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Nasce ad Arienzo il Museo di sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Port'Alba

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Nasce il Museo di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, ad Arienzo (CE), nella diocesi di Acerra, nel palazzo vescovile dove il santo ha vissuto per nove anni, quando era vescovo di Sant’Agata de’ Goti, diocesi alla quale la cittadina in quell’epoca apparteneva. Proprio in quel palazzo sant’Alfonso perfezionò o scrisse molte opere, tra le quali “La pratica di amare Gesù Cristo”.

Il Museo Alfonsiniano è stato inaugurato il 16 dicembre da Antonio Di Donna, vescovo di Acerra. Infatti, nel 1964, sant’Alfonso Maria de’ Liguori è stato proclamato patrono unico della diocesi di Acerra da papa Paolo VI. Insieme al vescovo Antonio Di Donna sono intervenuti padre Serafino Fiore, superiore della Provincia napoletana dei Missionari redentoristi, e Gennaro Niola, direttore Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici di Acerra.

Alfonso Maria de’ Liguori nacque il 27 settembre 1696 a Marianella, nei pressi di Napoli. Nonostante fosse un brillante avvocato, lasciò il foro e abbracciò il sacerdozio con l’unico intento di portare l’amore di Gesù Cristo prima tra i derelitti dei luoghi più malfamati della città e poi agli abbandonati delle campagne più sperdute della Campania. A tal scopo ha fondato la Congregazione del SS. Redentore. Morì a Pagani (SA) il primo agosto 1787 e fu proclamato santo nel 1839. Fu vescovo di Sant’Agata de’ Goti dal 1762. Si trasferì ad Arienzo per motivi di salute dal 1766 al 1775.

Fin dall’inizio, monsignor Antonio Di Donna ha affidato alla protezione del santo il suo ministero episcopale ad Acerra. «Il mio programma è quello che il nostro sant’Alfonso indica per un vescovo: pregare; predicare; dare udienza», disse entrando in diocesi il 10 novembre 2013. E più volte in questi anni ha indicato alla comunità dei fedeli Alfonso quale «santo dei tempi moderni», capace di essere «nuovo nella missione» ai più poveri e abbandonati e «nuovo nella morale», anticipando la Chiesa in uscita di papa Francesco ed annunciando ai più semplici la misericordia di Dio.

Non a caso, al «più santo dei napoletani e più napoletano dei santi», il presule ha dedicato la sua prima lettera pastorale In dialogo con sant’Alfonso, perché la Chiesa di Acerra impari a «curare» tra «i nostri tesori» questo «gigante della santità» che ha attraversato tutto il ‘700, e i cristiani si impegnino ad approfondirne la vita, le opere, il pensiero e la pastorale. Ancora, ogni anno il primo agosto, il vescovo di Acerra valorizza la festa liturgica del santo attraverso una solenne celebrazione eucaristica con sacerdoti e fedeli, mentre ha posto sotto la sua protezione la prossima visita pastorale.