Per Napoli

Scritto da La Redazione Il . Inserito in A gamba tesa

porto di napoli intesa con banco di napoli
 
Lavorare per Napoli. Questa è l'ambizione su cui intendiamo chiamare a discutere persone di generazioni differenti, impegnate nel mondo della politica, dell'economia, della cultura, del lavoro educativo e sociale, dei mestieri e nell’attività ordinaria di studio e di lavoro. Il momento è opportuno per promuovere un confronto teso a costruire il futuro della nostra città. Sentiamo, infatti, l'urgenza di interconnettere le intelligenze, le visioni e le prospettive delle diverse esperienze napoletane, per dare forza alle molte energie che la città esprime e per reagire ai tanti fattori di crisi che vive ogni giorno.  
Napoli ha partecipato da grande città, in ogni tempo, alla storia del mondo, ma oggi è una metropoli posta ai margini della contemporaneità, incastrata in vecchi e nuovi provincialismi che ne bloccano qualsiasi ambizione di rilancio. Ecco perché vogliamo favorire un'attenta e documentata analisi della nostra città. È indispensabile la rinascita di un nuovo riformismo, audace, che affronti i problemi alla radice, capace di offrire una missione di riscatto evitando illusioni nostalgiche e scorciatoie demagogiche. Non possiamo rassegnarci al declino, a una crescita debole che esclude i molti, a comunità il tasso di accesso ai servizi essenziali peggiore d’Europa.
 
 
Oggi il mondo è attraversato da radicali cambiamenti che mettono profondamente in discussione la geo-politica globale, l’economia, la coesione sociale, le convenzioni e gli impegni faticosamente raggiunti negli ultimi decenni che regolano i rapporti tra umanità e pianeta, tra stati, tra poteri, tra territori, tra cittadini, generazioni, persone.
 
Sono mutamenti profondi, che stanno già plasmando, spesso in modo caotico e non facilmente analizzabile, il nostro presente. Chi avrebbe immaginato che il libero scambio o i patti per la non proliferazione nucleare e quelli di salvaguardia del pianeta nel tempo del ‘climate change’ fossero messi così duramente alla prova in così poco tempo? Chi avrebbe immaginato che, in tanta parte della porzione più ricca del mondo, lo sviluppo rimanesse così a lungo incerto e senza produrre lavoro stabile e che povertà e disuguaglianze aumentassero escludendo tante persone non solo dalla ricchezza ma dalla possibilità di riscatto e di speranza?
 
Anche Napoli deve interrogarsi per non limitarsi a subire questi imponenti mutamenti. La nostra città ha infatti costruito un suo ruolo forte nell’area Euro-Mediterranea quando ha saputo scommettere sulla propria cultura e capacità di intraprendere, inquadrandosi in uno scenario internazionale, guardando a Nord, all’Oriente, all’Africa. Ma oggi non è più così, ed è per questo che inauguriamo un lavoro intergenerazionale capace di realizzare un nuovo punto di vista su Napoli. Nel Mezzogiorno e nella nostra città infatti, la possibilità del riscatto passa per la capacità di intere parti della società, dalle élite democratiche ai giovani dall'esistenza precaria, di capire insieme cosa abbia imballato il motore della città e di riavviarlo. 
 
Tre virtù vanno riscoperte: lavorare per l’unità e per un autentico ascolto reciproco al fine di dare un’alternativa alla demagogia; proporre soluzioni possibili ai problemi delle persone; favorire rappresentanti scelti sulla base del merito, abbandonando ogni sudditanza verso le posizioni di rendita.
Un primo compito è contrastare l'idea che questo governo nazionale ha del sud: zero investimenti in opere strategiche, nessun impegno rigoroso a favore della ricerca e dell'istruzione, dichiarazioni di dissenso a qualsiasi forma di sviluppo infrastrutturale e di progresso. Nonostante questo, le forze dell'attuale maggioranza sono supportate da un innegabile consenso che potrebbe non avere un carattere transitorio perché esprime mutamenti profondi nel tessuto sociale e nella cultura diffusa. È un consenso che chiama a interrogarsi sulle cause lontane e prossime, non solo propriamente politiche, della adesione convinta di molte parti della popolazione e della maggioranza dei giovani. Soprattutto al Sud, con una rivolta contro i più protetti e contro le istituzioni che non hanno saputo rispondere a chi ha più bisogno, che invita anche a chiedersi perché sia tornato quel “sovversivismo delle classi medie” che tanta rovina ha portato all’Italia in altre stagioni cruciali della nostra storia.
 
Non è qui il caso di ripetere i dati che attestano la situazione di crisi prolungata e strutturale in termini economici e sociali, con una povertà e un'esclusione che riguardano, drammaticamente, centinaia di migliaia di persone, di cui moltissimi giovani e bambini, nell’area metropolitana che abitiamo. Vi sono state forti responsabilità nazionali di carattere economico, culturale e politico nel penalizzare il Sud a partire dagli anni novanta del secolo scorso; ma, al tempo stesso, è innegabile che, ben al di là di responsabilità individuali gravi, non sono maturate o sono state stroncate sul nascere, in ogni parte politica, moderne leadership meridionali capaci di superare il notabilato basato sulla rendita di posizione. Nessun partito è esente da tale responsabilità. Il perché ciò sia avvenuto e il perché alcune esperienze positive di governo si siano interrotte e altre stentino a trasformare gli intenti in realtà è ulteriore materia di riflessione che ci riguarda tutti, senza alibi o ricorso a capri espiatori. 
L'urgenza delle cose ci richiama oggi a un impegno comune per individuare soluzioni ai nostri problemi complessi, capaci di mettere insieme la crescita economica e benessere sociale, di creare lavoro buono per le nuove generazioni, avviando una nuova infrastrutturazione sociale e culturale, coniugando i meriti e i bisogni di un territorio tra i più poveri del continente ma che tuttavia manifesta forti potenzialità innovative.
 
È evidente la necessità di discutere per ricostruire una prospettiva, mettendo in rete le tante riflessioni “per la resistenza”, ma anche per una riscossa testimoniata dalle manifestazioni di Roma e Torino, richiamando molteplici solitudini ad un nuovo impegno partecipativo che guardi a come potrà essere Napoli tra vent’anni.
 
È per questo che proponiamo un primo incontro, capace di alternare riflessioni di differenti generazioni – da tenersi venerdì, 14 dicembre 2018 presso il SottoPalco Teatro Bellini, Via Conte di Ruvo 14, alle ore 16:30 -- capace di avviare un ragionamento di prospettiva per la nostra Napoli
 
Amarelli Pina
 
America Andrea
 
Amirante Francesca
 
Barone Riccardo
 
Belfiore Pasquale
 
Belli Attilio
 
Borrello Giovanna
 
Brancaccio Luciano
 
Cammarota Osvaldo
 
D’Antonio Mariano
 
Demarco Marco
 
Esposito Gennaro
 
Esposito Ilaria
 
Esposito Roberto
 
Esposito Vincenzo
 
Ferrajoli Sara
 
Filippelli Armida
 
Flora Nicola
 
Gazzara Massimo
 
Impegno Berardino
 
Lauri Giuseppe
 
Lo Cicero Massimo
 
Maisto Luigi
 
Marasca Gennaro
 
Marone Francesco
 
Marone Lorenzo
 
Moreno Cesare
 
Paolozzi Ernesto
 
Pascale Angela
 
Pedersoli Giuseppe
 
Riccio Gianluca
 
Rossi Doria Marco
 
Sales Isaia
 
Sarracino Marco
 
Sirignano Mariano
 
Stefanile Michele
 
Tuccillo Bernardino
 
Viglietti Mario
 
De Nigris Marinella
 
Ferrari Bravo Gabriella
 
Plutino Marco
 
Del Vecchio Antonio
 
Sibilio Raffaele
 
Scarpati Valerio
 
Budillon Alfredo
 
Fabrizio Ferrante

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