Campania Segreta: Gesualdo

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Napoli IN & OUT

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Il territorio di questo antico paese è situato nell’alta Irpinia, tra le valli dell’Ufita e del Fredane. La sua altitudine varia tra i 300 e gli 800 metri sul livello del mare, sufficienti per avere uno dei climi più rigidi e freddi dell’intero Avellinese. Personalmente vi giungo in una giornata di metà ottobre, partendo da Napoli con un tempo da mare, e mi ritrovo a desiderare giaccone e sciarpa,per ripararmi dal vento che qui ha già caratteristiche invernali.

Nonostante il clima, questa zona, come abbiamo già visto per Calvi e Mirabella Eclana, è stata popolata sin dalla preistoria. Anche qui sono stati trovati insediamenti neolitici, necropoli ed armi ed utensili in pietra. In epoca romana non ebbe l’importanza della vicina Aecla, ma ville e altre vestigia ne confermano la loro presenza. Nel medioevo, al contrario, diventa teatro di battaglie per il possesso del territorio, all’epoca d’importanza vitale. Vi furono numerosi scontri tra Longobardi, gli originali signori del posto e i Bizantini. Il paese porta il nome dell’eroico cavaliere Gesualdo, “ balio” di Romualdo duca di Benevento. Catturato dai nemici Bizantini, al comando dell’imperatore Costante II, finse il tradimento per aver salva la vita, ma non appena le truppe furono in procinto di sferrare l’attacco decisivo, avvisò i suoi dell’imminente pericolo e dell’esatta consistenza delle loro forze. L’imperatore non amò il doppio gioco del cavaliere e gli fece mozzare la testa, che fu lanciata nel campo Longobardo. Ma gli assalitori, stremati dal lungo assedio desistettero dall’attacco e si diedero alla ritirata. Il duca recuperò la testa e, con grandi onori, diede sepoltura all’eroe e assegnò definitivamente queste terre ai suoi eredi. Fu così,che dopo questi avvenimenti, che si svolgevano nel 663, lo località da cui prendeva il nome, fu governata, con alterne vicende, dalla dinastia Gesualdo. Attraverso i secoli, e le diverse dominazioni comuni a tutto il Regno di Napoli, i Normanni, gli Angioini ed infine gli Aragona, pur avendone perduto il possesso a favore dei Caracciolo per lungo tempo, nel 1500 ne ripresero il dominio.

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Il principe Carlo Gesualdo, salito al potere nel 1596, fu il membro più noto della famiglia; diede lustro al paese abbellendolo di chiese e monasteri, e un nuovo soffio di cultura e notorietà a tutta la zona. Detto il “Principe dei musicisti”, trasformò, aiutato dalla sua consorte Eleonora d’Este, il castello che domina il borgo e la vallata in un’elegante dimora, cenacolo di arti e luogo di riunioni dei personaggi più noti dell’epoca, tra cui Torquato Tasso,suo intimo amico prendendo a modello la corte di Ferrara, città e signoria di provenienza della moglie. Compose madrigali e musica religiosa, il che vuol dire, rapportato all’epoca, che spaziò in vari generi musicali. Suoi i “Responsiora” e i “Sacrarium cantionum”. In tempi moderni si studia ancora la sua musica , e compositori contemporanei ne prendono spunto per le loro opere, come Igor Stravinskij, che a Gesualdo soggiornò per comporre il suo “Monumento pro Gesualdo da Venosa”, ed in tempi più recenti Franco Battiato ha cantato, rivisitate, alcune opere del maestro medioevale. A lui e la sua opera si ispirò il regista tedesco Werner Herzog, per il suo film-documentario con protagonista la cantante Milva.

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Gesualdo ha un’economia principalmente agricola, vi si producono numerosi ortaggi eccellenti, noto è il sedano locale, e la sua cucina ne risente, tanto che i suoi abitanti vengono chiamati “menestrari”. Molto note sono le sue cave di pietra. Se ne estrae una varietà pregiata di onice, presente anche nella facciata della chiesa di Santa Chiara a Napoli,e nella reggia di Caserta e di Portici. Il terremoto del 1980 mise in ginocchio il paese, ci furono 9 morti ed il centro storico subì danni enormi, tuttora visibili. Attualmente si respira un’aria di rinnovo e, grazie soprattutto al suo magnate di allora, il principe Carlo Gesualdo, ci sono nuovamente studiosi e musicisti che vengono a studiare la sua opera, approfittando come lui, della calma e della tranquillità che pervadono i luoghi.

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L’ultima domenica di agosto vi si svolge la singolare festa del Volo dell’Angelo. Un bambino, vestito da angioletto con tanto d’ali, viene attaccato ad un cavo sospeso a 25 metri dal suolo, tra il campanile ed una torre del castello, e lo si fa volare. Da un’impalcatura costruita al suolo, nella piazza sottostante, esce un uomo mascherato da diavolo, e comincia una diatriba, tra insulti e versi presi dalle originali scritture medievali, nell’eterna metafora del bene contro il male.

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