettivo stabilito con Il Trattato di Lisbona,che abolisce i "pilastri", provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, viene promossa la costituzione di macroaree per la coesione territoriale, anche fra paesi non appartenenti alla UE, puntando molto sulle comunità locali, anche per colmare il "deficit democratico" di cui soffrono tutte le istituzioni europee dall'inizio della loro costituzione.

Le macroregioni sono infatti il risultato di una strategia per realizzare “Una struttura di governance multilevel che, con il superamento dei limiti territoriali garantisca la partecipazione delle Autorità regionali, locali e dei cittadini alle politiche di cooperazione europee ed euromediterranee per la cultura,la tutela ambientale, la ricerca scientifica, l’innovazione, I sistemi energetici, la connettività territoriale, la mobilità urbana sostenibile, e dunque lo sviluppo socio economico della terra meridionale e dei paesi rivieraschi del Mediterraneo centro occidentale”.

● Partiamo dal libro presentato che è anche il documento conclusivo del convegno palermitano, in quel testo viene rimarcato il ruolo indispensabile delle comunità locali nella costruzione della Macroregione, soprattutto in rapporto all'integrazione europea. Qual è la sua opinione in merito al ruolo delle città nella cotruzione della macroregione, E in particolare di città del sud come Napoli e Palermo?
Come hai detto il libro presentato è il documento conclusivo dell'importantissimo convegno internazionale organizzato dalla Università Telematica “Pegaso” e svoltosi a Palermo il 6 e il 7 Luglio 2017. Ritengo molto interessante che quella assise è stata organizzata da una Università, con sede a Napoli ,in una altra capitale del Sud, come Palermo. Quindi già dalla sua genesi viene rimarcato il ruolo indispensabile delle comunità locali nella costruzione della Macroregione, soprattutto in rapporto all'integrazione europea. Le grandi città infatti hanno sempre svolto un ruolo propulsivo nella plurimillenaria storia di questa area ricca di civiltà, culture, religioni. Napoli e Palermo sono città peculiari, connesse e rivali, in sinergia da sempre, infatti per secoli si sono alternate come poli del potere in Meridione, fra spinte centraliste e indipendentismo. Il fatto stesso che il convegno internazionale è stato organizzato da una università napoletana a Palermo, che gli autori sono siciliani, uno di Catania Renato D'Amico e l'altro di Palermo Andrea Piraino, ( altro dualismo storico superato), che il primo Forum per la Macroregione del Mediterraneo Occidentale è stato organizzato dalla Università degli Studi di Messina, che la presentazione in esclusiva del libro è stata fatta a Napoli e che il secondo Forum si terrà di nuovo a Napoli ad Ottobre, testimonia una rete di rapporti umani e di condivisione, che difatti è già una macroregione, del resto, possiamo affermare tranquillamente, lo siamo sempre stati nei millenni passati.

●Nel libro si parla anche di macroregione Alpina, Adriatico-ionica, danubiana e baltica, sono esperienze da cui si può apprendere una lezione?
Per quanto riguarda le macroregioni Baltica,Danubiana, Alpina e Adriatico-Yonica, si è cominciato dalle sinergie tra università e distretti di ricerca, dalla prevenzione delle catastrofi naturali,al turismo, alla pesca, alla energia.La politica macroregionale compie dieci anni,con un bilancio di luci ed ombre.Esiste la necessità di dare una accellerata su strade e ferrovie per migliorare i collegamenti e l'interconnessione in Europa e anche di una politica energetica che non disperda risorse e utilizzi quando è possibile anche gli scarti.Tutto questo rappresenta una opportunità di crescita del territorio e, conseguentemente,anche per le imprese, attraverso bandi,partership, sinergie in ricerca e innovazione. Malgrado tutto questo, questa configurazione territoriale risulta essere quasi sconosciuta. tutto è partito nell'area baltica con la prima iniziativa "nata dal basso" dalle esigenze di regioni,lander e territori viciniori di costruire reti e sinergie per valorizzare il patrimonio comune:E' stata fatta dall'europarlamentare Andrea Cozzolino nel gennaio 2018, una prima relazione, la quale è stata una occasione rara per fare un primo bilancio di quattro esperienze nate, all'inizio,al di fuori di ogni egida o "patente Ue".Oggi, benchè inserite ufficialmente nella cooperazione territoriale sostenuta da Bruxelles attraverso i fondi Fesr ( di sviluppo regionale ),queste realtà si interrogano sul loro avvenire. infatti Andrea Cozzolino è diventato il portavoce del Parlamento Europeo per la Riforma dei fondi strutturali e si sta discutendo proprio di abolire il sostegno alle regioni in ritardo di sviluppo, come le nostre, proprio per dedicarle tutte alle macroregioni. Le attuali macroregioni Baltica, Danubiana, Alpina e Adriatico-Yonica si reggono su un "patto" con Bruxelles che si basa su tre pilastri, i famosti TRE NO: no a finanziamenti, no a un budget ad hoc, no a una struttura e e a personale dedicati. Un obiettivo altamente nobile, all'inizio: non si voleva creare una sovrastruttura che "appesantisse" le Pa dei Paesi membri e disperdesse i fondi in mille rivoli, ma, soprattutto, stimolare i anche gli stati ad impegnarsi con proprie risorse. Tuttavia, mentre si discute di come destinare il bilancio post-2020 , (il quale sarà più "povero" senza il Regno Unito,mentre le sfide, dall'immigrazione alla crescita economica aumentano), solo adesso di macroregioni si comincia a parlare, grazie alle nostre iniziative. Nel novembre scorso sono state le regioni alpine, nel corso del forum annuale di Eusalp, a rompere gli indugi: "chiediamo all'Europa di assicurare che e strategie macroregionali siano tenute in considerazione.

●Al di là del macroregionalismo la realtà attuale è caratterizzata dal regionalismo italiano e dal modello di federalismo fiscale cosi come delineato dal legislatore, nei fatti a trazione nordista. Quale la sua opinione sulle conseguenze dei referendum consultivi sull'autonomia di Veneto e Lombardia su tale modello?
Le conseguenze dei referendum sulle autonomie di alcune regioni italiane, seguite a ruota da tutte le altre del centro-nord, sono state purtroppo recepite dal governo della scorsa legislatura, così come tutti i contenuti del contratto di governo prevedono un forte calo delle risorse fiscali statali per la conseguenza della "flat tax", mentre aumenteranno cosiderevolmente le spese per la revisione della "Legge Fornero" sulle pensioni e per l'annunciato reddito di cittadinanza. Questa autonomia regionale consente solo ai cittadini delle regioni più ricche risorse adeguate e penalizza tutti gli altri italiani somministrando a loro ridotte risorse per tutte le necessità educative e sociali, rompendo di fatto il patto costituzionale che prevede all'art. 53 i diritti all’istruzione o ai servizi sanitari indipendentemente dal loro reddito. "De iure e de facto" si rompe l'azione redistributiva dello Stato, speriamo che il Parlamento non approvi leggi così palesemente incostituzionali.

●La strategia macroregionale necessita di modifiche al sistema fiscale?
Per quanto riguarda il sistema fiscale di una ipotetica macroregione, le strategie macroregionali non comportano cambiamenti costituzionali, nè assemblee elettive, quindi i sistemi fiscali restano immutati e sono attribuzioni dell'esercizio della sovranità degli stati o delle regioni autonome che fanno parte della macroarea definita. Naturalmente, nel caso di progetti trans-nazionali, saranno gli stati membri a uniformare il trattamento fiscale, per evitare squilibri. Ma già da ora sono previste, in area europea, le Z.E.S., Zone Economiche Speciali, si potrebbero estendere ai paesi extra-europei.

●Un'ultima domanda prima di salutarci, quali dovrebbero essere le azioni e le strategie per tracciare la via verso il modello macroregionale?
La strategia che ci siamo dati nell'Aula Magna della Università degli Studi di Messina durante il Forum "per la Macroregione del Mediterraneo occidentale", nel corso della tavola rotonda pomeridiana,è stata questa: bisogna attuare con determinazione azioni rivolte alla Pubblica Opinione per superare il, già descritto sopra, "deficit democratico" di cui soffrono tutte le istituzioni europee dall'inizio della loro costituzione.
E' una "azione dal basso", naturalmente, come già descritto, sono essenziali le interlocuzioni con le comunità locali, le città metropolitane,le associazioni dei comuni e delle regioni,le associazioni civiche e istituzionali( come SVIMEZ, EURISPES, ANIMI, ACLI, CIVICRAZIA), insomma tutta la democrazia partecipata e la democrazia civica. Per questo stiamo organizzando il Forum di Napoli nella terza decade di Ottobre. Pensiamo di invitare tutti i presidenti delle regioni meridionali,la Regione Basilicata ha già aderito, ma ad ottobre si tengono le elezioni, inviteremo il Direttore Generale alla programmazione della Basilicata Elio Manti, il quale già fa parte del nostro gruppo, la Repubblica di Tunisia,(ha già aderito la Console Generale a Napoli Beya Abdelbaki Fraoua), Malta, Marocco, Algeria, Egitto e stiamo contattando la Spagna, il Portogallo e la Francia. Ovviamente il processo non si conclude ad ottobre, pensiamo però di avere, subito dopo, una veste istituzionale per partecipare al: https://rappnato.esteri.it/rapp_nato_bruxelles/it/ambasciata/news/2018/07/rome-med-mediterranean-dialogues.html organizzato dall'I.S.P.I. promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che si svolgerà dal 22 al 24 novembre a Roma, probabilmente nell'Hotel Parco dei Principi. Abbiamo già chiesto di essere accreditati all'I.S.P.I., Istituto di Studi Politici Internazionali , con sede a Milano e suppongo che saremo ascoltati con attenzione, anche se parleremo in Inglese, lingua ufficiale dei "dialoghi mediterranei" a Roma.Al Governo Centrale,ai rappresentanti delle comunità locali e dei governi stranieri, chiediamo con forza di superare il "vulnus" di una intera area, afferente a circa 450-500 milioni di cittadini, come bacino di utenza, peraltro in continua pressione demografica, soprattutto dalla "sponda Sud", della mancanza di una macroregione europea nel Mediterraneo occidentale, unica area scoperta,la quale è attualmente vista solo come problema e non come opportunità. Vi ringrazio e un forte saluto Meridionalista e Mediterraneo. Paolo Pantani

 

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