Poli universitari, il pasticcio dei fondi

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Il Palazzo

Università degli Studi di Napoli Federico II

E' arrivata la Befana per l'Università di Napoli e ha lasciato due regali disseminati nella Legge di bilancio approvata in Parlamento a fine anno frettolosamente, senza discussione dei senatori e dei deputati, quasi che l'Italia dovesse fronteggiare una calamità naturale oppure proclamare la nostra entrata in guerra.

I due regali per l'Università partenopea sono sepolti tra i 1.143 commi in cui è stato distribuito l'articolo 1 della Finanziaria, la parte più succosa della legge, dove s'indicano le "misure quantitative per la realizzazione degli obiettivi programmatici".

Uno dei due commi, il più realistico, il comma n.409, assegna all'Università Federico II una nuova istituzione didattica e scientifica, la Scuola superiore meridionale, che nasce quest'anno, è abbondantemente finanziata con 8,209 milioni di euro per il 2019, con 21,21 milioni per l'anno 2020, con 18,944 milioni per il 2021, con 17,825 milioni per il 2022, con 14,631 milioni per il 2023, con 9,386 milioni per il 2024, con 3,501 milioni per il 2025.

La Scuola superiore meridionale, che avrà sede inizialmente nei locali della Federico II, organizzerà corsi di formazione e di ricerca rivolti a studiosi, ricercatori, professionisti e dirigenti "altamente qualificati"; corsi di dottorato di ricerca "di alto profilo internazionale"; corsi di laurea e master.

Allo scadere dei primi tre anni di attività, verificati i risultati, che si augurano positivi, la Scuola diverrà stabile, godrà di autonomia di bilancio, statutaria e regolamentare.

L'iniziativa è coraggiosa e merita di essere seguita e appoggiata dalla classe dirigente locale, dalle istituzioni, dai corpi sociali organizzati, superando lo scetticismo dei soliti "nonsipuotisti", il pianto delle prèfiche chiamate a far parte dei cortei funebri per la fine delle innovazioni nel Mezzogiorno, il lamento di madri e padri dei cervelli in fuga dal Sud. Insomma l'arretratezza meridionale può e deve essere contrastata dal basso e dall'alto, dagli incentivi concessi agli imprenditori e ai lavoratori, ma pure con l'immissione e la circolazione di cultura e conoscenza nelle élite.

L'altro regalo che la Befana ovvero la legge finanziaria 2019 ha lasciato al Mezzogiorno, più che un regalo sembra un pesce d'aprile se non uno scherzo di carnevale. Si chiama Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici nel Mezzogiorno. E' stato codificato nel comma n.275 sempre della Legge finanziaria del 2019. Questo Fondo dovrebbe finanziare le Università del Mezzogiorno, di tutte le otto regioni meridionali. Le risorse del Fondo sarebbero destinate a forme di sostegno diretto degli studenti (borse di studio), ad assegni di ricerca nonchè a studi e ricerche inerenti allo sviluppo del Mezzogiorno. Non c'è tuttavia alcun previsione di uno stanziamento nè per quest'anno nè per gli anni a venire.

Il mistero di un Fondo che fin dall'inizio è senza fondi, si spiega leggendo i due commi precedenti (i commi n.273 e n.274 della Finanziaria). Il sostegno del Fondo per i poli universitari tecnico-scientifici dovrebbe venire dai pensionati stranieri che scegliessero di stabilire la loro residenza nel Mezzogiorno pagando un'imposta forfettaria con l'aliquota del 7 per cento, che sostituirebbe tutte le imposte sul reddito che gli stranieri pagavano nei loro paesi d'origine.

La proposta è molto macchinosa. In primo luogo lo straniero che volesse risiedere nel Mezzogiorno, non può scegliere la nuova residenza in un Comune qualsiasi. Sarebbe obbligato a risiedere in un Comune con popolazione non superiore a 20.000 abitanti. Una specie di confino, insomma. Poi l'opzione di trasferirsi, mettiamo da Copenhagen (Danimarca) che conta 600mila abitanti a Forio (Ischia, Napoli) che è al di sotto dei 20mila abitanti, è valida per cinque anni. La concessione della nuova residenza deve essere concordata dalle autorità fiscali del paese d'origine e dell'Italia. Infine la facoltà di adottare la residenza in Italia non è concessa a coloro che nei cinque anni precedenti siano stati fiscalmente residenti in Italia. Insomma, un labirinto di regole, divieti, prescrizioni, uscendo dal quale lo straniero trae il vantaggio di pagare un'imposta lieve ma nessuno di noi meridionali è sicuro che il Fondo per i poli universitari tecnico scientifici nel Mezzogiorno incassi cifre adeguate ai fabbisogni di formazione dei giovani e di ricerca degli studiosi.

Insomma i Comuni meridionali con popolazione non superiore ai 20mila abitanti, almeno quelli dotati di risorse naturali attrattive o di celebrati monumenti, potrebbero/dovrebbero promuovere campagne di propaganda rivolte a stranieri per invogliarli a trasferire la residenza qui da noi. A meno che la prossima legge finanziaria del 2020 non trovi un altro marchingegno più realistico per avviare i poli tecnico-scientifici nel Mezzogiorno.

pubblicato da Repubblica Napoli venerdì 4 gennaio 2019, pag.X

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