M5S, pensieri sul proclama della testuggine

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Vac 'e Press

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Quotidianamente la cronaca politica, più che sostanziali novità, ci propone dichiarazioni sotto forma di post e tweet. Questi, sovente, consistono in frasi ingiuriose, prepotenti, minacciose, allusive; toni preoccupanti più che preoccupati. Ogni ripensamento è escluso. Da questo abbondante materiale, mi sembra utile trarre notizie che possano ispirare alcune considerazioni meno volatili. Pertanto ho analizzato un documento: il proclama di Luigi Di Maio “Compatti come una testuggine romana, per l'Italia!” pubblicato sul “Blog delle stelle” del 29-10-2018.

Già nell’incipit il linguaggio aziendalistico (contratto) cede il passo a quello militaresco; si denuncia un attacco, non meglio specificato, al MoVimento 5 Stelle: “Come avete visto in questi giorni siamo sotto attacco totale”. Sicuramente di totale c’è l’adesione alla teoria del complotto; aspetti particolarmente inquietanti sono il coinvolgimento della stampa e la grave equiparazione: attaccate noi = attaccate l’Italia: “Questo attacco sconsiderato da parte di nostri concittadini capi di partito, direttori di giornali e burocrati, non sono solo contro il governo e contro il MoVimento 5 Stelle, ma contro tutta l'Italia.” (il grassetto è nel testo originale).

Nel prosieguo l’autore tenta di smontare le accuse con “tutti sanno benissimo che i fondamentali dell'Italia sono solidissimi”; qui emerge la vecchia abitudine di enfatizzare i propri meriti e sminuire o, meglio tacere, quelli dei predecessori. Basti ricordare che, recentemente, la colpa del PIL fermo nel terzo trimestre di quest’anno è stata attribuita ai Governi precedenti a cui non si riconosce alcun merito per i fondamentali “solidissimi”.

Poi Di Maio, pur avendo dimostrato di non avere intimità con la cultura, afferma: “Siamo seduti dalla parte giusta della Storia”. Una frase presuntuosa senza alcun fondamento. Il M5S fa spesso confusione con la storia; ma chi non è capace di sentire il peso della "eredità del passato" difficilmente può capire il tempo presente specialmente se impacciati da un pragmatismo miope e privo di slancio ideale, di visione.

Ancora, con tono militaresco, il Capo chiama a raccolta i suoi: “Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana”, “Oggi nel nostro esercito alcuni stanno dando segni di cedimento”. È il tentativo di mascherare l’insicurezza reso quasi patetico con “noi siamo in famiglia”.

Poi il tentativo di tranquillizzare sul programma. “Tutto quello che stiamo facendo rispetta i 20 punti che abbiamo presentato in campagna elettorale”, “Siamo tutti portavoce della volontà dei cittadini che hanno votato un programma e un contratto di governo.”

Si prova a fare una equiparazione fra programma e contratto che non esiste né in termini di contenuti né in termini di modalità di adesione. Il contratto è nato dopo il voto e pertanto non è stato mai votato dai cittadini, è stato sottoposto agli elettori dei due contraenti con modalità tutte “interne” alle rispettive organizzazioni. Gli iscritti si sono trovati nell’imbarazzante condizione di dove approvare o respingere, con il contratto, la formazione del governo.

Ma oggi questo imbarazzo sta divenendo dissenso fra i Parlamentari e in periferia Il Capo avverte con piglio autoritario: o con me o contro di me (“Qualsiasi altro comportamento non è da MoVimento 5 Stelle e non sarà assecondato”).

L’impressione è che la vaghezza valoriale (né di destra né di sinistra) unita alla continua competizione con l’alleato di Governo stia spostando a destra il MoVimento 5 Stelle. Messo alla prova dalla realtà, è in difficoltà. È anche naturale all’esordio, ma le promesse profuse con superficialità e i NO pregiudiziali pesano negativamente nel giudizio. Anche il proclama contraddittorio e arrogante, con segni di incertezza e intolleranza, non fa presagire nulla di buono. Temo che a soffrirne, questa volta si, sarà l’Italia.

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