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Il ddl Pillon viene bocciato dalle piazze

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Il Palazzo

Simone Pillon Stregoneria

È nato un vero caso nazionale sul disegno di legge 735, il ddl Pillon, il quale introduce modifiche in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei minori. Simone Pillon, senatore leghista, organizzatore del Family Day e cattolico convinto, ha proposto un disegno di legge che è stato fortemente osteggiato e criticato da avvocati, psicologi e comitati di settore, soprattutto femministi.
Il 24 ottobre le relatrici delle Nazioni Unite hanno inviato una lettera al governo italiano affinché bloccasse l'iter legislativo di questa proposta di legge.

Pillon auspicherebbe ad una «progressiva de-giurisdizionalizzazione» del conflitto familiare: il giudice dovrebbe avere un ruolo residuale e decidere in caso di mancato accordo. Difatti sostiene che «la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire, essendo organismo normalmente capace di equilibri e bilanciamenti che la norma giuridica deve saper rispettare quanto più possibile». Il disegno di legge Pillon si compone di 24 articoli e prevede l'attuazione della norma anche in merito ai ricorsi pendenti. Il ddl al fine di evitare che il conflitto familiare giunga in tribunale, introduce alcune procedure di ADR, cioè alternative, rientranti nell'ambito dei metodi stragiudiziali di risoluzione alternativa delle controversie tra cui la mediazione e la coordinazione genitoriale. Si dispone l'equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari da dedicare ai figli «indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori». Il minore ha diritto a mantenere «un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e la madre, a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali e a trascorrere con ciascuno dei genitori tempi adeguati, paritetici ed equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale». Niente di sbagliato in linea di principio, le perplessità sorgono nel momento in cui il ddl stabilisce che si dovrebbe istituire un vero e proprio albo professionale dei mediatori famigliari; che la mediazione non dovrebbe durare più di sei mesi e che i figli dovranno trascorrere almeno dodici giorni al mese con ciascun genitore.

Si dispone poi che ciascun genitore dovrà contribuire economicamente per il tempo in cui il figlio gli è affidato. Si afferma così il doppio domicilio dei minori presso ciascun genitore e si dispone che se l'abitazione di domicilio del minore è cointestata tra i due coniugi, il genitore a cui sarà assegnata, dovrà versare all'altro «un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei correnti prezzi di mercato». Il ddl ha poi tra gli obiettivi quello di contrastare la cosiddetta “alienazione parentale” o “alienazione genitoriale”, intesa come la condotta attivata da uno dei due genitori per allontanare il figlio dall’altro genitore. Difatti «nelle situazioni di crisi familiare il diritto del minore ad avere entrambi i genitori finisce frequentemente violato con la concreta esclusione di uno dei genitori (il più delle volte il padre) dalla vita dei figli e con il contestuale eccessivo rafforzamento del ruolo dell’altro genitore». Il ddl presentato da Pillon è stato molto criticato, perché come si legge nella lettera dell'Onu giunta al Governo italiano, potrebbe condurre ad «una grave regressione che alimenterebbe la disuguaglianza di genere».

Il ddl non funzionerebbe perché ostacola il divorzio, rendendolo oneroso e di difficile attuazione in quanto si esplicita in legge il precetto dell'unità familiare. I costi delle separazioni eccessivi, metterebbero in difficoltà soprattutto le donne, dato che il più delle volte rappresentano la parte economicamente svantaggiata. Si imporrebbe inoltre una bi-genitorialità coatta, impedendo al genitore di decidere autonomamente di essere genitore del minore in maniera distinta rispetto all'ex coniuge. Il ddl tra l'altro dispone l’obbligatorietà del ricorso ad un mediatore privato a pagamento nelle separazioni con figli minori, comprese quelle legate a violenza e abusi e difatti

nella lettera delle relatrici delle Nazioni Unite al governo italiano si ricorda che la mediazione familiare può «essere molto dannosa se applicata ai casi di violenza domestica» e che tale imposizione viola la Convenzione di Istanbul, che l’Italia ha sottoscritto nel 2003.

Le critiche mosse al ddl Pillon sono tutte volte ad affermare che la proposta di legge è maschilista e punitiva nei confronti delle madri. I movimenti femministi si sono mobilitati in tutto il Paese. Il 10 novembre si sono avute manifestazioni Anti-Pillon in tutta Italia. Sono state migliaia le donne scese in piazza, da Milano a Roma, passando per gran parte delle città italiane. A Napoli le manifestanti hanno mostrato cartelli e organizzato flashmob avendo l'obiettivo, con la protesta, di bloccare il disegno di legge. Accanto a donne, che considerano il Ddl discriminatorio nei loro confronti, sono scesi in piazza anche moltissimi uomini: per tutti i manifestanti l’approvazione del decreto “viola i diritti” ed è “fuori tempo".

Secondo i manifestanti scesi in piazza a Napoli, "Il decreto Pillon va ritirato, non modificato. Non uno dei punti del disegno di legge può essere accettato. Il minore e il genitore debole, troppo spesso e nella maggior parte dei casi la donna, diventano bersaglio di questa legge. Vengono messi in una posizione di autorizzata debolezza. Questo disegno di legge riporta l'Italia indietro di almeno 50 anni e che conferma come i diritti delle donne siano acquisiti e non innati e, di conseguenza, sempre in discussione e a rischio di essere negati.

Il Comitato No Pillon è una rete formata da diverse associazioni attive sul territorio, in città e provincia, a tutela di donne e vittime di violenza di bambini, di più deboli. Secondo Giovanni Sgambati, segretario regionale "i diritti civili non possono essere cancellati. Anni di lotte, sacrifici, battaglie per l'affermazione e il riconoscimento di diritti che dovrebbero essere garantiti per tutti".

Tuttavia, ad onor di cronaca, durante le manifestazioni non sono mancate voci fuori dal coro: a Napoli alcuni padri separati del "Movimento per l'uguaglianza genitoriale - Mantenimento diretto" hanno manifestato per dire " "A noi il decreto piace".

Vedremo se il Parlamento promuoverà il ddl che le piazze hanno bocciato.

FONTI 1 e 2