L’Atalanta tra storia e Napoli

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Il Pallonetto

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Atalanta-Napoli andrà in scena ventidue giorni dopo il poker rifilato dai bergamaschi alla Beneamata. E nelle stagioni sulla panchina dell'Inter Giovanni Trapattoni non è mai riuscito a vincere sul campo della Dea. Storie nerazzurre, come quella di Adelio Moro (tre annate ad Appiano Gentile). E' cresciuto nel vivaio orobico il giocatore che nella massima serie vanta il 100% di realizzazioni dagli undici metri.
Da un’area di rigore all’altra: nella storia atalantina l’annata 1996-’97 è ricordata per la tragedia di Federico Pisani, la cui maglia con il n°14 è stata ritirata. A lui sono intitolati il campo principale del centro sportivo di Zingonia e la curva Nord dello stadio Atleti Azzurri d’Italia.

Era la penultima annata assoluta di Emiliano Mondonico: quella del record d’imbattibilità in A dell'Atalanta, detenuto da Davide Pinato. Il ‘Mondo’ significa anche la cavalcata nella Coppa delle Coppe 1987-’88, quando i bergamaschi raggiunsero le semifinali mentre si apprestavano a riabbracciare il massimo campionato.

L’ultima annata da calciatore di Gaetano Scirea, uno dei tanti ragazzi del settore giovanile atalantino che hanno vestito poi la casacca della Vecchia Signora. Come il duttile Gianpietro Marchetti, il Padoin degli anni Settanta.

“Accanto al campo di allenamento della prima squadra facciamo allenare alcuni dei nostri ragazzi per motivarli ulteriormente” ha dichiarato tre anni fa al Guerin Sportivo un dirigente del vivaio di Zingonia.

Umberto Colombo invece ha indossato prima la maglia bianconera: mediano nella Juventus del Trio Magico, nel '61 si è trasferito a Bergamo, dove è rimasto cinque anni. Ha festeggiato anche lui la Coppa Italia di cinquantacinque anni fa. Come Humberto Maschio: uno degli ‘Angeli dalla faccia sporca’ approdato in Italia nel 1957 assieme a Omar Sivori e Antonio Valentin Angelillo.

Verso la gara con il Napoli

Scrivi Atalanta-Napoli e in un passato non troppo lontano pensi a Reja, il tecnico dei partenopei -dopo Ventura- nell'Inferno della C. Quella categoria non dimenticata neppure dalla Dea, con Ottavio Bianchi lesto a riportarla nel Purgatorio della serie cadetta. Un bresciano a Bergamo: due anni (anche) da calciatore dopo un lustro in riva al Golfo. A Napoli il tecnico del primo scudetto ereditò la panchina da Rino Marchesi, il quale da giocatore aveva indossato la casacca orobica dal 1957 al ’60: le stesse stagioni di Pierluigi Ronzon, approdato a Fuorigrotta dopo una parentesi rossonera. Anche lui milioni di lire e cosi per i tifosi partenopei divenne ”Banco ‘e Napule” (il Banco di Napoli).

Alemao e l’Atalanta: non solo la famosa monetina, considerato che ha terminato la carriera italiana con il club orobico. La prima stagione bergamasca del brasiliano corrisponde all’unica di Marcello Lippi alla guida della Dea. Il tecnico viareggino era entrato in contrasto con la proprietà e così il general manager partenopeo Ottavio Bianchi lo contattò per la panchina del 'Ciuccio' (a Soccavo ha portato Roberto Bordin). Con l’Atalanta il tecnico viareggino ha sfiorato la qualificazione alla Coppa Uefa, mentre il Napoli -nonostante le difficoltà economiche- significa la svolta della carriera di allenatore.

Andò a segno nella finale della coccarda tricolore di cinquantasei anni fa. Di quella squadra faceva parte Amos Mariani, un anno a Bergamo all’alba degli anni Cinquanta. E pure Amedeo Amadei ha vestito la casacca atalantina (1938-’39). Lasciò il calcio giocato nel ’56, ultima annata in riva al Golfo di Hasse Jeppson, arrivato quattro anni prima da Bergamo. Achille Lauro lo acquistò per centocinquanta.

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