Cassazione: i bandi con statura minima discriminano le donne lavoratrici

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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“Gli uomini e le donne sono uguali”? Non per quel che riguarda le misure. La Cassazione, infatti, ha stabilito che è discriminatorio prevedere una altezza minima unica per accedere al posto di capo treno, senza dunque fissare criteri differenziati per uomini e donne.

La sentenza n. 3196/2019 emanata dalla Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso di Trenitalia avverso la decisione della Corte di appello di Roma (che aveva già dato ragione alla candidata). Il giudice di secondo grado, infatti, con ragionamento condiviso dalla S.C., aveva ritenuto che «il limite staturale di 160 cm prescritto nella procedura di assunzione di personale con qualifica di capo servizio treno, bandita dall'azienda nel 2006, costituisca una discriminazione indiretta, siccome non oggettivamente giustificato, né comprovato nella sua pertinenza e proporzionalità alle mansioni comportate dalla suddetta qualifica» (Direttiva 2002/73/CE, in materia di accesso lavoro).

In tema di requisiti per l'assunzione, aggiunge la Corte, «qualora in una norma secondaria sia prevista una statura minima identica per uomini e donne, in contrasto con il principio di uguaglianza, perché presupponga erroneamente la non sussistenza della diversità di statura mediamente riscontrabile tra uomini e donne e comporti una discriminazione indiretta a sfavore di queste ultime, incidentalmente, il giudice ordinario ne apprezza la legittimità ai fini della disapplicazione, valutando in concreto la funzionalità del requisito richiesto». Infatti, diversamente dalla “discriminazione diretta”, che è sempre vietata, quella “indiretta” – conclude la Cassazione - può sottrarsi alla «qualifica di discriminazione», a condizione che sia giustificata da una finalità legittima e i mezzi impiegati siano «appropriati e necessari».

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