M5S, il rischio: da movimento a setta

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Il Palazzo

movimento 5 sette

Quale giudizio dare ai primi sette mesi del Governo giallo-verde? Rilevo un’impressione diffusa: i risultati concreti sono scarsi in assoluto e, ancor più, in relazione al turbinio di promesse, annunci epocali, ripensamenti (mai ammessi come tali), post, tweet, gaffes, attacchi ai “nemici”.

Non rassicurano un Presidente del Consiglio che ostenta dichiarazioni lapalissiane, costretto a far proprie affermazioni opposte a quelle fatte da lui, in nome dell’Italia, in sedi ufficiali internazionali (Es. Global compact); Vicepresidenti in continua affabile concorrenza elettorale, ministri e sottosegretari continuamente scavalcati dall'irruenza di Salvini e, in alcuni casi, manifestamente inadeguati. Il Parlamento, in tutto ciò, è più marginalizzato che mai. Insomma, con le parole più che con i fatti, stanno facendo perdere all’Italia tempo, soldi e credibilità.

Ma accantonando queste considerazioni, momentaneamente, mi chiedo se e quali danni questo Governo stia arrecando al già fragile tessuto socio-culturale di questo Paese che, ricordiamolo, è stato già profondamente segnato dal periodo berlusconiano rispetto al quale, dal punto di vista culturale, non vi è stata alcuna discontinuità. Allora ho voluto osservare coloro che sostengono questo Governo e, in particolare, il Movimento 5 Stelle; senza alcuna pretesa sociologica o di fondatezza statistica, cercando di evitare moralismi.

Ho fatto un semplice esperimento, mi sono iscritto alla pagina Facebook voluta da Luigi Di Maio “Gruppo ufficiale del MoVimento 5 Stelle”. Mi ha colpito il “clima” della pagina: un gruppo convinto dell’infallibilità del proprio leader e che si sente sotto attacco; quindi nessuno spazio alle argomentazioni e, tantomeno, alle critiche. Gli aderenti si sentono assediati; in primo luogo dalla stampa accusata di servilismo e di parzialità, dai conduttori televisivi in malafede che danneggiano le apparizioni televisive degli esponenti del M5S. Gli avversari sono derisi e indicati come nemici. Il movimento è vissuto come il traghettatore verso una società diversa e migliore con un leader perfetto e con una famiglia inappuntabile; una società dove il pluralismo, ma anche il semplice dubbio, non è contemplato.

Ho provato a dialogare scrivendo qualche domanda, motivando qualche dubbio. Ho raccolto reazioni irate e insulti; l’esplicita affermazione di non essere interessati a qualsiasi tipo di confronto con chi non è allineato alle idee del Movimento, ossia a quelle del capo. Persino le osservazioni critiche di altri esponenti del Movimento (es. Fico) sono oggetto di frasi irriverenti. Ho scritto alcuni post ma l’Amministratore della pagina, senza alcuna motivazione, non li ha approvati. Censura o democrazia diretta? Non so. Evidentemente i contenuti e la gestione di una pagina Facebook non dicono tutto, ma confermano il pesante clima politico del Paese e sono coerenti con le indicazioni e gli atteggiamenti pubblici dei dirigenti del Movimento. È sufficiente rileggere il proclama di Luigi Di Maio “Compatti come una testuggine romana, per l'Italia!” (“Blog delle stelle” 29-10-2018), dove, tra l’altro, arringa i suoi con: “Siamo seduti dalla parte giusta della Storia”. Convinti di possedere una superiorità morale e politica, di essere nientemeno dalla parte giusta della storia si sono scontrati con le difficoltà del Governo e con le inevitabili ambiguità di una alleanza formalizzata con un contratto. Hanno reagito chiudendosi ulteriormente, “a testuggine”, imputando le difficoltà ai “nemici” (burocrati, politici, giornalisti). Questo è settarismo, l’accanito e cieco spirito di parte che, unito alla granitica fede nel proprio leader, provoca guasti enormi ai singoli e alla collettività. Chiusura ad ogni confronto, affievolimento delle capacità critiche, un linguaggio fatto di slogan, un complessivo impoverimento culturale e civile. Questo settarismo mi ha ricordato un saggio dal titolo significativo “I nemici intimi della democrazia”. L’autore, Tzvetan Todorov, argomenta che la democrazia è ormai insidiata solo dal suo interno: il messianismo politico che fa ritenere la propria parte unica attrice di un possibile radicale rinnovamento della società. Esso si manifesta concretamente con il settarismo, atteggiamento operativo indotto negli aderenti dal leader politico del Movimento. Ovviamente sarebbe ingiusto non constatare che tale atteggiamento si

inserisce in un contesto più ampio, addirittura mondiale. Ma da noi, il comportamento degli aderenti al M5S (dirigenti e semplici militanti) riassume una deriva che riguarda l’intera società italiana. Uno sbandamento politico a destra, per usare una delle categorie che qualcuno vuole archiviare, per il quale il M5S non è quel “argine democratico” che Beppe Grillo rivendicava nel non lontano 2013. Inoltre vi è un più complessivo impoverimento culturale, con l’ignoranza assurta a valore, e civile, con astensionismo e disimpegno. Quindi il riscatto auspicabile, prima che politico, dovrebbe essere culturale e civile; un progetto vasto incompatibile con mire elettoralistiche di breve respiro. Nel passato, sotto questo aspetto, il M5S è stato un esempio, ha compiuto una lunga e paziente marcia verso il potere. Penso che la sinistra debba attrezzarsi per una “lunga marcia nel deserto”, rischiando di perdere pezzi (che sarebbero, probabilmente, da non rimpiangere) ma dandosi il giusto tempo per articolare un progetto lungimirante e credibile, frutto di una chiara visione. Una società democratica e pluralista che veda nella cultura e nell’umanità i fondamenti per una riscossa socio-economica.

Tags: Setta m5s

Banner AIRC