Campania segreta: Calvi Risorta

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Sono sempre stato curioso di sapere cosa fossero quei torrioni che si vedono sulla destra, percorrendo l’autostrada del sole in direzione nord, verso Roma, tra i caselli di Capua e Caianello. Ho deciso di scoprirlo ed ho percorso la strada interna, la via Casilina, perché,si sa, in autostrada si marcia veloci, ed il paesaggio assume un aspetto sbiadito, soprattutto per chi guida, e non si ci può distrarre. Un altro paio di maniche è su di una strada statale, e quindi adesso lo so: il castello Aragonese di Calvi vecchia.

Ci ero già stato una volta, poco più di un anno fa, ma ero distratto, perché completamente concentrato a cercare le rovine di Cales ( vedi QDN del luglio del 2017) , e,si l’avevo notato, ma non mi ci ero soffermato troppo. Sorge poco prima dell’ingresso del paese di Calvi Risorta. Oggi un comune agricolo di poco più di 5000 abitanti, dal passato glorioso. Non si può parlare di Calvi Risorta senza menzionare Cales, la città Osco-Sannita, assurta a momenti di gloria e grande importanza storica e commerciale in periodo Romano, come vedemmo appunto nel già citato articolo, ma questa è un’altra storia. Distrutta dai saraceni nel 879, fu ricostruita da Atenolfo I, Gastaldo di Calvi e conte di Capua, fu poi conquistata da Ruggero II, e fece parte del principato normanno di Capua. È di questo periodo la costruzione del castello, seppur poggiasse su basi antecedenti di origine Longobarda. Fu feudo del vescovo di Calvi, degli Stendardo e dei Carafa, e poi ceduta definitivamente a Capua da Ferdinando I d’ Aragona. Il territorio non fu mai del tutto abbandonato, per cui furono seguite le attività che erano già eccellenze al tempo dei Romani, quale l’artigianato. Famosi erano i vasi caleni, tutti neri, dall’aspetto lucido, come fosse metallo e ornati da fregi ornamentali e figurati; la produzione di vino ed attrezzi. Si deve a questi artigiani l’invenzione della carrozza a due ruote, con copertura a mantice e senza sedile per il conduttore, chiamata appunto “calesse”.

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Il Castello si presenta come una tipica fortificazione Aragonese, a pianta rettangolare, con quattro torri a base “scarpata”, cioè svasata come una gonna, a tronco di cono. Come ho accennato precedentemente è stato costruito su di una fortificazione precedente; circondato da un fossato, in parte, e da pendii molto scoscesi per il restante perimetro, a scopi militari, per renderne più arduo l’avvicinamento e il conseguente assedio. Le torri di questo maniero hanno una particolarità, al contrario delle altre dell’epoca, sono cave e dotate di feritoie, per permettere agli arcieri e agli archibugieri di prendervi posto per meglio difendersi dagli attacchi dei nemici. L’ingresso principale si trova sul lato nord-ovest e si presenta con un portone arcuato, al suo interno si aprono immediatamente due cortili. Oltre non posso andare, perché l’edificio è sottoposto ad un ulteriore restauro. Scorgo delle vetrate che mi fanno pensare che verrà adibito a qualche sorta di funzione pubblica. Esso è stato abitato fino al Settecento. Posto in posizione strategica, si poneva come un guardiano sulla via Latina, durante la sua esistenza ha subito vari assedi, noto e cruento quello respinto da Sancio Carilio. Dice Lucio Santoro, uno dei più eminenti studiosi dell’architettura militare dell’Italia meridionale, che non può essere il castello di Atenolfo, ma si tratta sicuramente di una ricostruzione Angioina se non addirittura Aragonese.

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Nelle immediate vicinanze del Castello vi è la dogana borbonica del XVIII secolo, completamente restaurata, ed un grande casermone fatiscente, dove aveva sede il seminario diocesiano, dello stesso periodo.

Poco discosta, su di un ampio piazzale dove si può comodamente posteggiare l’auto, c’è la cattedrale romanica del XI secolo, dedica a Maria Assunta, venerata da san Casto, vescovo e martire e protettore di Calvi. La cattedrale è stata restaurata nel XVIII secolo, ed al suo interno sono conservate le spoglie del santo ed innumerevoli reperti ritrovati nell’antica costruzione Romanica.

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Questa è semplicemente un’area archeologica, apparentemente abbandonata, il nuovo paese di Calvi Risorta si trova un chilometro più all’interno rispetto alla strada statale.

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