Campania Segreta: Calvi

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Port'Alba

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Da non confondere con Calvi Risorta, che si trova nel Casertano, tra Capua e Teano, questo è un comune prettamente agricolo, poco distante da Benevento.
L’etimologia del nome deriva dal Latino “calvus “, spoglio, infatti la zona non è ricoperta dai fitti boschi del Sannio, come gran parte dei luoghi limitrofi.

Anticamente fu teatro di battaglie tra gli eserciti Romani e Sanniti, ed in seguito sempre tra i Romani ed i Cartaginesi, che come già abbiamo visto parlando di Cerreto Sannita e Faicchio, passarono di qui, confidando sull’aiuto delle popolazioni locali, storicamente nemiche dei Romani. Si ricorda lo scontro tra Tiberio Sempronio Gracco ed il generale cartaginese Annone, figlio di Bomilcare, durante la seconda guerra punica, che vide vincitore il primo. Successivamente vi fu un altro scontro tra il console Quinto Fulvio Flacco e lo stesso generale Annone, che fu nuovamente sconfitto. Una frazione di Calvi, chiamata il Cubante,che segnava il confine del territorio conquistato dai Romani, detto “ agro taurisino “, fu abitata da una colonia di Liguri, qui trapiantata dal console Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, che dal nome della sua “ gens “, furono chiamati i Corneliani. Da qui passava l’Appia antica, che collegava Benevento con “ Aeclanum “, altro luogo di accampamenti, con il tempo divenuto “ civitas “, oggi Mirabella Eclana.
Nell’anno 1129, vi si accampò Ruggero II il Normanno, muovendo guerra contro Benevento, e qui ricevette il pontefice Onorio III; nuovamente vi si accamparono le truppe del papa, nel 1229, che avanzavano contro Federico II di Svevia. Fu ancora teatro di battaglie, a varie riprese gli Angioini vi sconfissero gli Aragonesi, ma attorno al 1140 il territorio godette di un relativo periodo di pace, e l’imperatore Federico vi fece costruire un palazzo che elesse a sua residenza di caccia. L’edificio fu in seguito restaurato da Carlo I d’Angiò, che lo fece fortificare, quindi ospitò ,nel secolo successivo, re Ladislao I di Napoli, e poi re Ferdinando I d’Aragona.
Nel 1593 fu acquistato dai principi Spinelli, che lo trasformarono nella loro dimora di campagna, da cui il nome con il quale è attualmente conosciuto: Casino del Principe. Nell’ottocento fu quasi abbandonato dai principi, e decadde al livello di masseria, per divenire un vero e proprio rudere dopo i terremoti del 1962 e del 1980. Oggigiorno solo una parte è stata restaurata, ed ospita un agriturismo.

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