“Io Sono” di Luisa Menazzi Moretti, una mostra oltre le diversità

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

TRINCHESE

La mostra che viene ospitata al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, dallo scorso 25 ottobre è un’esposizione unica nel suo genere. “Io Sono” di Luisa Menazzi Moretti, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è stata prodotta da Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, Cooperativa Sociale il Sicomoro e ARCI Basilicata.
Attraverso la fotografia, l’artista ci parla di vite provenienti da luoghi remoti, ci racconta i dolori e le disavventure di persone così lontane culturalmente da noi, ma così vicine fisicamente tanto da poter diventare una cosa sola.

L’esposizione, che prima di giungere nella città di Napoli era stata ospitata dalle città di Matera, Potenza e Lecce, comprende venti ritratti fotografici di grandi dimensioni sia di rifugiati che di richiedenti asilo sbarcati in Italia. I protagonisti di questo lavoro svolto nel 2017 provengono da diverse parti del mondo come Afghanistan, Pakistan, Siria, Nepal, Libia, Gambia, Nigeria, Senegal, Egitto, Congo, Mali, Costa d’Avorio, Eritrea ed Etiopia. Quest’attività, che ha permesso all’artista di entrare a stretto contatto con queste persone, nasce dall’idea dei progetti SPRAR della Basilicata, promossi dalla Provincia di Potenza e dal Comune di Matera.

I ritratti sono affiancati da testi che ne raccontano le drammatiche storie personali, che la stessa Luisa Menazzi Moretti ha raccolto nei mesi in cui ha frequentato le persone nei centri italiani in cui oggi ancora risiedono. Le fotografie, tuttavia, non si mostrano come dei semplici primi piano dei soggetti, ognuna ha al suo interno un oggetto singolare ed evocativo del trascorso vissuto dalle persone che loro stesse hanno provveduto a scegliere. Ne è di esempio il sasso di Muhamed, sfuggito dalla lapidazione, o ancora la candelina azzurra di Joy che celebra così il primo compleanno di suo figlio dopo averlo messo in salvo dalla persecuzione di Boko Haram.

Al centro del lavoro di “Io Sono” c’è il riconoscimento di un’identità, quella della stessa artista che invita lo spettatore a riconoscere l’unicità di ogni singola esperienza, ogni ritratto, ogni singola vicenda umana. Quello che Luisa Menazzi Moretti cerca di realizzare attraverso i suoi lavori è l’empatia con la vita degli altri. Gli occhi dei soggetti rimangono vivi, anche se solo dipinti, sono penetranti e trasmettono allo spettatore tutta l'autenticità dei sentimenti che li accomuna: la speranza, la voglia di lottare per vivere, il coraggio di abbandonare una vita destinata a spegnersi per cercare vitalità altrove.

Il progetto “Io Sono” comprende, oltre alla mostra, anche un video che ha ricevuto il premio “One Eyeland, Bronze” ed il libro “Io Sono” pubblicato da Giunti Editore. Tutto il lavoro è corredato da una speciale guida didattica, uno strumento di approfondimento per sviluppare nelle scuole originali programmi didattici sul rispetto dei diritti umani. Sono due, inoltre, le honorable mentions all’International Photography Awards di New York che ha ricevuto l’intero progetto: una per quanto riguarda il video “I Am”, l’altraper le fotografie inserite nella sezione People-Other.

“Io Sono” sarà visitabile fino al prossimo 23 novembre, prima di spostarsi a Milano.

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