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27 Gennaio. Giorno della memoria e dell’umanità

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Linea di Confine

Siracusa. Si ricorda il Giorno della Memoria e una celebrazione internazionale 1000x570

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale che, il 27 gennaio di ogni anno, commemora le vittime dell’Olocausto. Forse pochi eventi storici sono tanto densi di significato, intrisi di dolore e, pertanto, altrettanto meritevoli di una specifica giornata commemorativa.


Molte sono le iniziative per ricordare quei terribili eventi, mi sembra che tutte abbiano un filo conduttore: non dimenticare, può accadere di nuovo.
Era già accaduto, agli inizi del novecento, con il genocidio degli armeni; ce lo ha ricordato Antonia Arslan nel suo commovente libro “La masseria delle allodole”.
Altri lo hanno seguito: nel luglio 1995, a Srebrenica, migliaia di musulmani bosniaci furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic.
Sono solo esempi; qualsiasi elencazione sarebbe ingiustamente incompleta, viziata anche dal nostro eurocentrismo.
In queste ricorrenze la retorica è in agguato; un modo per evitarla è legare il passato con il presente ed il futuro; ossia partire dalla storia per meglio agire nel presente e per progettare il futuro. Ogni periodo storico ripropone, con sfumature ed intensità diverse, fenomeni già avvenuti e, nel contempo, evidenzia proprie peculiarità.
Oggi sembra risaltare una crescente divaricazione fra politica ed umanità, fra politica e ragione. Gli aspetti peggiori del nostro carattere collettivo, che prima se ne stavano nascosti, riemergono, a volte con sfrontatezza: è la “pancia del Paese” che ha trovato una sponda politica che, anziché governarla, la cavalca.
Politica senza umanità. Sembra un controsenso: la politica ha il compito di promuovere il bene comune; esso può essere perseguito senza umanità, senza solidarietà umana? Credo di no! Infatti una politica senza umanità crea discriminazioni, alimenta egoismi, indica “nemici”; produce disagio e insicurezza. Uno sfaldamento sociale che viviamo nella quotidianità, che apprendiamo dalla cronaca e che, in modo scientifico, è stato rilevato dal “Rapporto Censis 2018 sulla situazione sociale del Paese” che denuncia come la cattiveria e il rancore siano diventate le leve ciniche di un presunto riscatto individuale.
Politica senza ragione. Non è una novità la propensione della politica, quella piccola e più comune, a badare ai risultati di breve periodo; ma quando le forze politiche hanno l’esigenza di dare risposte immediate alla rabbia che hanno loro stesso alimentato è evidente che le soluzioni siano irragionevolmente frettolose e, spesso, irrazionalmente animate da un intento punitivo verso le élite. Ovviamente, in questo caso, non quelle al governo, le altre.
Spesso l’arte offre utili spunti di riflessione. Il film “Il giardino dei Finzi-Contini”, tratto dal libro di Giorgio Bassani, narra la storia di alcuni giovani ebrei ferraresi e la tragica fine dei Finzi-Contini all’epoca delle leggi razziali fasciste. La leggerezza calviniana con cui il regista, Vittorio De Sica, dirige il film fa risaltare ancor più “la banalità del male”.
Seppur operazione ardua, comunque arbitraria, l’estrazione di spezzoni di dialogo dall’opera mi consente di evidenziarne la sua attualità. Due frasi di Giorgio, uno dei protagonisti.
La prima. Discute col padre, ebreo fascista illuso, delle persecuzioni in atto e gli dice: “ma stiamo stati zitti quando non toccava a noi”.
La seconda. Al direttore della biblioteca comunale che lo espelle sostenendo che è “costretto” risponde amareggiato:” lei ha famiglia, tutta l’Italia ha famiglia”.
Ecco che ritroviamo il clima attuale, gli atteggiamenti nei confronti degli altri, degli immigrati in particolare. È l’indifferenza, il silenzio dei più, che dà spazio alla inumanità.
Ci commuovono ancora le storie dei nostri emigranti vittime dell’indifferenza altrui (toccava ai nostri), ora tocca ad altri e la nostra indifferenza (non tocca a noi) li rende vittime dell’inumanità di una, per ora, minoranza. Lo spirito discriminatorio si diffonde come un veleno, se lo sopportiamo quando colpisce altri dovremmo anche pensare che potremo, un giorno, esserne vittime. Ma la cosa più importante è non perdere la nostra umanità, non rinunciare ai nostri valori morali e civili. Il Giorno della Memoria può essere l’occasione per un check-up dei nostri sentimenti individuali e collettivi, dello stato della nostra civiltà. La memoria senza umanità è orrore, o peggio, vuoto.