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Sergio Mattarella: un presidente meno re e più Presidente della Repubblica

Scritto da Francesco Miragliuolo Il . Inserito in Il Palazzo

MIRAGLIUOLO

L’Espresso lo ha definito “un presidente pop”, silenzioso e irruente allo stesso tempo, frutto di quella moral suasion inaugurata dal Presidente Einaudi attraverso lo “scrittoio del presidente”.

Spesso attaccato dalla maggioranza giallo-verde, con il tentato stato di accuso prima e con la volontà di depotenziarlo di Grillo poi.

Sergio Mattarella, politico di lungo corso, nato in quel di Palermo verso la fine del ventennio fascista. Fratello del famoso Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia assassinato dalla mafia nell’epifania del 1980.

Laureato in legge fu professore associato di diritto parlamentare nell’ateneo palermitano e esercitò l’attività forense sempre nel Foro di Palermo.

Eletto al Camera dei Deputati, in quota DC, per la prima volta nel 1983.

Ministro dei Rapporti con il parlamento nei governi presieduti da Giovanni Goria e Ciriaco De Mita I, Ministri della pubblica istruzione nel Governo Andreotti VI e in seguito Ministro della difesa e Vice Presidente del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti nei Governi D’Alema e nel Governo Amato II.

Nel 1993 fu il relatore della leggi n. 276 e 277, meglio note come “Mattarellum”; le quali introdussero, per la prima volta, il sistema maggioritario all’interno del nostro paese in un’ottica di un bipolarismo, mai concretizzatosi, tra l’Ulivo e i berlusconiani.

Sergio Mattarella è stato anche giudice della Corte Costituzionale, dal 2011 al 3 febbraio 2015, giorno in cui il signorotto di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi, lo fece leggere Presidente della Repubblica.

Difficile essere più presente di Re Giorgio, eppure il Presidente Mattarella c’è riuscito. Attraverso il suo passo felpato e la sua espressione bonaria, Sergione è l’unico resto del puzzle di un’opposizione oramai distrutta; da tempo il PD ha abdicato il suo compito di minoranza, complice l’incapacità di mettersi d’accordo, lasciando questo ingrato compito al Capo dello Stato e, talvolta, al governo stesso, che tra strafalcioni vari, Di Maio che vuole querelare tutti, Salvini che va ai festini manco fosse un tal Silvio, Tria ostaggio della politica anti UE di un gruppo di mammalucchi, sembra riuscirci meglio del Partito Democratico stesso.

Insomma Mattarella è l’unica figura coerente rimasta in questo Paese che abbia un peso istituzionale, figlio di un’epoca dove la politica era fatta da statisti e non da ragazzini inetti che urlano al lupo al lupo, chiamando la mamma perché l’amico Matteo gli fregato il pallone con la sua manona.

Il buon Sergio è il Presidente che ogni costituente vorrebbe, quello intrinseco nella Costituzione.

Un Presidente pronto ad ascoltare, vicino ai cittadini e sempre pronto a farsi scivolare le critiche dei saltimbanco come Grillo.

Mattarella, nella sua forma da nonno, è in realtà l’ultimo stasata rimasto al paese e dovremmo prelevarlo, piuttosto che insultarlo.

Al nostro Presidente della Repubblica, forse il primo uomo che papa Francesco santificherà da vivo, non ci resta che dire: “cà ‘a maronna t'accumpagna"!