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Da Roma fino a Bagnoli: gli immigrati si trasformano in silenti spazzini abusivi.

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Linea di Confine

CIARAMELLA

Lo avrete ribadito nel silenzio della vostra auto in sosta a un semaforo, o nel rilascio del 5 centesimi di resto dopo la fila al casello, quanto odiate vedere gente inerme e disperata di fronte all’estrema richiesta di elemosina; quella violenza messa in atto su voi stessi dalla loro indolente disperazione, vi avrà fatto pensare: «dai forza, cerca un misero lavoro e smettila di restare qui fermo a chiedere soldi che comunque non avrai!».

Lo stesso banale processo mentale avrà spinto tre nigeriani a divenire gli spazzini silenti di Bagnoli, acquistando fama e visibilità nel giro di qualche settimana.
Parliamo di un nuovo abusivismo delle pulizie per strada, targato Africa, che nel 2017 ha spopolato a Roma Nord. I migranti si ingegnano per guadagnare qualche spicciolo, forti forse del tacito assenso di una dormiente loggia politica; forse un’iniziativa per sostenere il vento caldo della campagna a favore dell’immigrazione? Comunque sia il fenomeno si diffonde in maniera repentina, al punto che la gente non sembra avere il tempo di chiedersi se questi nuovi tuttofare di ventura abbiano veramente partorito il nobile proposito da sé, o siano la risposta ai tentativi di dirottamento salviniano della campagna sinistroide. La gente reagisce con benevolenza: lascia soldi, sorrisi, occhiate di approvazione, e in qualche caso si sente così commossa dentro da spendere parole e complimenti. Sembra che il seme della discordia gettato dal minareto del Carroccio non abbia ancora attecchito.
Maggio scorso a Matera, il fenomeno si ripete manco ci fosse una Chiara Ferragni con guanti in lattice giallo e paletta a guidare la rivolta degli spazzini abusivi. La ribalta culturale, il nuovo umanesimo (per usare una cara citazione di un celebre concittadino) e persino i fiumi di pellegrini in bus da tutte le regioni d’Italia, vengono offuscati per qualche giorno da questa genialata, apertamente e volutamente incoraggiata dal sindaco e dalla giunta comunale. Quanto non si fa per il bene dell’integrazione? E non dimentichiamo i centri accoglienza…
Questo giugno, invece, è stata la volta di Alfred il nigeriano simpatico di Napoli centro. Il suo viso spacca gli obiettivi delle telecamere di Fanpage, quando dichiara con semplicità e sorriso bonario che «a Napoli si vive bene perché la gente non è razzista»; si capisce subito che Alfred è già perfettamente integrato nella compagine sociale forse perché racconta di essere in cerca di un leggendario lavoro fisso, o probabilmente perché affermandolo non riesce a trattenersi dal ridere. Il nostro sindaco non ne sa nulla, non ha certo sostenuto l’iniziativa, forse scoprendolo avrà pensato che in fondo Napoli accoglie tutti. Dello stesso avviso non sono però alcuni residenti di Bagnoli alla cui corte 3 giovani nigeriani, Oligy, Tony e Osasi, raschiano monnezza e cesellano arbusti per pochi spiccioli e in casi fortunati per soli 10 euro in cambio di 2 o 3 giorni di lavoro. Ad alcuni di questi signori non piace l’idea di sborsare altri danari per la pulizia delle strade, insomma per un servizio abusivo che non avrebbe ragione di esistere; la polemica divide in due i residenti di Bagnoli e chiama in causa la mancanza di un’adeguata pulizia a dispetto di salatissime tasse, una mancanza che stride come una pietra strisciante su una lavagna di ardesia.
Ah, l’abusivismo, vecchia nota dolente del napoletano. Forse bisognerebbe spiegare a certi signori che un’accusa di tal natura stride più della negligenza stessa.