“Bruno Munari. I colori della luce”: un’esposizione al Plart dedicata al genio del Novecento

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

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La Fondazione Plart e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee nell’ambito dell’edizione 2018 di Progetto XXI, presentano l’esposizione “Bruno Munari. I colori della luce”, mostra inaugurata lo scorso 29 novembre e che sarà ospitata fino al prossimo 20 marzo negli spazi del Museo Plart, curata da Miroslava Hajek e Marcello Francolini.

Per quanto riguarda Bruno Munari si tratta di un’artista milanese vissuto a cavallo del secondo scorso, 1907 – 1998, designer, scrittore, scultore, grafico, pittore e uno dei massimi protagonisti dell'arte programmata e cinetica. È autore di una ricerca multiforme che, al di là di ogni categorizzazione, definisce la figura di un intellettuale che ha interpretato le sfide estetiche del Novecento italiano, esplorando la relazione fra le discipline e l'interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione.

La mostra presentata al Plart analizza un aspetto in particolare e uno specifico corpo di lavori di Munari, le “Proiezioni a luce fissa” e le “Proiezioni a luce polarizzata” realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso, con cui porta a compimento la sua ricerca volta a conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell’opera.

Il primo passo che compie l’artista è quello di esplorare la smaterializzazione dell’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive intitolate “Proiezioni Dirette”: composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini, piccoli collage che venivano proiettati sia al chiuso che all’aperto sulle facciate di edifici. Nasce così la “pittura proiettata” di Munari che giunge al suo culmine quando scopre e mette a punto per la prima volta il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid. Utilizzando, infatti, un filtro polarizzato movibile applicato a un proiettore per diapositive, Munari ottiene le “Proiezioni Polarizzate” con cui compie l'utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire. Aspetto importante presente nelle “Proiezioni Dirette” è che la plastica è impiegata a seconda del suo colore per essere investita appieno dalla luce, mentre nelle “Proiezioni Polarizzate” la plastica è il mezzo per estrarre il colore dalla luce.

Questo parte complessa dell’opera di Bruno Munari viene presentata per la prima a Napoli grazie proprio alla ricerca condotta dalla Fondazione Plart che ha svolto un accurato lavoro di digitalizzazione dei vetrini, digitalizzazione necessaria dato che, trattandosi di opere risalenti a più di cinquant’anni fa, la precaria condizione del materiale andava preservata. Inoltre, la digitalizzazione consente di portare alla conoscenza del pubblico un particolare aspetto del lavoro di Munari rimasto sconosciuto per molto tempo, la sua ricerca nel rapporto arte-tecnologia.

Il percorso espositivo del Plart è arricchito dalla presenza di alcune opere esemplificative di quella ricerca che condusse Munari ad evolvere in senso ambientale l’opera: “Macchina Inutile” del 1934, “Tavola Tattile” del 1938, “Macchina Aritmica” del 1947, sono opere che dichiarano una volontà di uscita dalla bidimensionalità, che raggiungerà il suo culmine nell’ideazione di “Concavo – Convesso” del 1947. Tra le altre opere spicca inoltre “Punto di luce”, un dipinto a olio su masonite che rivela le ricerche formali a cui Bruno Munari giunse con le “Proiezioni Dirette” e le “Proiezioni Polarizzate”.

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