Cervello e Mente: Un computer potrà risolvere un problema, non potrà mai porlo

Scritto da Ernesto Nocera Il . Inserito in Vac 'e Press

Intelligenza Artificiale ia estinzione uomo 1

Quando nel 1954 John Mc Carthy coniò l’espressione ‘intelligenza artificiale’ creò un brand di successo basato su una consapevole menzogna. Per definire cosa sia l’intelligenza artificiale occorrerebbe sapere cosa sia e come sia quella “naturale”. Un bel problema dato che allo stato dell’arte non lo sa nessuno.
Sappiamo che il cervello è una “macchina biochimica programmata per riconoscere gli schemi” (Lockhardt), sappiamo di cosa sono costituite le sue cellule, sappiamo molto delle sinapsi ed anche della specializzazione delle varie zone del cervello ma perché uno nasce Galileo o Dante e un altro no, proprio non lo sappiamo.

Sappiamo che ci sono vari livelli di intelligenza, della importanza della genetica e dell’esperienza nel suo sviluppo, abbiamo montagne di dati sul problema ma ancora non abbiamo la sua “equazione risolutiva” per usare un termine algebrico. Lo sviluppo dell’informatica procede a velocità logaritmiche. Computer bio-chimici, computer basati su reti quantiche e altre avveniristiche tecnologie non smettono di stupirci ma credere che un domani la macchina sostituirà l’uomo in ogni sua funzione è sbagliato e fuorviante. Einstein disse, giustamente: “Un computer potrà risolvere un problema, non potrà mai porlo” Se ci riflettiamo un po’ questa è la differenza fondamentale. La macchina “cervello” può paragonarsi a un sofisticato pc, ma l’uomo agisce anche in base a passioni, memorie, ricordi, previsioni, fantasie. Tutte costitutive dalla “mente” ma che si realizzano mediante processi di cui non sappiamo nulla. Funzionalmente e strutturalmente il mio cervello è simile a quello di Chopin ma perché io non sappia immaginare almeno una filastrocca e quello sedeva al piano componendo i sui magnifici “Nocturnes” nessuno è in grado di spiegarlo e nessun pc, per quanto sofisticato, lo potrà fare.

Se ci riflettiamo solo una concezione meccanicistica e rozzamente materialistica può ridurre “la coscienza umana a riflesso meccanico della macchina cerebrale” (Francesca Rigotti su Sole 24 ore del 28 ottobre 2018). In ambienti legati all’industria informatica l’idea che caratteristiche umane come libertà, ironia e fantasia non possano essere riprodotte da macchine sofisticate è considerata retrograda. Il dualismo cervello - mente viene negato. La domanda se cervello e mente fossero la stessa cosa o entità separate ha sempre affascinato la filosofia. Cartesio, Hobbes ed il nostro

grande Vico si sono arrovellati sul problema e pensare di risolverla con macchine sofisticate è una dimostrazione dell’arroganza scientistica di personaggi che in pieno “2000 “ ragionano ancora come il De la Mettrie dell’ “Homme machine” di 300 ani fa. Ognuno di noi, se ci riflette, ha evidenze empiriche del dualismo.

A me capitò una volta (ero al liceo) di non riuscire a trovare l’equazione risolutiva di un problema di algebra applicata alla geometria. Deluso dai miei tentativi, presi una risoluzione drastica :presi il mio costume da bagno e me ne andai a Posillipo per un tuffo (eravamo a giugno). Mi tuffai e mentre ad ampie bracciate mi allontanavo dalla costa nella mia mente scattò una scintilla, “Ecco dove ho sbagliato” mi dissi. Mi precipitai a riva, mi rivestii in fretta e dopo mezz’ora ero alla scrivania a scrivere la soluzione di quel maledetto problema che pensavo di avere rimosso. Invece la mia mente “tic-tic” lavorava da sola rivedendo il processo e trovando l’errore. Un ricordo indelebile. Penso che molti abbiano avuto esperienze simili.

Che l’idea dell’uomo sostituibile dalla macchine sia nata in USA non mi meraviglia m data la loro scarsa familiarità con la filosofia. Quella che essi praticano ha come carattere fondamentale il “pragma”. Noi, eredi di quella greca e orientale, pensiamo che il fine della filosofia sia la “Generalizzaione”, la definizione degli “universali” dei principi che sistematizzano il mondo. La sua continua evoluzione ci spinge a rivedere sempre i processi di generalizzane e di astrazione caratteristici del modo di pensare della vecchia Europa ma sempre nell’ambito della ricerca di nuove caratterizzazione di processi antichi e sperimentati. Nessun computer ci darà mai l’amore o il disprezzo. Nessun computer saprà mai usare parole uguali con sensi diversi in base al contesto in cui vengono pronunciati. In conclusione il dualismo cervello- mente è troppo complesso per essere risolto in termini di circuiti e chip sofisticati. Per fortuna.

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