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Campania segreta: Santa Maria di Capua Vetere, L’anfiteatro di Spartaco

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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La città di Santa Maria di Capua Vetere sorge sui resti dell’antica Capua romana, città all’epoca chiamata “altera Roma”, l’altra Roma, da Cicerone, tanto era splendente e ricca. L’odierna Capua, come abbiamo già visto nell’articolo comparso su QdN del 20 luglio del 2017, era il porto fluviale di Casilinum, la Capua antica invece, dopo un lento declino cominciato con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente,fu definitivamente distrutta dai Saraceni assoldati da Radelchi, principe di Benevento, nell’841.
L’attuale abitato risale al XII secolo, dall’unione dei villaggi che sorgevano nelle vicinanze delle basiliche cristiane di Santa Maria Maggiore, San Pietro in Corpo e Sant’Erasmo in Capitolio. Da qui il nuovo toponimo, la prima parte Santa Maria, appunto, e la seconda, Capua Vetere, italianizzata dal Latino. Capua Antica.

L’importanza della città in epoca romana, si può dedurre anche dalla magnificenza del suo anfiteatro, secondo solo, per grandezza, al Colosseo, che pare si ispirasse proprio a questo per forma e struttura. Di pianta ellittica, con quattro livelli di tribune, è un vero e proprio gioiello. Uno dei più antichi anfiteatri del mondo, deve la sua fama soprattutto al fatto di essere la sede della famosa scuola per gladiatori di Capua, e che qui combatteva Spartaco, che capeggiò la rivolta che fece tremare la potente Roma. Condottiero originario della Tracia, nel 71 a.C. seminò lo scompiglio in tutta l’Italia del sud, tenendo testa all’esercito romano per ben due anni, fin quando Marco Licinio Crasso, triumviro con Cesare e Pompeo, non organizzò un’imponente campagna contro di lui. Finanziandola a proprie spese, con il chiaro intento di accrescere la sua fama ed il suo potere, con otto legioni mosse da Roma al suo inseguimento, in quella che fu poi nota come la “terza guerra servile”. Lo raggiunse e lo sconfisse in Basilicata.

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La costruzione dell’anfiteatro fu iniziata da Augusto, attorno al I secolo a.C., restaurato dall’imperatore Adriano nel 119 d.C., che lo abbellì con statue e molteplici decorazioni in marmo, e poi ancora inaugurato da Antonino Pio nel 155. Fu distrutto nel 476, da Genserico a capo delle orde dei Vandali , che causarono la caduta dell’Impero Romano. È stato preda di razzie per molti secoli, soprattutto ad opera dei Capuani, che lo utilizzarono come cava di marmo per costruire il Castello delle Pietre, in epoca Normanna, ed altre opere della nuova Capua, come la chiesa dell’Annunziata. Nelle mura del Palazzo Municipale vi sono inseriti sette busti marmorei che fungevano da ornamento per le chiavi d’arco dell’antico monumento. Erroneamente si è detto che la Reggia di Caserta fu costruita con i marmi dell’anfiteatro dell’antica Capua, fu invece, al contrario, il sovrintendente dei Borbone, Michele Arditi, a segnalare lo scempio, e questa cannibalizzazione ebbe fine quando il re lo dichiarò monumento nazionale.

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Molte statue e reperti salvati dallo scempio perpetrato nel tempo, sono conservati nel Museo Archeologico di Napoli e di Capua, ma la maggior parte delle armature e delle armi dei gladiatori, sono esposte qui, nel Museo dell’Antica Capua, che con il Mitreo, nel 2014, sono passati sotto la giurisdizione del Polo museale della Campania, e con un unico biglietto è possibile visitare tutti e tre i luoghi.

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Il Mitreo è un ipogeo, uno dei più importanti Mitrei del mondo, con affreschi, tra cui, quello in miglior stato di conservazione, raffigurante la Tauroctonia, l’uccisione rituale del toro, da parte del dio, raffigurato con un cappello frigio, ed un mantello di colore rosso bordato di verde,posto dietro all’altare. Alla destra della scala di accesso, si entra in una sorta di anti-sala, di preparazione per gli adepti al culto. Sono visibili altri affreschi, uno con la Luna su di una biga, altri con i Dadofori, i portatori di fiaccole; uno con la fiaccola rivolta in alto, simboleggiante la vittoria della luce sulla notte, cioè l’equinozio di primavera, l’altro con la fiaccola rivolta verso il basso, dove le tenebre vincono sul giorno, l’equinozio d’autunno. Un bassorilievo con l’effigi di Amore e Psiche sulla parete a sud.

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Il culto di Mitra, antecedente al Cristianesimo, e con molti punti in comune, viene dalla Persia, ed approdò nell’antica Capua con i gladiatori orientali, che venivano a combattere ed a cercare soldi e fama nella famosa scuola di combattenti. Il Mitreo di Santa Maria di Capua Vetere fu scoperto per caso, durante la costruzione di un palazzo, nel 1922, e sembra che immediatamente il culto colpì la fantasia di alcuni camorristi, che lo abbracciarono ed adottarono il luogo per riunioni segrete.

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