Campania segreta: Borgo Due Porte all’Arenella - I Templari a Napoli

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Alle spalle di via Domenico Fontana, nel cuore della collina napoletana, tra il Vomero e Rione Alto, sorge un antichissimo borgo circondato dai misteri. Attorno al 1580, quando Napoli era una colonia spagnola, ed a regnare era il Vicere, il ceto degli avvocati godeva di immenso potere, e soprattutto di grandi ricchezze. Furono costoro a far costruire le prime ville sulla collina del Vomero, per godere di un clima salubre e dello splendido paesaggio del golfo.
E proprio in questo periodo il “Villaggio delle due porte alla salute”, iniziò a comparire sulle mappe. Divenne subito noto perché due dei quattro fratelli Della Porta, filosofi ed alchimisti, vennero a vivere qui.

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Carlo Cattaneo qui ebbe una bellissima villa, nella strada che poi gli fu intitolata, nei cui pressi è stata scoperta la casa di Gian Battista Della Porta, una delle menti più eccelse e vivaci del panorama napoletano dell’epoca. Negli anfratti di una grotta tufacea, oggi di difficile accesso perché inglobata in palazzoni di cemento armato costruiti negli anni ’60, sono state ritrovate opere murarie in reticolato, in stile romano,e affreschi dalle immagini terrificanti e misteriose, che fanno pensare che siano questi resti della casa del filosofo-mago, all’epoca cenacolo culturale di primo piano, la misteriosa e perduta “Accademia de segreti”. Tra gli altri ospiti vi erano Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Pico della Mirandola. Sull’origine del nome del borgo vi sono delle diatribe: alcuni credono che provenga da quello dei suoi illustri ospiti, altri lo fanno derivare dalle due porte presenti nella piazzetta, visibili ancora adesso. Quella di destra che sale verso la “Passeggiata dei Gerolamini”, l’antica passeggiata delle “fate”, come erano chiamate le antiche lavandaie, belle e intriganti. L’altra, a sinistra, si apre su vico Molo alle Due Porte, e anche su questo toponimo c’è una bella storia. Cosa ci fa un molo in collina, così distante dal mare? Pare che qui venissero ad amoreggiare i fidanzatini, come sul molo di Mergellina, guardando il mare.

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Nel 1664, la nobildonna Isabella Di Costanzo, erede di Cinzia Della Porta, figlia di Gian Battista, fece erigere la chiesa di Santa Maria Coeli e San Gennaro, per permettere ai fedeli del villaggio, di ascoltar messa senza doversi recare in luoghi di culto lontani; a Capodimonte, se non addirittura alla Sanità. Donna Isabella, sposa di Alfonso di Costanzo, amava passare il tempo in questi luoghi salubri, così la cappella divenne anche il luogo di sepoltura della famiglia. La tomba sepolcrale settecentesca di Francesco Maria Di Costanzo, è visibile attraverso una lastra di cristallo nel pavimento della Cappella, e nei sotterranei vi sono tre sarcofagi gotici antecedenti la costruzione della stessa. Una lapide in latino,apposta al centro della chiesa, ci spiega che appartengono a Ludovico e Luigi Di Costanzo, entrambi vescovi, ed a Giovannello, fratello di Ludovico, militare. La cripta contiene altri elementi, tuttora oggetto di studio, che la legano al medioevo, e,come vedremo, ai Cavalieri Templari. I personaggi le cui spoglie sono contenute nei sarcofagi, sono morti tra il XIV e XV secolo, e poi spostate qui, per volere della famiglia. Nel 1760, l’ultimo erede dei Di Costanzo, quel Francesco Maria anch’egli qui sepolto, non ritenendo più utile posseder la Cappella, la donò alla Deputazione del Tesoro di San Gennaro.

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L’Ordine Religioso dei Cavalieri del Tempio, fu fondato nel 1118, per proteggere i fedeli nel pellegrinaggio al Santo Sepolcro. L’ultimo Gran Maestro fu Jacques de Molay, che per avidità fu fatto imprigionare e giustiziare da Filippo il Bello. La leggenda narra che chiese al boia di allentare le catene per poter giungere le mani in preghiera, tanto fosse fervente la sua fede. La mattina del 28 dicembre scorso, in una chiesetta di un borgo dimenticato di Napoli, il Gran Priore Internazionale, Massimo Maria Civale di San Bernardo, celebra i 900 anni della fondazione dell’ordine, con una cerimonia dai sapori di altri tempi. Si parla della Sacra Sindone, della sua autenticità e della sua importanza storica e religiosa, si distribuiscono attestati ed onorificenze, e si cambia la targa di marmo sulla facciata esterna della cappella. Da questo momento, per i prossimi trent’anni, la chiesa è affidata ai Poveri Cavalieri di Cristo. I Templari.

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