Il MANN incontra la Cina con “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina”

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nellantica Cina

Il 2019 si apre con un importante connubio, iniziato già verso la fine dello scorso 2018, tra Italia e Cina. Ed è proprio MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che ospiterà fino al prossimo 11 marzo l’esposizione “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” realizzata sotto la guida dell’Ufficio provinciale della cultura del Sichuan e patrocinata dalla Regione Campania, dall’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dal Comune di Napoli.

Dalla terra dell’abbondanza, così come veniva chiamata la fertile regione cinese, fino alla Campania Felix delle città vesuviane sepolte: ed è così che il cavallo di Sanxingdui, il sole di Jinsha, l’immagine del più grande albero di bronzo della storia dell’archeologia, dialogano in insoliti e suggestivi accostamenti, con la meridiana, la statua di bronzo di Apollo ed il cavallo di Ercolano, dando vita ad un confronto senza tempo.

La Cina in tutto il suo splendore viene raccontata in modo unico, ovvero sorvolando il perimetro classico, bagnato dal Fiume Giallo, fino a raggiungere l’area del Sichuan da cui provengono manufatti straordinari per originalità e tecnica di lavorazione. Lo splendido salone della Meridiana, per l’appunto, si presenta come ambiente ideale per ospitare i 130 reperti in bronzo, oro, giada e terracotta risalenti al periodo che va dall’età del bronzo (II millennio a.C.) fino all’epoca Han (II secolo d.C.).

Lo spettatore potrà conoscere tutti i tratti evocativi della tradizione Shu, la storia di un popolo destinata a sparire e l’enigma delle maschere di bronzo più sofisticate dell’archeologia di tutti i tempi. Le maschere, nel dettaglio, presentano occhi esageratamente a mandorla ed alcune di esse presentano tracce di vernice nera sulle ciglia e sugli occhi, rosso vermiglio sulle labbra, narici e orecchie.

Tecnologia ed indagine scientifica rappresentano, all’interno del progetto espositivo, un ulteriore piano di approfondimento: se fotografie, video e ricostruzioni digitali degli scavi permettono al visitatore di comprendere, con il supporto delle nuove tecnologie di comunicazione, che la “periferia” del Sichuan, per quanto attiene alla ricchezza del patrimonio, non ha nulla da invidiare alla cosiddetta Cina classica, è il contesto di ritrovamento dei reperti esposti ad aggiungere nuovo potere enigmatico alla mostra. Le opere, infatti, sono state rinvenute in fosse di accumulo, in cui erano conservati oggetti rituali, spesso distrutti o ridotti in frammenti, probabilmente per seguire le antiche di prassi di culto.

A conclusione di questo connubio, che terminerà effettivamente al termine del corrente anno, ci saranno accanto alla mostra “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” altre due ricercate esposizioni: “Napoli città della seta. La Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, dalle Fratrie greco – romane alla Corporazione dell’Arte della Seta” e “Le figure dei sogni. Marionette, burattini, ombre nel teatro di figura cinese”.

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