Per Napoli, una metropoli non basta

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Succede a Napoli

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Il 14 dicembre scorso si è svolto a Napoli l’interessante incontro ”Per Napoli” con il dichiarato intento di avviare una riflessione sullo stato della città, stimolare proposte e iniziative concrete. Il vivace dibattito mi ha spinto a scrivere queste righe.

Il mio discorso prende le mosse da un assioma: qualsiasi ipotesi sul futuro di Napoli non può che essere inquadrata in un contesto più ampio: il Mezzogiorno d’Italia. Tuttavia, per non cadere nell’astrattezza che spesso caratterizza i discorsi sulla “questione meridionale”, mi limiterò ad osservare la regione di cui Napoli è capoluogo.

La Regione Campania ha quasi sei milioni di abitanti ripartiti in ben 550 Comuni la stragrande maggioranza dei quali non ha le dimensioni necessarie per poter soddisfare le esigenze dei propri cittadini. Quali siano queste dimensioni minime lo stabilisce anche il legislatore nell’articolo 15 del “Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali” (TUEL) che recita: “Salvo i casi di fusione tra più comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti”. In Campania ci sono ben 422 comuni al di sotto di questa soglia.

Partendo da questa evidenza l’Ente Regione ha la possibilità di inviare un segnale concreto e importante ai suoi abitanti e al resto d’Italia, ai singolo cittadini e agli enti privati e pubblici. Un segnale, “un buon esempio” di concretezza e innovazione ponendosi come Agente innovatore indicando la frammentazione territoriale come ostacolo ad una maggiore crescita economica e sociale.

Considerazioni astratte? Niente affatto. Nel quinquennio 2014-2018 ben dieci Regioni italiane hanno semplificato la loro articolazione amministrativa-territoriale con la riduzione del numero dei loro Comuni. Complessivamente, nel periodo indicato, ben 222 comuni si sono fusi creando 93 Comuni Unici. Ciò è stato possibile grazie all’istituto della “Fusione dei Comuni” previsto dal TUEL e regolamentato con leggi successive; esso che consente a comuni limitrofi di fondersi in un Comune Unico. Alle Regioni, nel rispetto del dettato costituzionale, spetta il compito di regolare per legge le modalità d’attuazione delle Fusioni; il referendum fra le popolazioni interessate è tassativo. Le Regioni italiane hanno emanato proprie leggi specifiche, qualcuna si è limitata a regolamentare, altre hanno assunto un ruolo di stimolo prevedendo anche ulteriori agevolazioni e finanziamenti.

I principali vantaggi per il Comune unico risultato della fusione sono:

* finanziamenti statali aggiuntivi decennali;

* maggiori economie di scala;

* Riduzione dei costi degli organismi rappresentativi (sindaco, assessori e consiglieri);

* La possibilità di razionalizzare il funzionamento degli uffici e dei servizi comunali;

* Un maggiore grado di supporto allo sviluppo e all’integrazione di politiche di qualificazione del territorio, una diversa capacità progettuale e propositiva dell’ente comunale;

* Un’aumentata possibilità di realizzare servizi per i cittadini creando, al tempo stesso, nuove opportunità di lavoro (esempio: trasporti urbani, assistenza domiciliare, …);

* … .

È significativo che tutto ciò stia avvenendo, con poche eccezioni, solo nel Centro-nord del Paese.

Se tali iniziative in Campania non sono discusse ed attuate non può essere frutto di una “distrazione”; la qualità della classe politica meridionale che, pur nel panorama nazionale non esaltante, riesce a distinguersi per la sua colpevole inadeguatezza.

La Fusione dei Comuni è una possibile e concreta riforma strutturale che parte dai territori; una sfida soprattutto culturale. Non è un caso che trovano maggiori adesioni nelle Regioni dove le popolazioni hanno una forte cultura solidaristica e cooperativistica.

La sua applicazione porterebbe notevoli vantaggi non solo ai Comuni interessati ma a tutta la Regione: una minore frammentazione territoriale e amministrativa. Una rete di Comuni più “robusti” ed efficienti attornierebbe le città maggiori ed il capoluogo regionale con vantaggi diffusi che è facile immaginare.

Nell’incontro citato all’inizio più interventi hanno richiamato la necessità di essere ambiziosi. Uno degli obiettivi potrebbe, a parer mio, essere quello di pungolare la Regione affinché avvii un percorso di ristrutturazione amministrativa territoriale; una riforma concreta e strutturare che non mancherebbe avere di ricadute positive “Per Napoli” e la regione tutta. Non è semplice ma credo sia obbligatorio tentare.

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