Campania Segreta: Pietravariano, la Machu-Pichu del Sud Italia

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Il nome deriva dall’antica denominazione “Terra della Pietra prope Vairanunm“, e sicuramente ha che vedere con la vicinanza all’antica Vairano Patenora e la più recente cittadina di Vairano Scalo. L’origine del borgo non è nota, ma sicuramente, e i ritrovamenti archeologici lo confermano, si trova in terra Sannita,occupata in seguito dai Romani. Il documento più antico in cui viene menzionato “Castrum Petrae“ risale al 1070, ed è conservato a Montecassino. Vi si attribuisce il borgo come feudo dei de Petra, che proprio da queste terre prendono il nome.

Il paese è arroccato su di un versante della montagna e sormontato da una torre con fortificazione Angioina, risalente al XIII secolo. Inserita nel complesso vi è la cappella di Santa Croce ed un vano con un camino ed una finestra medioevale affacciato sul paese. Un altro luogo di interesse è il Santuario di Santa Maria della Vigna, con l’annesso convento prima Domenicano e poi Francescano, ma la vera attrazione, la meraviglia che ha attirato me ed i primi visitatori, a cui sono certo ne seguiranno molti altri, si trova sul monte San Nicola, un’altura di fronte alla torre, appena fuori dal centro abitato: il Tempio Teatro di San Nicola.

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Dimenticato da tutti ed ignorato dalla storia, fu per così dire scoperto da un appassionato di volo sportivo, Nicolino Lombardi, che a bordo di un ultraleggero, nel 2000, mentre si attardava a fotografare le mura megalitiche di origine Sannita, se non precedente, notò queste stupefacenti rovine. Si trattava di un Tempio-Teatro di tarda epoca repubblicana, datato attorno al II secolo a. C.. Focalizzata bene l’antica costruzione, che peraltro si mimetizza perfettamente con le pietre del luogo, ne rimase affascinato e fece innumerevoli scatti. – Fu come vedere il Tempio con il colonnato ancora in piedi, e le gradinate piene di spettatori…- esclamò, quando rientrato a casa, e confrontate le foto con altre scattate in precedenza, si rese conto con cosa avesse a che fare.

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Fu l’inizio di una meravigliosa avventura archeologica, perché il sito richiamò immediatamente studiosi ed appassionati da tutt’Italia ed anche dall’estero. Oltre alla meraviglia dei luoghi, che arroccati sul cocuzzolo del monte San Nicola, danno un’emozione unica al visitatore, tanto da permettermi,e non sono il primo, di chiamarlo il Machu Pichu dell’Italia del Sud, queste rovine dimostrano che a quell’epoca le maestranze romane erano in grado di fare costruzioni in simili posti, così difficilmente raggiungibili. Il teatro ed il tempio sono ancora avvolti da mistero, si pensa che fossero stati costruiti in un posto già creduto magico, carico di energie mistiche, da una popolazione precedentemente vissuta in quel posto. Gli archeologi ritengono che entrambe le costruzioni facciano parte dello stesso progetto, formando un unico complesso,posto su due terrazze ad altezze differenti. La superiore ospitava il tempio, l’inferiore il teatro, capiente abbastanza da poter ospitare qualche centinaia di persone. Quest’ultimo, costruito sul modello Greco dei numerosi teatri presenti in tutta l’Italia meridionale, presenta la “ cavea “ ancora perfettamente visibile, seppur con i danni del tempo; il tempio, invece, conservava solo la terrazza su cui sorgeva, dove sono stati ritrovati numerosi frammenti di terracotta e fregi in pietra. A pianta rettangolare doveva avere quattro colonne frontali, e posteriormente gli spazi per ospitare le statue delle divinità, ai lati delle due colonne esterne due vasche per la raccolta dell’acqua piovana, di cui una è ancora intatta. Poco più in alto, i resti di una torretta d’avvistamento, nei cui pressi sono state rinvenute delle strutture sepolcrali che hanno permesso di stabilire che il complesso fu abbandonato già nel II secolo d. C..

Per molti secoli è stato completamente dimenticato, mi riesce difficile credere che, data la vicinanza all’abitato, seppur situato in un luogo così impervio, pastori ed abitanti del luogo ne ignorassero l’esistenza. Probabilmente non gli davano importanza.

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Al contrario, il sindaco Francesco Zarone, ne ha compreso immediatamente l’importanza, ed ha avviato dal 2009 una campagna di restauro e di divulgazione del sito, che ha già riscosso un grande interesse anche all’estero, coinvolgendo l’intero paese. Studenti ed archeologi volontari sono stati ospitati in alcune case private durante i lavori di restauro e di messa in sicurezza del sentiero che porta sulla sommità del monte. Quando noi siamo arrivati in cima, una decina di giorni fa, il teatro è completamente restaurato, il tempio lo si può immaginare, ma lo spettacolo è unico e merita lo sforzo della salita. La passeggiata è del tutto agevole, il sentiero è estremamente curato, anche se molto ripido, perciò consiglio calzature adatte prima di mettersi in marcia. I pali della ringhiera sono nuovi, visibilmente appena sostituiti, e rendono più agevole l’intero percorso. Si capisce che si sta cercando di dare un nuovo impulso a questa struttura ritrovata di eccezionale fascino. Mi aspetto qualche rappresentazione, qualche spettacolo, perché è stata organizzata anche l’illuminazione, ed un parcheggio è in costruzione. Sentiremo sicuramente parlare, in un futuro prossimo, del Tempio Teatro di Pietravairano.

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