Manifesto per Napoli: la strada riformista

Scritto da Ernesto Paolozzi Il . Inserito in Vac 'e Press

napoli manifesto

Un Manifesto appello per la rinascita di Napoli come quello redatto in questi giorni da varie persone impegnate in politica o nel mondo della cultura, può apparire uno stanco rito, una moralistica presa di posizione dei soliti scontenti per i quali nulla va bene, nemmeno l’evidente ripresa turistica della città e la nuova vitalità letteraria mostrata, per non ricordare altro, dai romanzi di Elena Ferrante o di Maurizio De Giovanni.

Senza contare lo strascico di polemiche che si tira dietro per l’assenza, fra i firmatari, di questo o quello, assenze spesso puramente casuali e che, pure, non possono non alimentare dietrologie di ogni tipo. Generalmente meglio non presentarli. Meno che mai firmarli.Eppure il “Manifesto Per Napoli” contiene spunti interessanti che, credo, ne giustificano la pubblicazione. Non si tratta di un appello generico, di una mozione degli affetti per la propria piccola patria. Propone, infatti, una lettura storiografica chiara ed inequivocabile: rifiuta la rilettura della storia del Mezzogiorno in chiave, si sarebbe detto un tempo, reazionaria e rifiuta la contrapposizione Nord Sud fondata su nostalgie di un’età passata che non è mai esistita. In questi anni abbiamo assistito inerti e attoniti alla sistematica distruzione di tutte le conquiste liberali, sociali e democratiche che faticosamente la nostra città aveva conquistato. La crisi morale e politica della società napoletana che nessuna famosa pizzeria e nemmeno l’amata Società sportiva Calcio Napoli potranno superare, affonda le sue radici anche nella destrutturazione della storia civile del Sud d’Italia. Non per questo il manifesto assolve le politiche dei governi nazionali a trazione nordista e nemmeno è indulgente nei confronti delle ultime politiche europee. Insomma: più Risorgimento e non meno Risorgimento, più Europa e non meno Europa. Napoli e il Mezzogiorno di nuovo protagonisti con lo sguardo rivolto al futuro e non al passato. Un altro aspetto qualificante, non generico o retorico, riguarda il perimetro politico che viene delimitato in coerenza con la lettura storica. Il perimetro delle forze politiche socialiste e liberali in senso lato, le stesse che oggi, in tutto il mondo, si trovano a combattere populismi, nazionalismi e infantili estremismi di destra (soprattutto) ma anche di sinistra o del tutto inediti. Al di là dei vari partiti. Non per furbesco opportunismo qualunquista, ma perché è ormai chiaro che i partiti da soli non ce la fanno più a reggere l’urto della crisi della globalizzazione. Ancora, si rilancia il riformismo ma stando attenti a non confonderlo con il moderatismo.

E’ chiaro ai firmatari che i cosiddetti populismi non si battono proponendo populismi di segno opposto ma nemmeno con massicce dosi di senso comune. Radicalizzare il riformismo, dunque, come sta accadendo in America e in Inghilterra, dove socialisti, democratici, liberali ed ecologisti moderni sono tornati in pista e, probabilmente, batteranno le destre. Napoli, per storia, cultura e impegno politico, deve partecipare a questo processo al di là delle amministrazioni (con i loro pregi e difetti) che non possono sostituirsi all’elaborazione teorica e all’impegno politico ampio. Un ultimo aspetto vorrei mettere in evidenza fra gli altri: il richiamo ad un confronto se non a un patto generazionale. Superando la perniciosa contrapposizione giovani vecchi che ha disarticolato la vita sociale del Paese, ha sotterrato le differenze sociali, ideali, culturali profonde che attraversano l’intera comunità al di là delle differenze, che pure esistono, fra generazioni. Mi fermo e non posso fare altro se non invitare a partecipare all’iniziativa, anche criticamente, augurandomi che idee e appelli trovino le gambe su cui camminare. Proviamo ad uscire dal frastuono e riprendere il cammino dell’impegno autentico.

ernesto paolozzi 

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