Il Congresso PD serve il prima possibile

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Vac 'e Press

martina richetti zingaretti

Mi dispiace che una parte del PD non riesca a capire una cosa così semplice. Forse non vuole capirla e dirò dopo perché. È chiaro che, alle ultime politiche, LeU non è riuscito a prendere i voti della sinistra che, invece, si sono dirottati quasi tutti verso il M5S-MSI e in parte anche verso la Lega. Però l'unica possibilità di allargare il consenso del Partito Democratico è quello di recuperare i voti della sinistra che tradizionalmente lo votava. Non si faccia riferimento a LeU, ripeto, poiché LeU non rappresenta niente: la gente di sinistra è abituata a giocarsela per vincere non per votare partiti di testimonianza come LeU.


Un altro punto chiave intorno al quale è inutile girare: il motivo principale per cui la sinistra se n'è andata negli ultimi tempi dal Partito Democratico è Matteo Renzi.
Però va detto, per onestà intellettuale, che già con Pierluigi Bersani si era visto il problema della frattura con l’elettorato di sinistra e, in particolare, con il secondo governo di Romano Prodi e la sua teoria dei due tempi. Nel 2006, Berlusconi aveva fatto risalire il debito e Prodi era preso e compreso dalla voglia di “riportare il debito sotto controllo” si disse: “prima riduciamo il debito e poi facciamo qualcosa di sinistra”. Ecco là si è creata una prima insanabile frattura con il popolo della sinistra, e, non a caso, Bersani era uno dei principali e più autorevoli sostenitori della teoria dei due tempi. Se si vanno a vedere i dati, quel governo che poi, infatti, dopo poco cadde generò un avanzo primario di circa il 6%, un record non solo per l’Italia. Tasse, tasse e tasse, come ammise l’ex Ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che dopo qualche anno disse che il suo errore principale era stato non aver ridotto abbastanza la spesa improduttiva e gli sprechi, puntando solo sull’aumento del prelievo fiscale.
Le conseguenze della spaccatura con l’elettorato tradizionale di centro-sinistra si videro già nelle elezioni del 2008 che portarono ad una landslide victory di Silvio Berlusconi, proprio colui che aveva fatto nascere l’esigenza di aumentare le tasse. Il PD capeggiato da Walter Veltroni scende dal 43 a poco più del 30%. All’epoca non c’era un terzo polo e per punire un polo si votava l’altro, anche se era la causa originaria del problema poiché non c’erano alternative e bastava che Berlusconi si vendesse una nuova verginità che non aveva e mettesse qualche volto nuovo nel partito per riconquistare i consensi. Lo stesso valeva per il PD e per la sinistra. Era la rendita di posizione del bipolarismo. L’elettore arrabbiato poteva solo buttar giù dalla torre uno dei contendenti votando l’altro.
Qualcosa succedeva nei rispettivi elettorati, come il fenomeno Antonio Di Pietro che riesce a collezionare quote crescenti di elettorato, arrivando in un’occasione alla cifra del 10% dei consensi da parte di persone per lo più deluse da un PD che appariva sempre più parte della casta e delle élites dominanti. Di Pietro riusciva, almeno in parte, ad assorbire gli indignati elettori del partito stanco di scendere a patti con gente come Clemente Mastella. In questo, la legge elettorale giocava un ruolo importante, poiché costringeva ad amplissime ed eterogenee alleanze, donando ai piccoli partiti un enorme potere di veto e di condizionamento.
La grande novità è rappresentata dalle elezioni politiche del 2012. Il bipolarismo finisce poiché di fronte ai disastri di Berlusconi e alla frattura dell’elettorato di sinistra con il proprio partito di riferimento, il PD, capeggiato per l’occasione da Pierluigi Bersani, si sceglie per la prima volta un terzo polo. Il terzo polo non aveva proposte credibili, se non quella di essere l’alternativa, non importa quanto sciagurata e improvvisata, ai due litiganti inconcludenti. Era unito dal No ai partiti precedenti. Un vaffa a destra e a manca e l’affermazione di un diritto di votare altro da parte di molti elettori delusi della destra e della sinistra. Quelle elezioni già portano il PD giù al 25%.
La cacciata violenta della sinistra dal partito è, però, qualcosa di nuovo che è all'origine del crollo recente e del rischio di estinzione del PD. Non si sono capiti gli errori già di Bersani e, anziché correggere la rotta, si è proseguito sulla strada della perdita di identità del PD. La “rottamazione” di Matteo Renzi ha significato, di fatto, cacciare non la vecchia politica, ma cacciare tutti quelli che erano di sinistra dal partito, a cominciare dai dirigenti fino all'ultimo dei militanti di sinistra.
È evidente che hanno ragione quelli che dicono che bisogna far ritornare questa gente all'interno del partito se si vuole invertire la rotta. Attenzione, non dico vincere le elezioni, ma almeno essere uno dei contendenti principali. Inutile pensare di ottenere il consenso di un fantomatico “fronte repubblicano ed europeista à la Macron” che non c’è più neppure in Francia. E qual è il modo migliore per far ritornare questa gente della sinistra? È che Renzi si metta da parte! Va detto senza giri di parole, con coraggio, anche da parte di chi come me ha ammirato il carisma di Renzi e ha guardato con favore la sua iniziale ascesa politica.
Ero però anche sempre sorpreso dai suoi tweet continui ed inattesi contro Susanna Camusso anche quando la Camusso non diceva niente di strano. Si notava già allora un certo bias, un’asimmetria a destra della rottamazione. Mi lasciavano basito anche i tweets contro Massimo D’Alema anche quando baffino se ne stava per i fatti suoi, buon buonino, anzi sosteneva Renzi, aspettandosi, in fondo legittimamente, la nomina a Commissario per gli affari esteri della UE. Si rottamavano i leader ex PCI-DS, mentre si rilanciavano gli ex-DC, ex-PRI-PLI-UDC-SC e chi più ne ha più ne metta.
La rottamazione doveva servire a prendere i voti della destra. Il ragionamento era banale: se sbattiamo fuori la sinistra che non ha più seguito prendiamo i voti della destra che sono in libera uscita per il prevedibile crollo di Berlusconi. Matteo Renzi vedeva una prateria a destra e un orticello sempre più piccolo a sinistra e allora buttava letame nell’orticello lanciandosi nelle praterie aperte e sconfinate del centro-destra. All’inizio andò bene, ma solo per poco, poiché quelle praterie, a parte qualche scorribanda, Renzi non è riuscito mai a prenderle, poiché Renzi è una fotocopia della destra e Salvini ha capito che poteva essere lui l'erede di Berlusconi, se solo rinunciava ad alcuni cavalli di battaglia della vecchia Lega Nord e cominciava forte a soffiare sul fuoco dell’odio razziale per far rinascere l’orgoglio della destra. L’immigrazione sta rappresentando per Salvini quello che l’anticomunismo di maniera rappresentava per Berlusconi: un formidabile collante politico per discriminare fra chi sta con la destra e chi sta con la sinistra. Su quella strada, Salvini sapeva bene che Renzi non poteva andare. Minniti ci ha provato anche, ma alla fotocopia renziana, l’elettore di destra preferiva l’originale salviniano. Intanto quell’orticello a sinistra si riduceva sempre di più, poiché per togliersi il letame di dosso e non avendo alcuna reale alternativa, la gente di sinistra se ne andava nel M5S-MSI. È stata quella l’alternativa al bipolarismo per gli elettori stufi della sinistra che scimmiotta la destra.
A ben vedere è lo stesso errore strategico commesso da Bettino Craxi negli anni Ottanta, ma non da quel genio della politica che è stato Francois Mitterand. Al contrario di Craxi, Mitterand superò a sinistra il Partito Comunista Francese, con la sua politica delle nazionalizzazioni, che usò come collante del centro-sinistra nelle elezioni presidenziali, che vinse facendo scomparire il PCF.
Del resto, più passava il tempo, più sentiva parlare di Renzusconi e si vedeva il PD scimmiottare la destra, più l’elettore di sinistra si chiedeva: “Cosa ce ne frega a noi di sinistra di prendere i voti della destra con politiche di destra? Io voglio i voti della sinistra e con quelli avere una parte dei consensi della Destra o del Centro Moderato per cercare di vincere le elezioni. Non voglio vincere le elezioni con Berlusconi! Non mi interessa! Questo lo può fare Berlusconi. Alla sinistra che cosa interessa fare un governo con Berlusconi e con i suoi elettori che vogliono l'opposto di quello che voglio io?”
Mi sembra veramente che Renzi abbia portato il PD verso una deriva Senza ritorno e non è un caso che il PD stia scomparendo perché è diventato contro natura! Le cose contro natura in politica scompaiono, non si riproducono più.
Il M5S ha avuto l’abilità di capire che questo stava accadendo e ha confezionato una proposta politica non di sinistra, poiché non sono di sinistra e Di Maio ci tiene sempre a precisarlo, poiché un buon 60% dei suoi elettori viene da Berlusconi. Piuttosto, il M5S ha confezionato un programma di simil-sinistra che però è bastato ad attrarre dalla propria parte un elettorato che il proprio legittimo punto di riferimento voleva cacciare via con il lanciafiamme. Un’insalata fatta di reddito di cittadinanza, pensioni facili, no Tav, ambientalismo straccione, pauperismo e, soprattutto, simil-berlingueriano spirito anti-casta. Sono stati questi i grimaldelli che il M5S sta usando per scavalcare a sinistra il PD e ci sta riuscendo come fece Mitterand con il PCF.
Renzi e, da quello che si legge su internet, anche il buon ministro, Carlo Calenda, pensano che il voto sia post-ideologico e quindi la gente voti perché un politico è bello e simpatico, non perché esprime interessi di un ceto sociale, prima ancora che politico. Ora, a parte il fatto che Renzi è considerato da molti di un'antipatia fuori dal comune. A parte anche il fatto che, sicuramente, il PD è vittima di un elitismo che Renzi ha ulteriormente sviluppato e che è anche esso all'origine dell'indebolimento della sinistra, ma la principale causa della deriva del PD è proprio quella di voler essere un partito post-ideologico che per principio rinuncia alla propria stessa identità per inseguire un vuoto cosmico: la presunta bellezza e simpatia del leader! Un partito leaderistico e post-ideologico, liquido, che rinuncia alla propria base e alle proprie sezioni, con alla guida un ceto politico elitista, di pura casta politica, che neppure ha più il bagno di legittimazione rappresentato dal consenso popolare delle elezioni poiché viene deciso dal leader in persona è un partito destinato a scomparire!
Checché se ne dica, non c'è un partito post-ideologico in politica. La politica non è una gara di bellezza! La politica è rappresentanza di interessi e nel momento in cui un partito di sinistra dimentica che nella società ci sono i forti e i deboli, i ricchi e i poveri, i padroni e gli operai quel partito diventa solo folclore e nessuno lo vota più. Nessuno è più disposto a mantenere la sua casta politica.
Non crediamo troppo a queste balle intellettuali che non esiste la destra e la sinistra. La destra e la sinistra esisteranno sempre finché esisteranno i ceti e le classi sociali. Per ora esistono ancora e il M5S-MSI assieme con la Lega hanno fatto una politica che tiene conto di queste classi sociali. Non hanno fatto un beauty contest in cui gli elettori scelgono le idee più belle, ma rappresentanza di interessi! E M5S-MSI e Lega di Salvini ci sono riusciti alla grande, gliene va dato atto, anche se il paragone con Mitterand può far male.
L'hanno fatto in modo populistico e falso. Hanno ingannato la povera gente che gli porterà prima o poi il conto, poiché le mirabolanti promesse che hanno fatto non le realizzeranno mai, ma per ora hanno vinto le elezioni e sono al potere, mentre si parla di scioglimento del PD.
Quando comincia a parlare degli interessi della gente il PD, invece che della propria sopravvivenza e di cosa farà Renzi quando diventa grande? Quando lo farà ritornerà a fare politica. Se invece continua a fare i beauty contest e a litigare fra renziani e anti-renziani rischia di scomparire, poiché ai disoccupati, alla gente che vive facendo i riders non interessa un fico secco di Renzi, poiché Renzi non ha niente da dire a quella gente. La politica come beauty contest può interessare a chi ha una certa stabilità economica. Perciò il PD vince ai Parioli.
Per riconquistare il voto di quei deboli, occorrono proposte che possano aiutarli a risollevarsi. Se si continua a discutere di Renzi che non ha dato alcuna soluzione a quei ceti, anzi li ha messi da parte offrendo loro poco o niente, non si va da nessuna parte.
Questo significa che “bisogna ritornare ad essere di sinistra”. Significa avere proposte per quei ceti che una volta si affidavano al PD e ora non più poiché con Renzi (e ancora prima con Bersani e il secondo governo Prodi) ci si è allontanati dalle fonti di ispirazione del centro-sinistra.
Per uscire dalle parole e andare ai fatti e ai programmi, provo qui sinteticamente a individuare alcuni punti chiave di un nuovo programma politico del centro-sinistra. Il Congresso serva a questo. Prima di tutto a sgombrare il campo dalla figura di Renzi, per il suo stesso bene, oltre che per il bene del partito.
Poi il congresso sia fatto subito anche per individuare una nuova classe dirigente ed un nuovo programma politico rispetto a quello che il PD ha avuto fino ad oggi, con alcune parole chiave fondamentali. Occorre, in particolare:
A) dire parole chiare sull'UE: occorre dire chiaro e tondo che il Mezzogiorno ha bisogno di lavoro, va ridotta la spesa improduttiva, compreso quella per il ceto politico e pensato un programma di assunzioni per i giovani, soprattutto nel SUD. Chiedere l'immediata eliminazione del blocco del turnover previsto dalla legge Madia, favorire un piano di assunzioni dei neo-laureati da parte del pubblico in ogni campo in cui è necessario;
B) estendere la cosiddetta flessibilità europea sul deficit di bilancio a favore di un piano massiccio di investimenti pubblici che favorisca davvero la crescita del Mezzogiorno, come ha fatto la Cassa per il Mezzogiorno negli anni d’oro della convergenza del Mezzogiorno. La spesa pubblica improduttiva non fa crescere il PIL e quindi va ridotta drasticamente, ma quella produttiva per investimenti pubblici, infrastrutture e così via va aumentata in modo massiccio ed immediato. Nel Mezzogiorno occorre una TAV da Salerno a Palermo e da Napoli a Lecce. Occorre subito! Per i cittadini, per il commercio, per il turismo. Rafforzamento delle autostrade, piano di aeroporti per le aree turistiche. Questo porta sviluppo e lavoro, fa crescere il PIL e ridurre il debito pubblico, non i sussidi.
C) fare politiche redistributive del tipo i 90 euro (l'unica cosa buona fatta da Renzi in termini di consenso che lo portò al 40%);
D) Proporre di rafforzare il REI ed estenderlo a tutti i poveri;
E) elaborare proposte per ridurre tutti i privilegi ovunque siano.
Ecco come si fa a riprendere il voti della sinistra e della gente che una volta vedeva nel PD la risposta ai propri problemi! Facendo proposte che rispondano ai loro interessi concreti di lavoro, occupazione e reddito prima di tutto!

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