Napoli milionaria ma virtuale, simulata, inesistente

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Succede a Napoli

moneta de magistris

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha annunciato la sua intenzione di dar vita ad una moneta virtuale cioè simulata, forse potenziale, che dovrebbe affiancare l'euro circolando all'inizio tra i cittadini per gli acquisti in alcuni negozi locali e poi diffondendosi dovunque, in Italia (e perché no?) anche all'estero.

La notizia sarebbe esilarante se non fosse anche inquietante. L'inquietudine viene dall'evidente squilibrio tra la situazione finanziaria in cui versa il Comune di Napoli e le ambizioni del sindaco che punta a fare della città una specie di repubblica indipendente capace di emettere una moneta a larga reputazione e candidata ad una universale circolazione. Il Comune è infatti da anni in difficoltà a far quadrare i suoi conti, a incassare dai cittadini tasse e sovratasse e a pagare non solo gli stipendi ai dipendenti ma sopratutto i fornitori. Compiere il passo di emettere una moneta (sarebbe denominata "Partenope") prevedendo che essa circoli nelle transazioni tra i privati e soprattutto permetta all'amministrazione municipale di pagare i suoi debiti, è compiere un passo azzardato. È facile prevedere un flop.

Qualcosa di simile in verità è già accaduto al Comune di Napoli: quando il sindaco era al suo primo mandato, c'era tra gli assessori il giornalista Marco Esposito (che aveva imboccato temporaneamente la strada della politica) e fu tentato un esperimento simile, l'emissione di una moneta virtuale (denominata Napo), che dopo pochi mesi di vita scomparve dalla scena non avendo svolto alcuna funzione rilevante.

Se consultiamo la documentazione diffusa tramite Internet sulle monete virtuali esistenti, ci accorgiamo che queste monete sono strumenti ad alto rischio. Servono per scopi speculativi e perciò il loro valore fluttua nel tempo, toccando di volta in volta alti e bassi notevoli. Sfuggono per lo più ad una regolamentazione, nonostante i tentativi di creare registri pubblici che tutti potrebbero consultare. In alcuni casi le monete virtuali sono state utilizzate per il commercio di beni e servizi illegali. Insomma sono strumenti da usare con cautela e, a mio avviso, per un cittadino che non abbia familiarità con la rete telematica, la moneta virtuale è densa di pericoli.

Potrei citare altre questioni (e non la moneta virtuale) a cui il sindaco di Napoli potrebbe dedicarsi per il bene della città e dei suoi abitanti. Ad esempio, per non toccare i grandi problemi dell'igiene pubblica, della sicurezza delle strade, del traffico, si può citare il caso dell'abbandono della Villa Comunale che riassume alcuni dei problemi or ora citati. Ma restringiamo ancora di più l'orizzonte e guardiamo il tratto di città compreso tra Viale Dohrn e Via Caracciolo. È un luogo molto frequentato specie nei giorni festivi. Potrebbe essere curato con poca spesa pubblica. Potrebbe essere reso più amabile di quanto ora lo sia. Invece oggi Via Caracciolo è utilizzata saltuariamente a scopo commerciale per mostre e vendita di cibi, che evidentemente servono a procurare con le licenze concesse ai privati qualche denaro alle casse del Comune.

C'è da chiedersi insomma se nel tentativo di dedicarsi a fenomeni virtuali il sindaco e i suoi assessori non rendano virtuale anche l'immagine, la bellezza, il paesaggio di Napoli.

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