Al PAN in mostra la personale di Ettore Frani, “La pietà della luce”

Scritto da Felicia Trinchese Il . Inserito in Mostre

Ettore Frani

Lo scorso 2 febbraio 2019 si è inaugurata al PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, l’esposizione “La pietà della luce”, mostra personale di uno degli artisti più apprezzati delle ultime generazioni, Ettore Frani. Approdato per la prima volta a Napoli, l’artista espone una raffinata selezione di opere inedite relative all’ultimo ciclo pittorico.

La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, è stata realizzata su progetto espositivo dello stesso Ettore Frani e di Paola Feraiorni, con la collaborazione di Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria san Fedele di Milano e direttore della Raccolta Lercaro di Bologna. Suoi sono i testi critici che accompagnano l’esposizione, di Dall’Asta e di Silvano Petrosino, filosofo e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Ciò che emerge da “La pietà della luce” è la ricchezza della ricerca artistica condotta da Frani proponendo una sintesi approfondita dei temi nodali che da sempre accompagnano il suo linguaggio. Si tratta della tensione spirituale dell’uomo, la sacralità della natura, l’elemento della luce inteso come momento in cui avviene la rivelazione di un elemento sacro.

Proprio la luce è l’elemento principale di tutte le sue opere, quella luce che sembra voglia avvolgere il mondo di un nuovo mistero e giungere a noi come un appello da parte di una realtà sconosciuta. Dai volti e dagli oggetti rappresentati traspare una luminosità intima e primigenia che lo sguardo dell’artista riesce magistralmente a cogliere attraverso i suoi dipinti, restituendo ciò che da sempre è davanti ai nostri occhi.

Il raffinato plasticismo della pittura di Ettore Frani, ottenuto unicamente attraverso il colore nero ad olio steso sulla superficie bianca del fondo con intensità diverse, crea a mano a mano profondità, atmosfere silenti, soffuse ed estranianti. Il suo opposto - il bianco - emerge così direttamente dal fondo della tavola: la sua presenza e la sua carica luminosa sono legate in questo modo a un preciso lavoro di sottrazione del nero che l’artista compie sulla superficie.

Effettuando un lieve confronto con le opere di Caravaggio che dal fondo oscuro fa emergere alla luce le figure, è come se in Frani l’immagine emergesse invece dal bianco, dalla luce che incontra la materia opaca del nostro mondo, facendosi spazio sulla tela. L’artista, attraverso i suoi intensi chiaroscuri, sembra qui voler instaurare un intimo dialogo con la luce e lo spirito di Napoli mettendo in scena immagini avvolte da un segreto, da un’aura di mistero.

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