Calenda e il suo compromesso storico

Scritto da Francesco Miragliuolo Il . Inserito in Vac 'e Press

letta renzi

Riceviamo e pubblichiamo un articolo sul recente Manifesto per L'Europa di Calenda. La posizione riportata dall'articolo non è quella della Redazione, ma può essere uno spunto da cui partire in vista del vicinissimo congresso nazionale del Partito Democratico, e ancor di più, in vista delle prossieme elezioni europee. La Redazione

A distanza di cinque anni da quella sfiducia costruttiva che portò all’abbandono della scena politica italiana, Enrico Letta è tornato a dire la sua e lo fa in un modo dirompente, aprendo un contrasto tra chi è d’accordo con la lista unitaria di Calenda e chi non lo è.
L’ex ministro dello Sviluppo Economico ha lanciato una lista unita per le prossime europee, la quale ha raccolto diverse adesioni: da Zingaretti e Martina, assieme a Gentiloni, Minniti, Sala e Gori, passando per i radicali col candidato alla segretaria di +Europa Benedetto della Vedova.
Carlo Calenda sogna un fronte europeista più largo che abbracci insieme un’asse che va da Tsipras a Macron, tutti uniti contro i sovranisti come Salvini, Orban e la Le Pen.
Invece, per il Presidente emerito del Consiglio, Enrico Letta, questo significherebbe offrire un nemico agli anti europeisti, i quali si galvanizzano tutte le volte che devono creare un fronte per alzare muri contro qualcuno.
É stato così per l’Unione Europea, è così per i migranti e sarà così anche sul fronte europeista.
Anche l’ex guardasigilli Andrea Orlando si schiera con Letta, affermando che: “Mi convince l'esigenza di mettere al centro l'Europa per allargare il campo e aprire le liste. D'altro canto -aggiunge Orlando - mi convince l'obiezione di Enrico Letta: mettere insieme tutti gli europeismi è un regalo ai sovranisti. Il rigore, l'austerità, la scelta di non operare con la cooperazione rafforzata sono stati dei favori ai sovranisti. E noi non possiamo identificarci con chi vuol continuare con questa politica. Noi siamo europeisti mettendo con forza in discussione il modo in cui i conservatori hanno determinato l'involuzione dell'Europa".
Orlando mette in discussione il fondamento di mettere assieme conservatorio del PPE e i socialisti progressisti del PSE, imputando ai popolari l’involuzione di un’Europa che non funziona più, composta da due velocità.
Si può costruire un’asse con chi pratica il neo-liberismo e difende l’austerità, mettendo in crisi i sistemi e soprattutto, attraverso il pareggio di bilancio, distrugge il welfare? Questo significherebbe soltanto aumentare la frattura tra i popolo europei e le istituzioni.
Con Orlando e Letta, ma per questioni più pratiche, si sarebbe schierato anche Giacchetti che vede nel manifesto un possibile modo per far fuori definitivamente il suo leader del cuore Matteo Renzi, il quale ha glissato il manifesto con una indifferenza disarmante.
Mentre Sandro Gozi, che non si è ancora reso conto di stare in un partito di sinistra riformista, propone una lista liberale. Ho detto tutto.
Insomma Enrico Letta è tornato in modo dirompente, aprendo una discussione sulle europee, ma mostrando ancora di più la forte lacerazione interna al Partito Democratico.
Adesso resta il nodo da sciogliere: si farà o no il nuovo compromesso storico europeo?
Calenda ce la farà nel suo intento di portare ancora più al centro un partito ormai diventato ombra della peggiore Democrazia Cristiana?
Per ora, senza affidarci a sondaggi o a illazioni di alcunché, ci riserviamo di dirvelo nella prossima puntata di Beautiful Democracy

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