Napoli in mostra: Incontri sensibili. Paolo La Motta guarda Capodimonte

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Mostre

Paolo la Motta

Fino al prossimo 30 ottobre sarà possibile visitare la mostra “Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte” presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte. L’evento, realizzato a cura di Sylvain Bellenger, si innesta nel sistema di “incontri sensibili” creato per incrementare il dialogo tra la collezione storica di Capodimonte e gli artisti del panorama contemporaneo.


Il lavoro di Paolo La Motta è solo una delle ultime esperienze di interazione tra l’arte museale di Capodimonte e le sperimentazioni contemporanee: tra gli incontri sensibili si annoverano quelli di Bourgeois e Guarino, Jan Fabre con Naturalia e Mirabilia.
L’innovazione portata dall’artista risiede nell’insolita riflessione sulla storia, focalizzandosi sugli aspetti sensibili della stessa al fine di scoprire significati inediti. In questo percorso artistico ciò che colpisce il fruitore è l’espressività delle opere realizzate, il linguaggio inconfutabile proprio dell’artista e la sensibilità plastica che imprigiona nelle sue opere.
All’interno di un excursus tempore avviene una commistione di stile e saperi, dalle arti figurati del Seicento fino all’astrattismo napoletano dell’Ottocento. Il museo di Capodimonte con le sue incommensurabili ricchezze riesce ad esercitare ancora oggi una forte influenza sulle generazioni produttrici di arte contemporanea.
L’artista, Paolo La Motta, in questa occasione restituisce alla città Napoli il suo lato partenopeo. Egli vive ed è cresciuto nel quartiere storico della Sanità. Un luogo che ha ispirato da sempre grandi artisti come il fotografo Mimmo Jodice e lo scultore Vincenzo Gemito. Specificamente l’artista vive in via dei Miracoli, una strada a poca distanza dal Museo di Capodimonte, luogo dove ha trascorso diverse esperienze.
La Motta proviene da una formazione artistica coronatasi con il diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, luogo dove crebbe sotto la sapiente guida del suo maestro Augusto Perez.
Durante i fervidi anni della formazione, La Motta inizierò la sua ricerca radicale nei confronti delle arti figurative contemporanee. Una vita, legata alla tradizione artistica della scuola napoletana, che cerca di restituire concretamente le forme astratte dell’irraggiungibile.
La Motta è un artista singolare, dal talento indiscusso ma al contempo è anche una persona dotata di grande umanità. Sicuramente è ricordato per l’opera “Genny 2007” dedicata all’alunno Genny Cesarano che conobbe nel rione Sanità. Un polittico composto da quattro dipinti e da un busto di terracotta.
L’opera in questione dialoga e si integra perfettamente con le cinque opere della sala di Capodimonte (Il Bambino Gesù, il busto di San Giovanni, i fanciulli di Mancini e Solimena, il ragazzo di spalle fotografato da Mimmo Jodice). Sebbene, in apparenza, le opere possono sembrare discordanti tra loro in realtà c’è un unico filone che le accomuna, quello dell’infanzia.

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