Carmine Vella: “Mettiamo i ragazzi al centro del mondo”

Scritto da Andrea Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

Vella

Ospite de “Il Pallonetto” di questa settimana è Carmine Vella, pilastro del basket campano merito di un grande talento e una lunga carriera durata venti anni. Appese le scarpette al chiodo, Vella è diventato un punto di riferimento per i ragazzini che si affacciano al basket con la SSD Europa.

Non sempre un grande talento, dopo una lunga carriera fatta di sacrifici, sceglie di continuare a dedicarsi anima e corpo a quello sport che ha “rubato” la sua vita.

Carmine Vella in questa intervista ci racconta come ha iniziato, cosa gli ha permesso di giocare ad alto livello per 20 anni ma soprattutto cosa lo ha fatto iniziare un nuovo cammino.

Carmine come hai iniziato a giocare? “Ho iniziato a 10 anni. Mio padre, rieducatore al carcere di Nisida, chiede disperato aiuto a Fulvio Palumbo (all’epoca allenatore a Pozzuoli delle giovanili e della squadra di serie C). La richiesta di mio padre era quella di provare a farmi dimagrire, perché ero un gran mangione e non badavo molto alla linea.”

Chi è stato il compagno di squadra più forte che hai mai avuto? “Fortunatamente sono stati tanti i giocatori forti con i quali ho avuto il piacere di giocare, ma se proprio devo fare un nome dico Nikola Radulovic ai tempi della Record Cucine Napoli.”

E invece l’avversario più tosto che hai affrontato? “Di avversari forti ce ne sono stati tantissimi e tutti meriterebbero una citazione ma anche qui ne dico uno su tutti: Claudio Malagoli, indimenticabile cecchino contro cui ho esordito in serie B.

Oggi al Corso Europa di Napoli hai messo “le tende”, quali sono le tue attività? “Oggi alleno all’istituto Sacro Cuore e la società di riferimento è la SSD Europa, con me collaborano Alessandra Finamore ed Alberto Borrelli. Vantiamo circa 150 iscritti e ciò rappresenta un grande successo visto che un paio d’anni fa abbiamo iniziato con solo una ventina di bambini. Al Sacro Cuore poniamo i ragazzi al centro di tutto e diamo priorità al processo educativo unitamente alla loro crescita accompagnandolo in un percorso che ci si augura possa essere il più lungo possibile. Proviamo ad insegnare a giocare a basket con l’auspicio che qualcuno possa ambire a qualcosa di importante.”

Cosa ti aspetti da questo anno da poco iniziato? “Ciò che mi auguro è semplicemente avere la possibilità, e la struttura soprattutto, che possa garantirci ed assicurarci una continuità nel lavoro fino ad ora svolto.

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